Contemporary Culture in the Alps
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Visual Arts

Alexa Baldessari: rileggere la tradizione attraverso la materia

05.02.2026
Francesca Fattinger
Alexa Baldessari: rileggere la tradizione attraverso la materia

Foto: Alexa Baldessari/ Alma @ 2025 Alexa Baldessari

Foto: Alexa Baldessari/ Alma @ 2025 Alexa Baldessari

“Ritornare a casa da lontano”, “il materiale diventa linguaggio”, “certe cose vanno oltre la morte”. Sono queste le parole che restano, che continuano a rimbalzare tra le pareti della mia stanza come un’eco persistente, ancora vibrante nell’aria, dopo aver salutato l’artista di Bressanone Alexa Baldessari al termine di un’intervista dedicata alla sua pratica artistica. Espressioni a cui Alexa torna più volte, quasi fossero nuclei magnetici del suo pensiero, capaci di condensare il senso profondo della sua ricerca: un’arte che chiede di essere abitata non solo con il corpo e con i sensi, ma anche con la memoria, una memoria intima e in qualche modo anche collettiva e universale.

Foto: Alexa Baldessari/ Zerbrechliche Harmonie @ 2023 Alexa Baldessari

Il suo percorso artistico prende una svolta decisiva lontano dall’Alto Adige, dall’altra parte del mondo. È l’esperienza vissuta in Nuova Zelanda, a stretto contatto con culture indigene in cui tradizione, spiritualità e quotidianità non sono compartimenti separati, a offrirle uno sguardo nuovo su ciò che fino a quel momento le era sembrato talmente “normale” da essere quasi invisibile. In quei contesti, dove i materiali naturali non sono semplici risorse ma portatori di significato, Alexa riconosce improvvisamente qualcosa di familiare: una modalità di relazione con il territorio che appartiene anche alla sua terra d’origine. È proprio da questo scarto, da questa distanza geografica e culturale, che nasce il desiderio di indagare la propria eredità sudtirolese come se fosse, per la prima volta, qualcosa da interrogare. Legno recuperato, fieno, pietra, teschi animali, contenitori del latte, oli essenziali (in particolare quello di cirmolo) diventano materiali veicoli di memoria, strumenti capaci di attivare ricordi individuali e collettivi, ma anche di mettere in discussione l’idea stessa di tradizione come qualcosa di statico.

La cultura di una minoranza, quella altoatesina, si intreccia così con pratiche artistiche contemporanee e con una sensibilità maturata attraverso il confronto con altre comunità indigene. Il risultato è una ricerca profondamente materica e sensoriale, in cui il paesaggio non è mai sfondo, ma presenza viva, e in cui i simboli, come il teschio, spesso frainteso come mero richiamo alla morte, diventano ponti tra passato e presente, tra ciò che finisce e ciò che continua a essere tramandato e a evolvere.

Di questo percorso, delle sue origini e delle direzioni future, mi ha raccontato nella chiacchierata che segue.

Foto: Andrea Domenici/ Die Wurzeln der Heilung - SKB ARTES, Bolzano @ 2025 Alexa Baldessari
About the authorFrancesca FattingerCon il cuore scalzo, alla continua ricerca del vuoto dentro di sé, quello che si insinua tra le [...] More
Nella tua pratica artistica emerge fortissimo il legame con la tua appartenenza culturale sudtirolese, che tu stessa definisci una “minoranza culturale”. In che modo questa identità influenza il tuo lavoro artistico?
Ho vissuto un anno in Nuova Zelanda e lì mi sono resa conto di quanto la cultura fosse profondamente intrecciata alla vita quotidiana. Non è una religione, ma qualcosa che accompagna ogni gesto, ogni pratica. Anche l’utilizzo dei materiali ha un ruolo fondamentale. Vivendo lì, osservando il loro modo di vivere, le tradizioni, il modo in cui vengono praticate, ho iniziato a guardare la mia cultura con occhi completamente diversi. Quell’esperienza mi ha dato un altro punto di vista sulle mie origini, sull’Alto Adige. Prima non mi ero mai posta certe domande, davo tutto per scontato. Tornata in Italia, durante l’Accademia a Como, ho iniziato pian piano a indirizzare la mia ricerca verso l’indagine della mia eredità culturale. Abbiamo tradizioni che risalgono anche al Medioevo e che sono ancora vive oggi, in cui i materiali del territorio vengono utilizzati nei costumi, nell’artigianato, nei rituali. Questo mi ha spinto a lavorare sempre di più sulle tradizioni della mia terra.

