Contemporary Culture in the Alps
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AAA Avventure di un Aspirante Anziano

S’andrà ballando, con Sandra, cercando fiori, resistendo

07.04.2026
Matteo Jamunno

© Matteo Jamunno

La primavera torna e come ogni anno ti spiega che tutto può ricominciare. Che non ci si deve dare per vinti. Torna il sole così come tornano i fiori e le strade si popolano, di umani e insetti. Cammino per Bolzano alla ricerca di qualche raggio luminoso da portare con me a Vienna, che è una tanto bella e cara città (soprattutto cara) ma che di sole mica abbonda.

È incredibile la quantità di colori che abbiamo ad accoglierci quando abbandoniamo la sicurezzadelle quattro mura. Alcuni fiori poi, sono così belli e profumati, che vorresti parlarci. Ascoltare la loro storia.

Casualmente mi imbatto in uno di questi fiori, un fiore locale che tutti conosciamo, un fiore che inuna nota canzone del passato veniva definito rosso, resistente, sinonimo di libertà. Cammina, viene verso di me. Questo fiore, tanto tempo fa, si era stancato di stare fermo. Aveva ascoltato troppa musica e qualcosa aveva smosso le sue radici, rendendole agili, desiderose di fare duepassi. Così, dopo aver fatto un bel corso di aggiornamento, ecco che si era lasciato crescere due gambe, due piedi, trovato dei variopinti cappotti che coprono il suo aspetto botanico (ma lasciano intravedere il passato di campo) e adesso cammina per strada e ti saluta e ti invita anche a pranzo.

I più la conoscono con il nome di Sandra. La vedete intenta a ballare in ogni dove. Ovunque ci siacultura ed espressione di libertà, ecco che c’è Sandra. Dove la trova tutta questa forza di uscire io non lo so. Sarà l’essere stata ferma in un vaso anni e anni fa. Mi dice, che lei ha una diversa concezione del tempo. Io osservo il tempo passare e penso e mi auspico passi indenne. Mentre divago, stramazzato sul divano. Mentre scrollo un video dopo l’altro sul telefono, sprofondandonella tristezza da social. Sandra fa lo stesso, non ne è esente, ma il più delle volte mette le briglie al tempo, lo vuole controllare, goccia dopo goccia, granello dopo granello. È questa la sua concezione. Il tempo Sandra lo addomestica, perché ha imparato come fare, avendo passato tante giornate a farsi crescere gambe e piedi. Per una donna, gambe e piedi, sono fondamentali. Servono per poter prendere a calci il patriarcato, andare a votare, andare a marciare, partecipare a una protesta e, cosa più importante per Sandra, sono essenziali per ballare.

Ad una festa di compleanno, poco fa (a proposito del percepire il passare del tempo), sifesteggiavano i quarant’anni di una mia amica, che aveva appena salutato i trenta e aveva invitato praticamente solo persone nei loro venti. Così mi sono dovuto intrattenere con membri della nuova generazione. Ho sempre pensato che avessimo un sacco di cose in comune, noi millenials e loro gen z. Forse una volta, ora non più. Sempre per questo fatto della percezione del tempo. Si parlava di politica, dello stato attuale del pianeta, tematiche assolutamente leggerissime da affrontare a una festa di compleanno (poi non mi devo sorprendere se quasi nessuno mi invita).

Però di che altro si può parlare in questo periodo? C’è puzza di guerra a rovinare la freschezzadella primavera. Ci sono uomini sopra gli ottant’anni di vita che si lanciano bombe nel nome di non so quale libertà. Poi ci siamo noi, seduti sui nostri divani, con i nostri telefoni in mano, a ingurgitare tutto. Ogni grammo d’odio. Ci gonfiamo di cattive sensazioni. Dico alla ragazza difronte a me “Vabbè è vero, siamo circondati da uomini che fanno quello che vogliono e stanno distruggendo tutto, l’unica cosa positiva è che, anche loro, un giorno, moriranno”. Lei mi ferma e mi dice “Eh no, è proprio questo atteggiamento di resa, di attesa, che gli lascia il potere di fare quello che stanno facendo. Vivere nella speranza che qualcosa d’altro risolva un problema”. Inquesto caso, il tempo.

Mi sono sentito stupido, come giusto che sia, e da allora non ho smesso di pensarci.

Sandra mi mostra le piante di basilico che ha sul davanzale in cucina. Mi dice che queste piante,che in genere sono stagionali, tra le sue mani sono capaci di resistere tutto un anno. Nessuna si ammala, appassisce. Tutte decidono di vivere assieme a lei, forse nella speranza che anche a loro, un giorno, crescano le gambe e i piedi.

Ci sediamo a tavola, l’insalata è piena di ingredienti che non ho mai visto messi in un’insalata. C’èdi tutto, anche dei ricordi di un’epoca lontana, vedo Sandra e Benno ballare per le strade di Pamplona, sgranocchio una noce risalente a un lontano viaggio in Grecia, sento tutte le storie nascoste nel verde della lattuga, scritte con succo di limoni siciliani, aceto di mele e lacrime di gioia. È un’insalata incredibile e lo dico io che odio l’insalata, mi sembra una delle cose più noiose possibili mai fatte che invece Sandra rende arte. Forchettata dopo forchettata, questo pranzo a tre, sta diventando l’occasione per conoscere finalmente una persona che ho sempre visto, ovunque, che viene a tutti i miei spettacoli (e a tutti gli spettacoli in generale) ma non disturba, non viene a interromperti, fa una cosa che oramai è di una rarità assoluta: ascolta, partecipa, balla.

