Contemporary Culture in the Alps
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Martin Parr, uno sguardo obliquo sul Garda

L'ironia come indagine sociale del "sublime ordinario"

12.12.2025
Silvia M. C. Senette

© Martin Parr

Quando si pensa a Martin Parr, l’immagine che affiora è un mosaico vibrante di ombre e luci sature, di corpi esposti al sole e di colori portati all’eccesso. Il fotografo e fotoreporter britannico, scomparso a Bristol lo scorso 6 dicembre a 73 anni, è stato uno degli autori contemporanei più influenti e riconoscibili, capace di trasformare la documentazione sociale in un’opera d’arte al tempo stesso critica e disarmante. La sua carriera, che lo ha visto membro di Magnum Photos e curatore di festival internazionali, è stata una lunga indagine sulle stranezze e sui rituali della vita moderna, con una predilezione per il "sublime ordinario": quel sottile confine tra il banale e il bizzarro. Una sensibilità che non ha mancato di esercitare in Italia e, in particolare, sulle rive del Garda trentino.

© Martin Parr

Il suo approccio, marcato da colori carichi e da un uso deciso del flash, era lo strumento affilato che Parr utilizzava per raccontare con sguardo impietoso e sarcastico il turismo globale e le contraddizioni della società contemporanea. Le sue fotografie, allegre e colorate per volontà esplicita dell'autore, non mancano di rivelare "come viviamo e come ci presentiamo agli altri", cogliendo con una qualità spontanea e inattesa i momenti di messa a nudo dell'umanità.

© Martin Parr

La passione di Parr per le spiagge e i litorali è stata la spina dorsale di una parte significativa della sua opera. L'ossessione, nata nel Regno Unito negli anni Settanta - dove l'autore notava la forte tradizione fotografica balneare e la vicinanza della costa - lo ha spinto a esplorare lidi in ogni angolo del mondo, dal Messico alla Lettonia, catturando con il suo tocco l’etica del "lasciarsi andare completamente". Il Lago di Garda, con il suo affollato microcosmo di vacanzieri, è rientrato presto in questa mappa di indagine fino a diventare il suo soggetto balneare prediletto. Il legame è saldo e documentato: il Mag, il Museo Alto Garda di Riva del Garda, conserva un significativo fondo fotografico di sue opere iconiche realizzate nel 1997 nell'ambito del progetto "Sguardi gardesani". Questo fondo si compone di quasi trenta immagini e testimonia come il museo, consapevole del contributo della fotografia d’autore alla conoscenza dei luoghi, lo abbia coinvolto in questa riflessione sul paesaggio contemporaneo.

© Martin Parr
About the authorSilvia M. C. SenetteSono stata una bambina “multipotenziale” ante litteram. Ora sono una donna “multicomunicativa”: giornalista per curiosità e per una [...] More
Nel 1999, Martin Parr, affiancato da John Davies, puntò l'obiettivo sulla riviera lacustre. La sua visione ricca di umorismo e critica rivelava un’umanità esposta e quasi affannata, ritratta attraverso l'eccesso di colore e la composizione d'impatto. "Sguardi gardesani", un progetto che fu poi rilanciato con successo come "Nuovi sguardi gardesani" per continuare l’indagine sul paesaggio, ha beneficiato enormemente del suo occhio inclassificabile.

Il fascino esercitato dal Garda sull'artista si è rinnovato nel tempo. Parr, che aveva già prodotto immagini iconiche del Benaco risalenti al 1999, è tornato sulle sue sponde, in particolare a Sirmione, nel 1999 e poi nuovamente nel 2022. Questa attenzione per le rive gardesane è culminata nella mostra “Life’s a Beach”, ospitata a Palazzo Callas Exhibitions a Sirmione fino al giugno 2024. L'esposizione, che celebrava la spiaggia come quel raro spazio pubblico in cui si manifestano i comportamenti più stravaganti, era arricchita da scatti inediti realizzati da Parr sul territorio, in luoghi come il pontile del lido delle Bionde e la spiaggia Giamaica. L’immersione era totale: l’allestimento, definito "stravagante", era esso stesso un’esplorazione della cultura balneare. Una sdraio gigante posizionata all'esterno invitava i passanti a fermarsi, mentre all'interno, nella sala d’ingresso, un grande telo con un’immagine iconica fungeva da punto focale visivo. Le pareti ospitavano wallpaper di grandi dimensioni, mentre sdraio su tappeti d’erba, con fotografie stampate sui teli, trasportavano gli spettatori direttamente sulla scena rendendo la visita un'esperienza immersiva tra i suoni e i profumi del lago.
© Martin Parr

Ma a Parr tutto era concesso. La sua ascesa nel pantheon della fotografia era stata sancita negli anni Novanta, quando era stato presentato alla prestigiosa agenzia Magnum niente meno che dal "mostro sacro" Henri Cartier-Bresson in persona. Da lì, la sua influenza era esplosa in ogni direzione: prolifico curatore e autore, con oltre cento libri pubblicati, aveva creato la Martin Parr Foundation per raccogliere le sue opere e la sua vasta collezione. Il suo eclettismo lo aveva persino portato a dirigere, nel 2003, il videoclip musicale "London" dei Pet Shop Boys, confermandolo come una figura votata alla modernità e ai media digitali. La sua fama è tale che Parr detiene il record assoluto di più esposizioni contemporaneamente: nel 2000 il suo progetto "Common Sense" fu esposto in ben quaranta sedi espositive disseminate in dieci Paesi diversi.

© Martin Parr, Museo Alto Garda

Il suo percorso non fu, tuttavia, esente da sfide etiche. Parr, che ha sempre cercato di dare spazio a narrazioni complesse, si trovò al centro di una spiacevole polemica nel 2017 quando, come editor della riedizione inglese del libro "London" di Gian Butturini, fu accusato di aver veicolato messaggi razzisti. La controversia, nata da un'ambigua interpretazione di un accostamento fotografico, lo portò a dimettersi da un ruolo direttivo e a chiedere il macero delle copie. Un episodio che evidenzia la complessità delle scelte editoriali e l’acceso dibattito che spesso accompagna l’arte che indaga gli aspetti più sensibili del sociale.

Martin Parr, che con la sua morte lascia un’eredità custodita nei maggiori musei del mondo, ha regalato uno sguardo disincantato ma pieno di amore per le piccole umane assurdità. La sua opera sul Garda rimane una preziosa chiave di lettura per comprendere la vita, il tempo libero e le interazioni sociali sul lago: un patrimonio di "cliché" che invitano a guardarsi con autoironia.

© Martin Parr
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