Intervista doppia a Laura Pan e Adele Buffa, le due creative che da ottobre condividono e sublimano lo spazio di lavoro tra tele, filati e molto altro.

Ad accomunarle l’anno di nascita, il 1995, e la passione comune per il saper fare manuale e l’artigianalità. Eppure Laura Pan e Adele Buffa hanno una formazione e un retroterra apparentemente lontani. Bolzanina e con una formazione artistica la prima, designer torinese la seconda. Nella sua pratica artistica, Laura intreccia memoria personale, corpo femminile e pratiche legate alla trasmissione dei saperi antichi. Adele, invece, attraverso la sua ricerca e la riparazione tessile artistica, esplora e reinterpreta tecniche ancestrali come il ricamo e il rammendo. Diverse ma simili, hanno saputo trovare un punto di incontro comune, affascinate dalle tradizioni che, attraverso la pratica artistica, diventano eredità e concime per un futuro più ricco e consapevole. Dallo scorso Ottobre condividono l’Atelier di Via Weggenstein 12, trasformatosi in un luogo di confronto, convivialità e progettualità condivisa. Qui materiali e processi si intrecciano in modo spontaneo e le diverse tecniche dialogano e si contaminano. Laura e Adele si raccontano in questa intervista doppia, raccontandoci non solo dei loro progetti artistici, ma anche dello stato attuale della scena creativa locale e sui bisogni dei giovani artisti.

Adele: Ho conosciuto Laura all’epoca della sua residenza a BASIS Vischhau Venosta, ma poi ci siamo incontrare di nuovo due estati fa. Avevo aperto la Partita Iva e iniziato a lavorare come libera professionista da poco, ma senza uno spazio stava diventando insostenibile. Oltre ad un luogo per incontrate clienti e lavorare, mi mancavano i momenti di confronto e dialogo a cui ero abituata in Università. Avevo trovato uno spazio in un Co-working, ma cercavo qualcosa di più creativo dove poter lavorare con i materiali. Il primo anno mi sono sentita davvero frustrata perchè non riuscivo a trovare mai tempo per fare ricerca; quando non tenevo laboratori di cucito creativo, scrivevo continuamente email per proporre laboratori. Quando Laura mi ha proposto di condividere il suo spazio in Via Weggenstein ho capito subito che era quello di cui avevo bisogno: lei è più la mia bussola, e so che posso sempre confrontarmi con qualcuno che è nella mia stessa situazione.



