Contemporary Culture in the Alps
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Illustration

La montagna di Riccardo Guasco, tra dinamismo e meditazione

L’illustratore alessandrino racconta della sua carriera e della sua personale che, a Bassano del Grappa, celebra il dinamismo sportivo e la maestosità delle vette alpine

12.01.2026
Claudia Gelati
La montagna di Riccardo Guasco, tra dinamismo e meditazione

© Ioan Pilat

© Ioan Pilat

La montagna dei miei ricordi non ha altra stagione che l’estate, è fatta di vallate verdi e laghi azzurri, mucche al pascolo, campanili appuntiti, case con i gerani alla finestra e via dicendo. Una montagna da cartolina che non si può non amare, sopratutto se arrivi da un posto, dove da giugno a ottobre ti chiedi se c’è vita oltre il granoturco in maturazione. Quando poi, per studiare mi sono trasferita in una città effettivamente circondata dalle montagne ho capito che questa poteva essere sì pittoresca come nei miei ricordi, ma anche spigolosa e diffidente, e che non bastava un ricamo per coprire lacerazioni del passato e del presente. Montagne che a volte sembrano un recinto invalicabile e altre volte un abbraccio confortevole. Col tempo, ho imparato che non esiste un modo univoco di vivere, raccontare e rappresentare la montagna e che ogni parola o disegno contribuisce a creare una narrazione più autentica e vibrante. 
Qualcuno che di montagne, tra discese e salite, ne ha disegnate parecchie è sicuramente Riccardo Guasco, illustratore alessandrino capace di unire nei suoi lavori poesia e ironia, in un’estetica che guarda ai grandi maestri del cartellonismo pubblicitario italiano e internazionale. Ha collaborato con testate e importanti brand italiani e internazionali, come The New Yorker, Eni, Moby, Longines, Rai, Poste Italiane, Peroni e Eataly. Copertinista ufficiale per la rivista il Gusto di Repubblica e illustratore del Teatro Comunale di Bologna, ha vinto il premio “ILLUSTRI 2019” e nel 2020 è stato selezionato dalla “Society of Illustrator” di New York 58th.

About the authorClaudia GelatiMi chiamo Claudia e sono quella con la frangetta, gli occhiali tondi e le calze a pois. Qualcuno [...] More
Lo incontro al telefono per chiedergli di “Free Solo”, la sua personale allestita al Museo Civico di Bassano e che in una ventina di opere celebra il binomio tra sport e montagna, e il suo entusiasmo nel raccontare e raccontarsi è contagioso. Snocciola i nomi di alcuni tra i più grandi artisti del ‘900 come fossero amici fidati; ama ancora dedicarsi alla stampa artistica, ma non ha paura delle nuove tecnologie se usate con intelligenza. Tra linea, punto e superficie, Riccardo Guasco ama definirsi linea e, se è vero che per lui un disegno è già finito al tratto, i suoi colori sono vibranti e ben riconoscibili. Come illustratore ama il dinamismo delle forme, ma la montagna che preferisce è quella più intima e silenziosa, caratteristica che lo avvicina al maestro Giovanni Segantini, con il quale condivide le sale del Museo bassanese. Al Museo Civico di Bassano del Grappa, infatti, oltre a “Free Solo”, visitabile fino al 1 Marzo 2026, anche la mostra “Giovanni Segantini” (visitabile fino al 22 Febbraio 2026) che celebra l’opera di uno dei massimi esponenti del Divisionismo, che ha saputo ritrarre la montagna come luogo fisico e simbolico. Le due mostre si inseriscono in una lunga serie di mostre dedicate all’arte grafica, antica e contemporanea, un’arte che guarda al passato per unire il moderno dinamismo dello sport all’immortale maestosità delle vette alpine. 
(1)Dinamismo di un bob a due; © Riccardo Guasco (2)Slalom; © Riccardo Guasco

