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Lo sport fruito da spettatore ha la capacità di funzionare come segnalibro del tempo: attorno ai fotogrammi ritratti da Tribuiani c’è la vita di chi li ha osservati.
Simone Tribuiani è un artista di Cesenatico. Cresce in riva al mare, da sempre a contatto con la natura e con il gusto per quella che lui stesso definisce “un’avventura inattesa”. Tribuiani, in arte Tribu, sceglie di dare forma alle grandi imprese sportive, di ieri e di oggi, per mezzo dell’arte: dal basket, al calcio, al surf, che sin dalla giovane età lo accompagna, fino al tennis, l’artista immortala attimi che hanno fatto la storia dello sport e che, in qualche modo, uniscono tutti noi.

Il pennello accarezza fragili istanti che, se non catturati, fermati e in qualche modo ritagliati, in un attimo sarebbero risucchiati dalla vita e trascinati via con sé nel turbine del tempo. L’emozione del tocco delle setole e del colore che le abbraccia trattiene momenti travolgenti ed eroici di imprese sportive così come attimi intimi e familiari e così quegli istanti millesimali, fatti di contatti di corpi e sguardi, si trasformano in parentesi di entusiasmo e di tenerezza espansa nel tempo e nello spazio.
Dal 16 dicembre 2025 al 31 marzo 2026 Cellar Contemporary ospita a Trento, in via San Martino 52, la mostra personale Let it Snow di Simone Tribuiani. Il progetto nasce come omaggio alle Olimpiadi invernali Milano–Cortina 2026 e si inserisce nel percorso di collaborazione avviato dall’artista con Tommaso Buldini e con le gallerie Studio d’Arte Raffaelli e Cellar Contemporary, che negli ultimi anni ha dato origine a esposizioni, progetti editoriali come la “Gazzetta del Tribu” e presentazioni in fiere in Italia e all’estero, fino a Cape Town.

“Tutto può succedere. Tutto è possibile e probabile. Tempo e spazio non esistono. Su un fragile telaio di realtà, l’immaginazione tesse nuovi schemi”, scrive August Strindberg nella citazione che apre il testo di Buldini e che attraversa idealmente l’intero progetto. In questa dimensione sospesa tra realtà e immaginazione si colloca il lavoro di Tribuiani, che, come osserva Buldini, “del tempo sembra conservare solo l’impronta, la traccia volatile di un gesto”. I suoi dipinti non fissano l’eroismo dell’azione sportiva, ma la sua eco, riportando alla luce “l’istante sportivo non come celebrazione della vittoria, ma come memoria di un’emozione già svanita”.
Atleti, spettatori, riprese aeree in cui i corpi si dissolvono nella neve o nel paesaggio “vivono in un tempo dilatato e malinconico, come fotogrammi trovati in un sogno”. Lo sport non è mai raccontato come competizione, ma come condizione umana. Così tempi morti e giornate composte dal ripetersi di attimi e dettagli apparentemente insignificanti sono osservati attraverso uno sguardo che conserva qualcosa di infantile: proprio “come quello di un bambino che osserva la madre mentre prepara la colazione”.
In questo senso lo sport, soprattutto quando è vissuto da spettatore, diventa “un segnalibro del tempo”. Attorno alle immagini dipinte da Tribuiani si infila la vita di chi le ha osservate: le opere diventano quasi un ritaglio, fuori dai margini del quadro si sente ancora l’eco di tutto quello che stava accadendo attorno. Le sue opere non parlano soltanto di ciò che accadeva in pista o sul ghiaccio, ma di tutto ciò che avveniva intorno, nella vita di chi assisteva. Da qui nasce quella che Buldini definisce “una sorta di poetica dell’effimero, una ricerca della bellezza nel momento in cui si dissolve”. La pittura diventa così “un atto di resistenza contro l’oblio”, un modo per tessere, “su quel fragile telaio evocato da Strindberg, una memoria nuova, dove il tempo non scorre ma si ripiega su se stesso, trattenendo per un istante ciò che è destinato a sparire”.

In Let it Snow questa visione si traduce in una serie inedita di opere dedicate agli sport invernali, tra paesaggi innevati, atleti sospesi e figure che sembrano emergere e subito scomparire nel bianco. Il riferimento alle Olimpiadi non ha nulla di retorico, ma diventa occasione per rileggere i grandi miti sportivi del passato e per affiancarli a immagini del presente, mettendo in dialogo la memoria collettiva con quella personale. Accanto alle grandi imprese, infatti, compaiono piccoli frammenti di quotidianità condivisa in montagna, come pagine strappate a vecchi album fotografici, fino a includere una serie più intima dedicata agli anonimi eroi di ogni giorno.


Oltre ai numerosi dipinti, quasi tutti di piccolo formato e realizzati appositamente per la mostra, Tribuiani si confronta anche con lo spazio della galleria attraverso un’installazione tridimensionale ispirata all’attrezzatura sciistica, che trasforma Cellar Contemporary in un luogo attraversato da presenze, ricordi e attese. Let it Snow si configura così come un racconto corale e poetico della vita sportiva in montagna, capace di risvegliare nostalgie profonde e, allo stesso tempo, di aprire uno spazio di sospensione, in cui passato e futuro si incontrano in una fragile ma luminosa trama.