Raccontateci delle vostra quotidianità e dei progetti a cui state lavorando attualmente
Laura: È difficile descrivere una quotidianità. Cerco di seguire, per quanto possibile, il ciclo della natura e il mio. In questo periodo mi sento ancora molto lenta e il mio lavoro è soprattutto legato al concludere e al raccogliere. Piano piano sto iniziando a immaginare i prossimi mesi e ad attrezzarmi: sono appena tornata a casa dalla Germania con quattordici telai e metri di lino, e non vedo l’ora di iniziare a preparare le tele e a dipingere. Ho anche in mente una nuova serie di lavori da realizzare su tavole di legno vecchie di ottocento anni che ho preparato con il collega Arnold Holzknecht. Attraverso queste tavole, vorrei provare a riscrivere il passato, o almeno portare alla luce aspetti della vita legati alla donna. Ma di questo, per ora, preferisco non parlare troppo. Con Adele stiamo organizzando i prossimi mesi. Entrambe amiamo molto la dimensione dell’insegnamento, intesa come pratica educativa e di condivisione. Teniamo laboratori: io mi sono specializzata nella tecnica fotografica della cianotipia, ma conduco anche corsi di pittura, o meglio, creo spazi in cui le persone possano esprimersi liberamente, senza giudizio, e attività artistiche per bambini.
Adele: Come dice Laura, al momento lo spazio è gestito in maniera abbastanza fluida, noi siamo quasi quotidianamente lì e apriamo su appuntamento, anche se in futuro ci piacerebbe avere un orario di apertura al pubblico. Stiamo preparando una serie di proposte per i prossimi mesi e ci piacerebbe, ad esempio, organizzare colazioni e aperitivi alternativi per creare momenti di convivialità per riscoprire e praticare tecniche antiche insieme. Rammendo, ricamo, filatura, ma anche altre tecniche inventando ospiti esterni. Personalmente, poi, sto mettendo mano al mio portfolio per organizzare e comunicare meglio tutto quello che ho fatto negli ultimi anni. Inoltre, avendo sempre svolto riparazioni artistiche su commissione, oltre alla dimensione laboratoriale mi piacerebbe implementare questo servizio.
Due artiste donne con background e approcci all'arte diversi. Dal vostro punto di vista com'è la scena artistica locale al momento? Cosa vi augurate per il futuro dei giovani creativi?
Laura: Nella società che vorrei, artisti e artiste hanno un ruolo molto più attivo: sono riconosciuti come lavoratori e lavoratrici e non sono costretti a fare altri dieci lavori per poter vivere. Per questo penso che ci sia ancora moltissimo lavoro da fare. Con Adele parliamo spesso delle difficoltà che affrontiamo come libere professioniste e del tempo enorme che investiamo a scrivere mail, compilare bandi e cercare finanziamenti, sottraendolo inevitabilmente alla realizzazione concreta dei progetti. In Alto Adige - Südtirol, una volta superati tutti i confini invisibili che lo attraversano, ci si accorge di trovarsi di fronte a un mare di possibilità e di diversità. Serve tempo per farsi conoscere e per costruire relazioni. Da poco ho iniziato a conoscere la Francia, e Parigi è una città che sto frequentando con una certa costanza. È bello incontrare artisti e artiste che non sono esausti, perché sostenuti da uno stipendio mensile statale, e che possono dedicare più energia alla creazione, in un clima di minore competizione. Come donna artista, affronto inevitabilmente difficoltà che ogni altra donna vive quotidianamente, in forme e intensità diverse. Allo stesso tempo, mi rendo conto della fortuna di essere cresciuta in questo secolo: guardandomi alle spalle, so che le mie nonne potevano solo sognare una libertà come la mia. Spero che le donne di domani incontrino sempre meno ostacoli e possano esprimersi pienamente, nella loro essenza senza doversi nascondere. In questa mia vita, per quanto poco io possa fare, sto provando a fare una differenza.
Adele: Io mi sono trasferita da Torino a Bolzano per il Master in Eco-Social Design e in molti mi dicevano “ma cosa vai a fare su a Bolzano?” (ride). Invece, pur essendo una piccola città e certamente non paragonabile a Torino, a Bolzano c’è un bel fermento. Realtà come Weigh Station e franzLAB, che ha pubblicato il libro dedicato al progetto Blauer Schnipsel, dimostrano l’interesse, la cura e il sostegno che c’è qui verso i giovani creativi che stanno cercando il loro posto in una società dove il ruolo dell’artista non è ancora propriamente riconosciuto e valorizzato. Quando a Torino chiedevo una retribuzione per i miei laboratori, spesso mi sono sentita dire “Ah, ma pensavamo che ti facesse piacere!”. Questa cosa mi ha veramente infastidita, perchè non fa altro che alimentare la retorica secondo cui per fare esperienza è lecito farsi sfruttare. Bolzano non è italiana né è tedesca, è un po’ un mix e, per me, è stato molto importante trovare un ambiente così culturalmente variegato che mi ha permesso di ampliare i miei orizzonti. Persone come Laura o miei colleghi di progetto Rocco e Andrea, mi hanno aiutato a sentirmi una professionista in quello che faccio. Per il futuro, concordo con Laura: vorrei che i creativi potessero contare su una sicurezza economica di base, che gli permetta di dedicarsi all’attività artistica, senza dover svolgere altri dieci lavori. Troppo spesso il flusso creativo si scontra con la realtà e le insicurezze economiche del mercato. Per chi ha uno stipendio normale, non è facile da capire ma, a fronte di un compenso alto per un laboratorio, bisogna pensare che la maggior parte del lavoro di ricerca che svolgiamo non è retribuito. E poi, io ho incontrato Laura e so di essere una privilegiata, ma certamente servono più spazi e atelier per i giovani creativi; le amministrazioni locali dovrebbero muoversi in questo senso.

Ad altri giovani che vorrebbero intraprendere la carriera artistica, cosa vi sentite di consigliare?
Laura: Costanza e determinazione. Seguire il cuore, che è l’organo con cui l’artista lavora davvero. Avere il coraggio di osare, ma anche di chiedere aiuto e di rallentare. Spegnere il telefono. Stare a lungo nella natura e ascoltare le storie degli anziani. Leggere. Leggere. Leggere. Restare curiosi, aperti. Imparare a non giudicarsi e giudicare. Circondarsi di persone che sanno amare.
Adele: Crederci sempre e nonostante tutto. E poi trovare persone con cui poter lavorare e condividere le proprie esperienze, gioie ed insicurezze, sostenendosi l’un l’altro, anche quando si perde il senso e la motivazione. Io sono davvero molto grata di aver trovato persone come Laura, che oggi mi supporta e mi aiuta a non demoralizzarmi, ma anche Rocco e Andrea: senza di loro, Blauer Schnipsel non sarebbe mai diventato un libro e il progetto poliedrico che è ora.