Riccardo, ricordi il momento in cui ha capito che volevi fare l’illustratore? 
Ho avuto la fortuna di avere questo fuoco sin da piccolissimo e, me ne rendo conto ora che sono padre anche io, i miei genitori mi hanno sempre lasciato libero di intraprendere questa strada artistica. La mia è una formazione totalmente classica: Istituto d’arte prima e poi la laurea all’Accademia Albertina di Belle Arti a Torino, non con l’idea di fare l’artista ma comunque di lavorare nell’ambito della creatività. Ho fatto tantissimi lavori, tra cui l’insegnante d’informatica e il grafico in un’agenzia di comunicazione, ma poi la mia passione per il disegno è riemersa. Grazie a qualche lavoro personale caricato online, quando c’erano ancora i blog e internet era ancora un vetrina in espansione, sono riuscito a trovare dei clienti e nel 2011-2012 mi sono licenziato e ho intrapreso la carriera di illustratore a tempo pieno. Per fortuna è andata bene (ride) e, anzi, credo sia il lavoro più bello del mondo perchè non ci si annoia mai, scopro sempre nuove applicazioni, e in ormai 15 anni sono passato dal packaging al design prodotto, dagli allestimenti per internet alle biciclette, e poi gli immancabili manifesti, che sono la mia passione. Direi, infatti, che la scintilla è scoccata proprio attraverso poster e manifesti che ho imparato a “leggere” per strada; trovo che siano un supporto democratico perchè, rendono la città una galleria a cielo aperto dove ognuno, aldilà del messaggio pubblicitario, può apprezzare un’estetica, una grafica, un’immagine bella. Da lì, ho cominciato a fare ricerca sul cartellonismo e posterart, in particolare in Italia, Francia e Spagna dagli anni ’30 e ’50. Di quest’arte considerata minore, un aspetto che mi ha sempre affascinato e che ho cercato di ritrovare nel mio lavoro, è il rapporto di stima tra artista e azienda, quel binomio alla Depero-Campari. 

In “Free solo” la montagna ha un ruolo da protagonista e questo poi è anche l’anno delle Olimpiadi Invernali. Raccontami del tuo rapporto con la montagna da un lato e, con lo sport dall’altro. 
Professionalmente parlando, sono arrivato alle montagne quando gli organizzatori della Maratona delle Dolomiti mi hanno contattato per realizzare 25 poster in occasione del loro venticinquesimo anniversario. Una mole gigantesca di poster da realizzare che, però, mettevano insieme due cose che mi piacevano: il dinamismo dello sport e l’estetica scenografica montana. Recentemente ho lavorato anche a due poster dedicati a Milano Cortina 2026 per Esselunga e ho avuto modo di riflettere sul binomio sport-montagna. A livello personale, la dimensione della montagna che preferisco è quella più silenziosa, meditativa. Adoro, ad esempio, ciaspolare in mezzo al nulla, lontano dal rumore e dal clamore. Dal punto di vista artistico, invece, mi piace moltissimo l’estetica degli sport d’alta quota, perchè evidenziano quel dinamismo che mi ricorda futurismo e cubismo, due delle mie avanguardia preferite. Un oggetto dinamico, in discesa su un fondo neve, è graficamente bello. In Free solo, ho cercato di raccontare queste due dimensioni, attraverso lavori più recenti e altri più datati. La mostra, poi, è nata in maniera del tutto casuale. L’Associazione Architetti Bassano del Grappa, mi aveva contattato per realizzare una litografia dedicata a Bassano (in mostra anche questa), poi Barbara Guidi, direttrice del Museo, mi ha chiesto se volevo fare un’esposizione che potesse dialogare con la loro attuale mostra dedicata a Giovanni Segantini. Mi sono detto: “Cavoli, non posso perdere l’occasione di essere vicino di banco di Segantini” (ride). In questi ventuno lavori, emerge una montagna abbastanza varia; da un lato la dimensione più intima cara anche al maestro Segantini, dall’altra quella più dinamica legata allo sport. 

Segantini e la montagna; © Riccardo Guasco

Come hai anticipato, all’interno del Museo Civico Di Bassano del Grappa la tua personale dialoga con la mostra “Giovanni Segantini” dedicata al maestro del divisionismo italiano, capace di restituire luci, colori e atmosfere dell’ambiente montano magistralmente. Questo dialogo silenzioso avviene attraverso quattro litografie inedite. Come ti sei avvicinato all’opera di Segantini? 
Segantini è un artista che adoro tantissimo e, anzi, penso che i Divisionisti siano la corrente artistica migliore al mondo, ancora più degli Impressionisti, però purtroppo noi non sappiamo venderla come i francesi (ride). Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo sono artisti che stimo tantissimo e a cui ho sempre guardato. Ricordo di aver visto una foto che ritraeva Segantini en plein air con il suo cavalletto in questa distesa bianca, intento a catturare quella catena di alpi innevate in lontananza che poi sarebbero diventate un quadro famosissimo.  Una fotografia che mi era rimasta impressa, Segantini come un eroe romantico che per la sua arte, sfida anche le basse temperature. Da questa suggestione, ho voluto omaggiarlo con quattro litografie che ritraggono l’uomo, l’artista che attraversa i monti, il bianco per ritornare al suo atelier. La mia serie è lontano da quella che è la sua poetica, ma penso che queste atmosfere surreali, quasi simboliche della montagna ci accomunino. 

