Contemporary Culture in the Alps
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Design

Animal Factory ad Arte Sella e i playground che insegnano a immaginare

Domitilla Dardi e Luca Boscardin dialogano sul gioco libero, tra natura, design e immaginazione.

05.06.2026
Francesca Fattinger

© Magis

Giocare è una cosa seria. I bambini di oggi sono gli adulti di domani; aiutiamoli a crescere liberi da stereotipi, aiutiamoli a sviluppare tutti i sensi, aiutiamoli a diventare più sensibili. Un bambino creativo è un bambino felice!
Bruno Munari

Chi mi conosce lo sa: potrei stare ore a osservare bambini e bambine che giocano. A guardare come trovano i loro modi per farlo, come inventano regole che sembrano nascere dal nulla e che invece diventano immediatamente necessarie, rigorose, quasi inviolabili. Li osservo mentre costruiscono mondi, immaginano spazi, escogitano soluzioni, attraversano conflitti e riconciliazioni. Sono molto più attenti a ciò che li circonda di quanto spesso siamo disposti a credere. L'ambiente entra nelle loro storie, viene assorbito, trasformato e restituito sotto forma di narrazione.

Un sasso può diventare una montagna, un ramo una creatura misteriosa, una radice un confine invalicabile. Le storie che nascono dal gioco sono sempre fatte di minuscolo e di grandioso insieme. E forse è proprio questa capacità di attribuire significato alle cose che rende il gioco un esercizio fondamentale di cittadinanza, immaginazione e libertà. Attraverso il gioco si sperimentano relazioni, si negoziano regole, si costruiscono visioni del mondo. È un'attività che troppo spesso gli adulti osservano con leggerezza, senza rendersi conto della sua profondità.

Per questo il modo in cui progettiamo gli spazi dedicati all'infanzia non è una questione secondaria. Non riguarda soltanto il divertimento o la sicurezza, ma il modo in cui scegliamo di accompagnare la crescita, la scoperta e la costruzione dell'immaginario. Riguarda l'idea di società che vogliamo costruire e il grado di fiducia che siamo disposti a concedere alle capacità esplorative dei più piccoli e delle più piccole. Ed è anche per questo che vale la pena fermarsi a parlare di Animal Factory, il progetto di Luca Boscardin approdato anche ad Arte Sella, che sabato 13 giugno proprio in quel luogo meraviglioso sarà al centro di un incontro in cui l'artista e designer dialogherà con la storica del design e curatrice Domitilla Dardi in un incontro aperto al pubblico dedicato al rapporto tra gioco, design e natura, partendo proprio dall'esperienza di Animal Factory.

© Magis

Negli ultimi anni il territorio alpino e trentino ha visto moltiplicarsi playground, parchi avventura e percorsi ludici disseminati nei boschi. Una tendenza che apre domande interessanti: quanto serve davvero aggiungere elementi progettati a contesti naturali già straordinariamente ricchi di stimoli? E quale può essere il ruolo del design in questi luoghi? Esiste un confine sottile tra il desiderio di offrire nuove esperienze e il rischio di sovrascrivere ciò che è già presente. Un bosco, dopotutto, è uno dei luoghi più complessi e sorprendenti che un bambino o una bambina possa attraversare.

About the authorFrancesca FattingerCon il cuore scalzo, alla continua ricerca del vuoto dentro di sé, quello che si insinua tra le [...] More
Secondo Domitilla Dardi il bosco è già, di per sé, un playground naturale. Lo è sempre stato. Ma un intervento progettuale può assumere un significato diverso quando riesce a instaurare un dialogo con ciò che lo circonda. “Il confronto tra naturale e artificiale serve sempre ad attivare la curiosità, a prendere coscienza delle possibili integrazioni tra noi e l'ambiente”, osserva. Un elemento artificiale inserito nel paesaggio modifica il nostro modo di guardare, crea nuove proporzioni e rende più evidente la relazione tra essere umano e ambiente. In questo senso il playground non serve necessariamente ad aggiungere qualcosa alla natura, ma può aiutarci a osservarla meglio, a prenderne coscienza, persino a ricordarci che siamo soltanto una delle molte specie che abitano quel contesto. Come sottolinea la stessa Dardi, “quando facciamo una passeggiata nel bosco e troviamo un elemento realizzato dall'uomo cambia tutto il nostro percepito: notiamo l'oggetto, ma anche il resto deve adeguarsi a una nuova scala di proporzioni; le nostre relazioni, i gesti e i movimenti reagiscono a questa dimensione co-abitata”. Quando durante una passeggiata compare un oggetto progettato, cambiano le distanze, i gesti, il modo di attraversare lo spazio. I progetti più riusciti, suggerisce Dardi, sono quelli che diventano potenti attivatori di sguardi e possibilità. “I playground possono, ad esempio, anche farci capire che siamo solo una delle tante specie che vivono in un contesto naturale e non necessariamente quella più intelligente. I buoni progetti sono attivatori potenti in questo senso”.
© Magis

Animal Factory nasce proprio dentro questa idea di attivazione. Chi conosce il lavoro di Luca Boscardin sa che le sue strutture non funzionano come giochi tradizionali: non esistono istruzioni da seguire, percorsi obbligati o utilizzi prestabiliti. Sono dispositivi aperti che invitano a immaginare, interpretare, negoziare significati e modalità d'uso. Più che indicare un comportamento corretto, suggeriscono scenari possibili. E proprio in questa apertura risiede gran parte della loro forza.

Per Boscardin l'arrivo di Animal Factory ad Arte Sella rappresenta un passaggio importante. Non soltanto perché il progetto continua a essere scelto da sempre più parchi pubblici, ma perché entra in dialogo con un luogo che da anni riflette sul rapporto tra arte, paesaggio e trasformazione. “È una bellissima conferma per il progetto”, racconta, sottolineando il valore che assume quando un'istituzione culturale riconosciuta decide di accoglierlo all'interno della propria programmazione. Ma c'è un altro aspetto che negli ultimi tempi sta occupando la sua ricerca. “Una buona struttura non basta”, spiega, “se al centro c'è un oggetto capace di generare gioco libero, democratico e spontaneo, è altrettanto importante tutto ciò che lo circonda”. Materiali, sedute, ombra, possibilità di sostare, osservare o partecipare in modi diversi. Il gioco non accade mai soltanto dentro una struttura: nasce dall'interazione tra corpi, spazio e contesto. Ed è forse proprio qui che l'incontro con Arte Sella trova la sua ragione più interessante. Perché Animal Factory non arriva in un luogo neutro, ma in un ambiente che amplifica e arricchisce l'esperienza, trasformando il playground in qualcosa di più di un semplice dispositivo ludico. Un ecosistema di relazioni, possibilità e immaginazione.

© Magis

Più che una presentazione, quindi, sarà un momento di confronto attorno a una domanda che riguarda tutti e tutte: che tipo di spazi vogliamo mettere a disposizione delle nuove generazioni? E quanto siamo ancora capaci di considerare il gioco non come un'attività marginale, ma come uno dei luoghi in cui si costruisce il nostro rapporto con il mondo?

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Tags

design, luca boscardin, arte sella, playground
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