A Saluzzo Axel Iberti cura “Di bosco, di legno, disegno”

© Manuele Galante per START / Saluzzo
© Manuele Galante per START / Saluzzo
A Saluzzo, l’antica capitale del Marchesato, il legno non è mai stato solo materia prima, ma un destino: un sapere che non passa per i circuiti di un processore, ma per i sensi, per i polpastrelli, per il naso che riconosce l’essenza del ciliegio e per l’occhio che sa leggere nel fusto di una pianta la storia di una tempesta. Venerdì 10 aprile, tra le mura cinquecentesche di Casa Cavassa, l’88ª Mostra Nazionale dell’Artigianato ha inaugurato "Di bosco, di legno, disegno", un percorso espositivo curato da Axel Iberti che trasforma il saper fare locale in un dialogo serrato con il design globale. Non una celebrazione nostalgica, ma una dichiarazione di guerra all’era delle microplastiche e una scommessa sul futuro occupazionale delle nuove generazioni.
“La mostra nasce da un’esigenza del Comune di Saluzzo: portare in superficie una filiera che parte dalla silvicoltura del Monviso e arriva all’eccellenza ebanistica”, spiega Axel Iberti, curatore dalla solida formazione politecnica e un passato nel rilancio di marchi iconici come Gufram. “Tutto parte dal lascito di Amleto Bertoni, che un secolo e mezzo fa non creò solo mobili in stile ma una scuola di vita. Quando la sua azienda venne meno, i suoi operai aprirono decine di botteghe di altissima qualità. Oggi quel genius loci dialoga con i grandi nomi del design internazionale per dimostrare che il legno ha una contemporaneità impressionante: la linfa vitale di chi ci mette le mani sopra si rinnova in continuazione”.

"Di bosco, di legno, disegno" è anche un atto politico e sociale. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale minaccia di sostituire gran parte dei "colletti bianchi", Iberti lancia un messaggio chiaro alle scuole e alle famiglie. “Gli studi sugli scenari futuri ci dicono che i lavori manuali legati alla sapienza delle mani saranno i più difficili da sostituire. L’artigiano 2.0, quello che sa usare i nuovi canali di distribuzione pur mantenendo un sapere antico, ha davanti a sé praterie occupazionali. Eppure stiamo perdendo la sensibilità tattile: le nuove generazioni sanno accendere ogni device ma stanno perdendo la capacità di leggere le superfici e questo porta a ritardi perfino nel linguaggio. La mostra serve a fare innamorare di nuovo i giovani della materia viva”.


Il legame con il territorio è viscerale e si manifesta in eccellenze globali nate quasi per caso, come la Salvi Harps. “Cento anni fa, Victor Salvi scelse il Saluzzese per produrre le sue arpe proprio perché qui c’erano artigiani che sapevano usare gli attrezzi meglio che altrove. Oggi sono le arpe più pregiate al mondo. È la prova che un distretto vive se sa tramandare il proprio know-how”. L’urgenza della tematica ambientale fa da sottofondo a ogni sala. Iberti non usa giri di parole: “La favola del polimero infinito è finta. La plastica non è eterna: se lasci una sedia in giardino, fiorisce, spolvera, diventa microplastica che finisce nel nostro sangue e nei nostri mari. Viviamo ormai nel Plastocene. Il legno, invece, è la risposta futuribile: senza il bosco non c’è biodiversità, non c’è rifugio per la fauna. Curare il bosco significa curare noi stessi”.
L’esposizione a Casa Cavassa, visitabile fino al prossimo 17 maggio, non si limita al perimetro museale; il progetto prevede laboratori per bambini dedicati alla scoperta delle diverse essenze lignee e si concluderà con attività dirette nei boschi ai piedi del Monviso. “Il confine tra arte, design e artigianato è sempre più labile - conclude Iberti -. Spero che i visitatori escano con una riflessione profonda: il legno è la materia del domani perché è l'unica che onora il ciclo naturale della vita”.