Entrando nel dettaglio dei materiali: hanno un ruolo centrale nelle tue opere. Che tipo di materiali utilizzi e perché?
Lavoro con legno recuperato ma anche con vecchi contenitori del latte, sui cui ho dipinto. Sono oggetti che nei masi si trovano ancora, magari oggi usati più come elementi decorativi. Nelle ultime mostre ho inserito anche il fieno nelle installazioni, perché per me è un materiale che richiama immediatamente la natura del mio territorio. Il fieno è un materiale che attiva ricordi: da bambina andavi dal contadino, ti buttavi nel fieno. Durante una mostra in Alto Adige, molte persone del posto mi hanno detto che si sentivano come in una stalla, o che tornavano con la memoria all’infanzia. È stato molto interessante per me vedere come un materiale potesse creare una connessione così immediata.

Foto: Alexa Baldessari/ Griaß di! - Fortezza del Primar, Savona @ 2025 Alexa Baldessari
© Alexa Baldessari

Nelle tue opere entra spesso in gioco anche l’olfatto, come nel caso degli oli essenziali. Quanto è importante per te questa dimensione sensoriale?
È fondamentale. Utilizzo, per esempio, l’olio essenziale di cirmolo, che attiva l’olfatto. Non voglio che l’opera venga vissuta solo visivamente, ma che coinvolga altre percezioni. L’olfatto ha un potere enorme sulla memoria: ti rimanda immediatamente a qualcosa di interiore, di personale. Questo aggiunge un livello di lettura ulteriore all’opera e permette al pubblico di viverla in modo più profondo.

Lavori molto con simboli legati alla tradizione. C’è anche una componente critica o si tratta più di una reinterpretazione personale?
Direi più una reinterpretazione personale. Lavoro molto con i simboli, è vero. Il teschio, per esempio, è diventato un elemento centrale del mio linguaggio artistico. L’opera Herbert, con il grembiule blu, è stata la prima di questa ricerca e da lì ho continuato a usare i teschi. Spesso mi dicono che rappresento la morte, ma non è quello il mio intento. In Alto Adige i teschi sono ovunque: nei masi, nelle baite, nelle case dei cacciatori. Per me sono simboli che mi ricordano casa. A volte possono rimandare al concetto di memento mori, ma non nel senso della fine, piuttosto nel ricordare che certe cose vanno oltre la morte. La tradizione, per esempio, continua anche quando le persone non ci sono più.

© Alexa Baldessari

La natura e il paesaggio hanno un ruolo molto forte nelle tue opere. Che spazio occupano nella tua ricerca?
Per me quotidianità, tradizioni e natura sono profondamente intrecciate. Penso, ad esempio, ai fuochi del Sacro Cuore che vengono accesi sulle montagne. La mia idea è quella di rappresentare la natura quasi come una personificazione, come una madre. Viviamo in una realtà piccola, circondata dalle montagne, e siamo molto legati alla natura: sia in inverno che in estate si sta fuori, si cammina, si raccolgono funghi. La natura non è uno sfondo, è un elemento attivo, presente. Per questo utilizzo molti materiali naturali e organici.

Guardando all’evoluzione del tuo lavoro, dalla prima opera di questa serie a oggi: in che direzione senti di voler andare?
Non ho ancora un’idea precisa del punto di arrivo. Di sicuro voglio continuare a lavorare sulla materialità. Vorrei realizzare più dipinti, magari su tavole di legno o su pelle. Sto valutando un master più legato alla materialità e ai media, per esplorare nuovi materiali e nuovi approcci. La materialità per me è fondamentale perché il materiale stesso diventa simbolo. È un ulteriore linguaggio che mi permette di trasmettere un’atmosfera, una storia, qualcosa che va oltre l’immagine.

C’è un riferimento artistico o culturale che senti particolarmente vicino alla tua ricerca?
Sicuramente gli artisti della Val Gardena, per il loro rapporto diretto con il legno e con la tradizione artigianale. Prendono il materiale e lo trasformano in qualcosa che richiama il territorio e la cultura. Un’altra grande fonte di ispirazione sono le pratiche artistiche delle culture indigene. Le ho studiate anche per la mia tesi di Bachelor e mi hanno aperto molto il punto di vista. Mi hanno aiutata a rileggere la mia eredità culturale e a capire come trasmetterla attraverso un’arte che non sia solo visiva, ma profondamente sensoriale e simbolica.

 

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Tags

visual arts, Alto Adige, scultura, alexa baldessari, tradizione
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