Citando una celebre collana di cataloghi d’arte destinanti al grande pubblico, chi sono i tuoi “maestri del colore”, ovvero gli artisti del passato e del presente che reputi tuoi punti di riferimento artistico e umano?
Gran parte del mio lavoro sulla ricerca artistica e su chi mi ha preceduto, cercando di capire cosa è stato fatto prima. Ogni giorno mi innamoro di un’artista diverso, col rischio forse di sembrare caotico nell’inseguire diversi stili. L’artista per me cardine è sicuramente Pablo Picasso, perchè nella sua carriera ha sperimentato con diversi linguaggi, senza mai fossilizzarsi su un modo di vedere e raccontare le cose. Questo suo aspetto mi ha sempre affascinato e ogni volta che guardo una sua opera, mi comunica qualcosa di diverso ed è sempre un serbatoio di spunti e creatività. Poi apprezzo un po’ tutta l’arte del ‘900, tra cui Malevič, Miró, Matisse, e naturalmente gli esponenti del cartellonismo come Cassandre, Leonetto Cappiello, Mario Puppo. Artisti, questi, forse non riconosciuti come i grandi pittori, ma che lavoravamo a metà tra grafica e illustrazione e hanno saputo ritagliarsi uno spazio di rilievo. Ultimamente, poi, mi sono avvicinato anche al fumetto e mi sono preso una cotta per Jean-Jacques Sempé, un vignettista francese che usa pochissimo colore, solo linea chiara a pennino ma con un’abilità e una poetica enorme. Sono sempre molto curioso e, anche grazie a internet e i social media, scopro ogni giorno qualche artista. 

Segantini e la montagna; © Riccardo Guasco

Nelle tue opere utilizzi varie tecniche, tra cui la stampa artistica. Dallo schizzo all’opera finita, ci racconti del tuo processo creativo? 
Io disegno tantissimo e i taccuini, sono tra le cose a cui tengo di più, perchè rappresentano la genesi di tutte le idee. Ci sono idee che restano sul taccuino, altre diventano tele, litografie o altro e qualcosa finisce anche in digitale. Quando lavoro per un cliente, prediligo il digitale perchè posso gestire modifiche e richieste più agilmente. Stranamente, più vado avanti e vedo sempre più opere digitali, uso più diffuso dell’intelligenza artificiale, più mi piace tornare indietro e riscoprire un originale su tela o carta. Nella stampa artistica ho trovato la giusta via di mezzo: qui non hai command-zeta per tornare indietro e quindi devi essere iper concentrato. Per le litografie esposte in Free Solo, mi sono rivolto alla stamperia Busato di Vicenza, uno stampatore che conosco da una vita e che mi permette di sviluppare le mie idee dal taccuino alla lastra.Lavorare manualmente è davvero gratificante, perchè rivivo tecniche, procedimenti e tensioni che stando da solo a casa davanti al computer tendo magari a perdere. L’attesa del tempo necessario, la morsura, l’attenzione ad una linea perchè sai che non potrai tornare indietro sono come esercizi che mi mettono di nuovo difficoltà e mi stimolano continuamente.

Magazine e libri, campagne pubblicitarie, pannelli decorativi – questi sono solo alcuni dei supporti su cui sei solito lavorare. Raccontaci di un progetto che ti ha particolarmente entusiasmato. 
Ce ne sono davvero tantissimi, ma uno in particolare lo riporto spesso perchè è curioso. Qualche anno fa, il canile di Alessandria mi ha contatto per realizzare alcuni ritratti illustrati dei cani ospiti della struttura e organizzare la mostra-mercato “Mi fido” per raccogliere dei fondi per il canile. Sono stato più volte in struttura, disegnando a contatto con gli animali e, alla fine, le opere sono state vendute e alcuni dei cani ritratti sono stati anche adottati. L’iniziativa ha avuto un impatto sociale così importante, tanto che siamo arrivati alla quarta edizione e ormai è un appuntamento fisso e mi ha permesso di invitare altri illustratori: per due fine settimana il canile di Alessandria diventa una sorta di galleria d’arte e unire due mondi così diversi, facendo anche del bene mi entusiasma sempre. 

