Succedono tante cose, vol.1
Direttamente dal taccuino di YOMER

Uno se le appunta perché dice “prima o poi ci scrivo un nuovo articolo” ma le cose hanno questo difetto, vivono di vita propria e a una certa si sommano e quando diventano troppe è difficile starci dietro.
Ti ritrovi un taccuino pieno di note su cui vorresti dilungarti e invece non lo fai. La colpa la voglio attribuire alla società capitalista in cui siamo costretti a vivere. Al senso di iperproduttività che comanda le nostre giornate, dove siamo obbligati a lavorare minimo quindici ore al giorno e poi ad avere pure una vita sociale, tornare a casa distrutti per accarezzare i nostri animali domestici (figli umani per i meno fortunati).
Invece la realtà dei fatti è che io mi dimentico. Sia di prendermi del tempo per me e per scrivere sia di fare quello che mi metto in testa di fare. Quindi, proviamo ad aprire una nuova rubrica, più snella e facile da gestire. Una serie di notizie lampo e ricordi sparsi di quello che succede dalle nostre parti.
Nel 2022 stavo davvero ai minimi storici, fallimento lavorativo dopo fallimento non sapevo cosa fare della mia vita. Avevo sempre avuto questa presunzione che mi faceva pensare di essere capace, un giorno, con lo stimolo giusto, di potermi innalzare a scrittore di romanzi. Avevo pubblicato più che altro storie brevi e un romanzo mi sembrava un traguardo irraggiungibile. Invece poi succede che vengo licenziato la seconda volta in un anno, mi ritrovo pieno di rabbia e desiderio di riscatto e leggo, grazie al mio essere membro della Saav, di un premio per autori emergenti. Era settembre, ricordo. Scadenza per consegnare i manoscritti: marzo. Mi sono messo a scrivere ogni giorno dedicandoci anima e corpo. Ogni giorno entrando nello stesso bar, pagando un caffè, restando finché non calava il sole. Delle giornate le pagine erano decenti, altre volte erano completamente da rifare. Quando l’inverno stava per finire ho inviato il libro senza riporre alcune speranza di vittoria quindi immaginate la sorpresa quando ho scoperto che la mia storia assurda su gnomi disposti in maniera particolare nel giardino di un anziano era stata selezionata per finire pubblicata.
Ecco, la serata del 27 è un viaggio nelle storie dietro i libri. Ci saranno gli autori vincitori di tutte le cinque edizioni del premio, ci sarà la casa editrice Raetia, ci sarà la Saav, ci sarà pure il carismatico presentatore io.co. Fate lo sforzo di uscire di casa e, per una volta, andare ad ascoltare gente che vive di parole. Lo so che sembra strano ma vi posso assicurare che non c’è nulla di male.
Ok, basta con l’autopromozione, andiamo avanti che la lista è lunga e variegata.
Il mese scorso sono stato alla bellissima mostra di Samira Mosca, curata da Nicolò Faccenda, al Centro Trevi. Touch me not, nome della mostra e della pianta Mimosa Pudica (perché si chiude se la sfiori). Ho adorato questa metafora dato che la mostra era proprio così. Avvicinati, sfiorami, non mi sfiorare, ascoltami, stai lontano, guardami, prenditi del tempo per conoscere la mia storia, leggere il mio diario, vivere la mia esperienza, allontanati ancora, rifletti. Una serie di fotografie scattate da Samira durante il suo viaggio in Irlanda del Nord, mentre sfiorava la vita delle persone che incontrava per strada e si faceva raccontare di tutto. Una terra segnata dal conflitto e un passato quantomai attuale di lotta. Nelle foto i protagonisti erano sorridenti, almeno il 95%. Poi leggevi o ascoltavi e alcune storie erano pugni in pancia e ti mancava quasi l’aria. Ho immaginato Samira mentre passeggiava per le strade di Belfast e delicatamente attaccava bottone con gli abitanti. Samira ha occhi che sanno ascoltare. Durante la visita Nicolò è stato gentilissimo e si è preso del tempo per raccontarmi un sacco di cose che non sapevo sulla storia dell’Irlanda del Nord, ha un modo di parlare così affascinante, nutriente e rassicurante. È stato davvero un piacere e ovviamente sono un idiota a non avervi consigliato prima di andarci. Però ora sapete che potete (e anzi dovete) avvicinarvi con il dovuto rispetto a Samira e chiederle di raccontarvi di questa esperienza.
Non so se capita anche a voi di lasciare che si accatastino dentro a Spotify delle canzoni che dovreste ascoltare, prima o poi. A me succede spesso. Sto ascoltando molta musica delle nostre zone e ho deciso di farlo tutto in una volta.
Se conoscete il rapper Egreen vi farà piacere sapere che nella sua ultima compilation (o album?) “Fare rap non è obbligatorio 2” compare un giovanissimo talento di Bolzano. NickH o Nickhead o Nick ACCA / EICH (devo chiedergli una volta per tutte come si pronuncia il suo nome d’arte) porta un esempio delle sue barre (si usa così la parola barre? so essere un termine molto in voga nella scena ma davvero non ho idea di come si debba utilizzare, forse faccio prima a dire “porta le sue rime” ma suona così attempato). Ok: canta in un pezzo.