About the authorMatteo JamunnoNasce a Napoli nel 1983, cresce a Bolzano, fuoriesce a Vienna. Cantautore conosciuto da pochi come YOMER. Musicista dalle [...] More
Sandra si alza in piedi e inizia a danzare. Riconosco un’arabesque, è la posa con cui raccoglie ipiatti. Emette un motivetto incalzante, ci alziamo anche io e Benno, lui però è stanco, riesce solo a fare un assemblé e poi sparisce a letto, deve recuperare le energie. Sandra è una colonna eretta per commemorare l’aplomb. Mi afferra la mano, mi dice che è ora di uscire, di andare a bere un caffè, prima i passi sono adagi, poi allegri, sento nel calore del suo palmo tutto il desiderio di ballare, sopra ogni cosa. Sulle cattive giornate. Sulle terribili annate. Sugli anni di protesta, che sembra non abbiano portato a nulla. Ecco come è stata capace di affrontare tutto, trasformando la rabbia in voglia di vivere. Rendendo la voglia di vivere l’arma più forte contro la repressione, i regimi, le guerre. Sandra era un fiore, era un simbolo e adesso è una persona che quando balla, fa tremare i potenti. Perché niente spaventa di più di chi non ha paura e balla, balla davanti alle difficoltà e ti contagia e fa venire voglia di ballare. Parliamo mentre balliamo perché voglio sentire le storie del 68. Perché se oggi mi sento così, bloccato, incapace di controllare le mie paure, tutto parte da quell’anno. Parte dal momento in cui una generazione ha avuto tra le mani la forza e la possibilità di cambiare tutto. Sandra inciampa,forse è stanca, forse è un ricordo inaspettato sotto al piede. Comprendo che non è facile portare con sé tutto quello che rimane di un’epoca di battaglie. Ci sono i cambiamenti iniziati e che poi non sono avvenuti. Le speranze inesplose, quelle che hanno brillato e che ora, pare, ci si dimentichi del lavoro svolto.

Me ne parla raccontandomi dell’amore, di quanto hanno fatto, sperimentato, allargato, inglobato,pur di essere accettati come il futuro. Pur di dare una possibilità ai giovani di allora, di sperare.

Quello che è difficile fare ora, è comprendere che tante cose, sono come volatilizzate. Che tuttol’impegno investito nel cambiamento non è un versamento che si fa una sola volta, ma è una rata che va pagata regolarmente. Devi regolarmente ricordati di santificare i tuoi diritti, ancora di più se sei una donna (ahimè) e Sandra in questo ha trovato la sua forma di santificazione: ballando ovunque può.

Certo, ora c’è da affrontare la parte più difficile del ballo. Quando i piedi sono stanchi e ti rendiconto di stare invecchiando e che ahimè, la musica non si ferma, anzi, prosegue. Cerchi di stare dietro al ritmo come puoi ma il tuo tempo, è qualche battito in meno, anno dopo anno. Mi dice che è la parte che meno le piace del diventare anziana, quella di dover rallentare. Conservare le energie. Specialmente adesso che le sue energie non sono investite solo su di lei, ma anche nellamalattia di Benno. Vorrei poter tornare indietro nel tempo e guardarli ballare di nuovo, a Pamplona, a Trastevere, con solo uno zaino in spalla.

Le chiedo come si fa, a non perdere la speranza, di questi tempi. Mi dice che per noi uomini è un’epoca confusa, che siamo persi, che ci stiamo ridefinendo e che tanto deriva dalla lotta interna fra i nostri sessi. Comprendo gli errori del mio passato, quello che non voglio ripetere, ma in quanti siamo a farlo? Mi dice che quello che stiamo vivendo ora è una specie di battaglia fine a se stessa, che la rabbia sta occludendo il desiderio di cambiamento e ancora non è chiaro come vogliamo proseguire. Cosa c’è dopo la lotta? Niente, se non si ha un piano di ricostruzione. Possiamo abbattere le differenze ma senza un progetto, saremo persi.

Sandra torna a essere fiore, torna a essere rossa, è un simbolo. “Quando ero solo un fiore e non sapevo ballare, mi sembrava tutto troppo grande, per me. Devi solo trovare quello che ti da la forza di andare avanti, battaglia dopo battaglia, protesta dopo protesta”. Ci penso un attimo. “A me piace il tiramisù, posso pensare al tiramisù dopo una battaglia?”. “Sarà un tiramisù buonissimo” mi dice, “e balleremo ancora quando tutto sarà finito”.

Noi uomini abbiamo tanta strada davanti a noi da percorrere, se vogliamo smettere di sentirci incolpa e accettare una nuova forma di mascolinità più auspicabile per le sorti del pianeta. Se vogliamo alzarci dal divano e smettere di scrollare i social e abbracciare il cambiamento. Quello che mi spaventa di più, al momento, è vedere così tanti miei simili rifugiarsi nell’omologazione.

Fare un passo indietro, verso un’epoca fallimentare dove la forza e il militarismo sembravano l’unica protezione.

Invece guardando Sandra, che balla e lotta a modo suo, senza fare danno a nessuno,semplicemente gioendo della forma umana, comprendo che serve questa leggerezza. Perché siamo ospiti sul pianeta e dobbiamo danzare in punta di piedi, non in anfibi.

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