(1) Dolomites Pirelli; © Riccardo Guasco, (2) Gusto, Sapori d'alta quota; © Riccardo Guasco, (3) Premio Architettura Bassano del Grappa; © Riccardo Guasco

Uno sguardo alla contemporaneità: come vedi la scena creativa italiana oggi e, da illustratore, ti preoccupa l’utilizzo in ambito creativo dell’intelligenza artificiale generativa?
La scena italiana per me è abbastanza florida e ricca; siamo in una golden age che non si vedeva da tanto. Ci sono tantissimi illustratori, tantissime mani diverse e non c’è uno stile univoco come accade in altre nazioni. A livello di stile, noi siamo molto più variegati, l’Italia del resto è così anche se pensiamo al suo territorio geografico. Negli ultimi dieci-quindici anni, ho visto nascere personalità varie e molto solide e quindi direi che l’ambiente creativo è tutto sommato fertile, sono nati anche tantissimi festival e corsi di illustrazione. Purtroppo negli ultimi anni, ho notato un certo sbilanciamento verso l’uso del digitale che, da un lato ti facilità la vita, ma dall’altro ti assorbe e ti fa perdere di identità. Alla fine tutti usiamo un po’ gli stessi due, tre programmi ed è proprio il software che ti “mangia”: quando hai delle cose da dire ma utilizzi lo stesso strumento, può essere penalizzante. Anche utilizzando l’intelligenza artificiale c’è questo rischio, ma voglio sperare che, essendoci comunque sempre l’uomo dietro la macchina, si continui a distinguere il valore di un disegno fatto da un’illustratore, da quello fatto dichiaratamente dalla nuova tecnologia. Il valore di un’opera sta nel pensiero, nell’imperfezione, nella fatica e nel tempo che ci metto e non in un clic. Ad esempio: io adoro Keith Haring e sarai disposto a comprare anche un pezzetto di carta con un suo schizzo a cifre esagerate; l’IA può realizzare qualsiasi disegno con lo stile di Haring, ma non potrà mai avere lo stesso valore di quel pezzetto di carta. Con quel pezzetto di carta, io acquisto non solo l’opera, ma il vissuto dell’artista e l’impatto che ha avuto nel mondo della storia dell’arte e non solo; qualcosa che non potrà mai essere contenuto in una stringa di comandi. Se questa cosa rimane ben chiara a tutti, posso anche accettare che questi due strumenti coesistano in maniera intelligente e che, magari, le nuove tecnologie ci tolgano solo le parti più noiose di un lavoro. Poi, siccome l’IA si ciba di lavori di altri senza riconoscere il diritto d’autore, è abbastanza ovvio che ci sono delle criticità da risolvere, ma non voglio entrare nel discorso legislativo ora. Ci sono delle falle da risolvere, ma vorrei rimanere ottimista e non fare il nostalgico.  

In chiusura, mi piace sempre chiedere ai creativi che intervisto qualche consiglio. Allora Riccardo consigliaci...

Un libro che ritieni fondamentale per la libreria di un creativo 
Sto molto sul tecnico e ai creativi consiglio “Disegnare con la parte destra del cervello” di Betty Edwards. Un manuale con tanti esercizi per capire come il cervello influisce sulla mano e il rapporto ravvicinato mente-braccio. L’ho incontrato per la prima volta in accademia e lo trovo ancora affascinante, un vero classico sempre in ristampa. 

Un account social must follow 
Al momento trovo molto interessante Masayasu Ukida, un artista giapponese che realizzava paesaggi incredibili a collage con carte ritagliate e incollate a mano, così dettagliati da sembrare dipinti. Lui è scomparso, ma la fondazione che porta il suo nome continua a postare sui social le sue opere suggestive e lontane dall’arte giapponese a cui noi occidentali siamo abituati. 

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montagna, illustrazione, milano cortina, Riccardo Guasco, Bassano del Grappa
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