La canzone si chiama “BEN SCANDITE” scritto tutto grande che sembra urlato. Insieme a lui altra gente che non conosco e di cui non mi interessa perché a me interessa solo di Nick e mi interessa quanto cavolo stia crescendo. Ha iniziato giovanissimo e il bello è che adesso è ancora giovanissimo. Come è possibile questa cosa non lo so. Iniziare presto, con tutto questo talento, e finire a rappare su compilation di portata nazionale. Nick milita anche nel collettivo Supermarket, che è tipo il progetto più promettente degli ultimi dieci anni minimo e di cui parlerò dopo.
Ho ascoltato anche la nuova canzone di Zelda Mab, nome d’arte di Gloria Abbondi e c’è poco da dire. Ve lo dico con le parole di Umberto Eco: “Spacca di brutto”. C’è una cura meticolosa dietro a ogni dettaglio. Io adoro le sue ritmiche. Non sono mai noiose e ripetitive e riesce sempre a trovare una chiave punk e fresca in quello che fa. Il pezzo si chiama “Blu Cobalto” e devo chiederle di mandarmi il testo per un ascolto più approfondito. Il giro di basso mi è rimasto in testa per ore. Mi piace quando un’artista decide di votare la propria esistenza alla sua arte e Gloria lo fa, curando ogni aspetto, non solo la musica ma anche i video, le fotografie, le animazioni. C’è un sacco di dedizione al progetto e non posso fare altro che ammirare, io che mi stanco dopo aver buttato giù due parole.
Certo, ovviamente ho ascoltato anche “Principianti” di Anna Carol. Non vivo sotto terra. È che io sono uno scorpione e siccome sto aspettando che mi risponda a un messaggio che le ho scritto a settembre, ho deciso di serbare rancore perché mi ha lasciato in attesa.
Dai, la smetto, non ha senso fare il coglione alla mia età. Anna è riuscita a fare quello che tutti noi bolzanini pensavamo fosse impossibile: uscire da Bolzano. Il suo album è intenso, romantico, spensierato e profondo. La sua voce è lenzuola fresche di bucato dentro le quali vuoi immergerti. Sono così orgoglioso di lei, non avete idea. Ogni volta che su Instagram appare una foto di un suo concerto o di quello che sta facendo i miei occhi si illuminano. Sta facendo passi in avanti lunghissimi (credo che le gambe infinite la aiutino molto in questo). I testi poi, vorrei soffermarmi un attimo su quello che a parer mio rende il suo prodotto superiore a tutto quello che c’è sul mercato attuale. Le parole che usa, le frasi, è cantautorato a livelli altissimi, è poesia (sapientemente mescolata insieme alla filosofa e scrittrice contemporanea Sonia Lisco). Non solo è uscito il vinile di Principianti, ma anche un libro “Tecniche per non imparare a ferirsi”. Poi vi direi pure di guardare il video di “Brutto modo di morire” dove potrete ammirare le evoluzioni corporee di Giulia Tornarolli, performer e artista che definire locale è poco.
Io tifo per Anna Carol perché in lei vedo tutto quello che di buono c’è da noi. Le montagne che ti mettono alla prova, ti temprano. Il freddo e la noia che ti portano a scrivere e desiderare di scappare. L’esplorazione derivata dallo stare all’estero e cambiare punto di vista viaggiando. Il rapporto ossessivo con lo strumento, la cura smisurata verso la forma della propria voce, cresciuta tra lingue diverse.
Aver avuto la fortuna di incrociare i nostri percorsi più volte è qualcosa che conserverò gelosamente mentre la guarderò diventare ancora più grande.
A proposito di realtà che stanno crescendo. Mi sono inserito abusivamente in una riunione del collettivo Supermarket, i vincitori (tra le varie cose) dell’ultima edizione di Uploadsounds. Io mi aspettavo di andare in una saletta puzzolente e ascoltare dei giovani fare delle scrause prove. Con i loro strumenti in mano e via a spruzzare note e allegria. Invece avevano appunti, schemi, uno schermo, un tavolo, un dibattito acceso, argomenti da affrontare, una scaletta, un moodboard. Non c’era una lattina di birra all’orizzonte. La professionalità che permeava l’aria della stanza era febbrile. Le nuove generazioni, quelle la cui adolescenza è stata compromessa dal Covid per intenderci, hanno impiegato quel tempo per farsi un mazzo colossale e ora emergeranno prendendosi tutto quello che riusciranno ad afferrare. Raramente ho avuto a che fare con musicisti con una visione così lucida di quello che vogliono. Spero di avere presto fresche notizie da condividere con voi.
Concludo annunciando che a fine mese (aspetto che Robi mi dica precisamente quando) (ok mi ha risposto lunedì 31) da Picchio inaugurerà la mostra di uno dei miei artisti locali preferiti: Matteo Lescio. E non lo dico solo perché sul mio corpo ci sono una serie di sue opere in inchiostro e ago, eh no, ma pure perché considero sia arrivato il momento di fare onore a chi riesce a spaziare tra così tante discipline diverse. Musicista, chitarrista, urlatore, distruttore di amplificatori e poi tatuatore, illustratore, disegnatore, collezionista, sperimentatore, animo sensibile.
Ok, ora mi fermo che devo correre a casa e farmi qualcosa da mangiare prima di andare a una performance di un amico e piangere. Io faccio questo quando sono chiamato a sostenere le persone a me care: piango. Spesso sono lacrime di gioia, delle volte c’è pure una goccia di invidia ma di quella sana, quella che mi fa venire voglia di fare di più.
Grazie per la cortese attenzione, un caro saluto e a presto.