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September 22, 2022

Oltre il limite: la mostra personale
di Laura Urbani

Stefania Santoni

Oltre il limite è la mostra personale di Laura Urbani, artista emergente trentina. Inserita allʼinterno della rassegna culturale Invito al viaggio firmata AnDROmeda, lʼesposizione è la narrazione artistica di un vissuto personale molto denso e profondo. 

Laura Urbani, giovane autodidatta che convive con una malattia rara, a partire dal 2019 inizia a maturare una ricerca stilistica ed espressiva attraverso lʼarte astratta.  Lo studio e la continua analisi delle sfumature delle emozioni la guida verso lʼutilizzo di stucchi garze, tessuti, ghiaie e altri materiali. La natura e la dimensione istintuale delle sue opere artistiche trova così definizione nel concetto di Art Brut.  I lavori di Laura sono frutto di una profonda necessità di comunicare i conflitti interiori, esprimendo e liberando attraverso lʼarte i dolori della limitazione della malattia legandoli al tempo stesso alle gioie della vita. 

laura urbani

La sua arte è un tentativo di bordare una profonda matrice emotiva. E per questo ci parla di lacerazione, spaccatura, rottura, cioè di qualche cosa di profondamente ossimorico rispetto al modo in cui siamo soliti immaginarci la bellezza. Si pensi allʼarte classica, al senso delle proporzioni, dellʼequilibrio e dellʼarmonia: il canone della bellezza rispettava e rispecchiava questi prerequisiti e certamente non aveva nulla a che vedere con il senso della perdita. Qui, invece, ogni pennellata, tratteggio e utilizzo della materia è narrazione che non esclude il dolore, ma che anzi sublima ed eleva la ferita: ogni opera è un omaggio alla bellezza della fragilità, a quella rosa che resta in vita solo un giorno. 

La produzione artistica di Laura Urbani si divide in due periodi stilistici. Il primo, la Mente, dove le riflessioni interiori trovano manifestazione in tele di diverso formato caratterizzate da una sperimentazione della composizione cromatica e delle forme. Qui il colore è vissuto e interpretato come uno slancio vitale, una forza di attaccamento reattivo alla vita. Il Corpo, il secondo periodo, si traduce invece in una serie di tele di grandi dimensioni e dello stesso formato. È una vera e propria analisi della corporeità. I colori dominanti, più cupi rispetto alla fase precedente, sono il nero, il grigio, il bordeaux. Lʼesperienza della malattia permette alla pittrice di concentrarsi sugli strati interiori, sviscerando le sfumature più crude e nascoste e riportandole visivamente attraverso la fisicità dei materiali. Laura effettua una vera e propria analisi dei corpi e dei suoi contrasti, mettendo in atto una sorta di screening volto sia a comprendere il senso e il significato di ogni parte del corpo, ma anche a scomporre il problema in maniera sistematica, perché sapersi è salvarsi. 

La produzione di ogni opera è connessa allʼidea di dare forma a ogni emozione, al dolore, alla rabbia, alla tristezza: ogni tela si trasforma nella pagina di un diario dove al posto delle parole troviamo tratteggi, colori, pennellate, materia. E tutto questo è possibile anche grazie allʼutilizzo di vernici eterogenee, che sono opache, lucide, satinate a seconda di quanta luce desiderano riflettere.

Metafora2

Altro aspetto degno di nota delle opere di Laura Urbani è lʼindagine oltre lʼordinario, il desiderio di spingersi (e spingerci) al di là della superficie delle cose. Si tratta sempre di un tentativo di rimozione della scorza, di una ricerca del succo delle cose, di andare al di là del limite: e questo aspetto si riscontra anche nellʼassenza di cornici intorno alle tele, che in questo modo non finiscono mai. Sono illimitate, nello spazio ma anche nel tempo. 

Una delle tele più emblematiche è Cipo. Lʼopera è divisa in due parti da una linea materica nera. Al di sopra si trovano il bianco irregolare e lʼoro, mentre al di sotto una sezione di nero lacerato da tanti fili di juta e per finire uno strato di ruggine. La linea nera suddivide in maniera netta il mondo mentale da quello viscerale. Ogni elemento, nella sua disposizione, va così ad assumere un particolare significato.

Il bianco, emblema della mente, è la summa di tutti i colori che sono espressioni specifiche di determinati stati dʼanimo. Lʼirregolarità suggerisce le imperfezioni, le diversità insite in ognuno di noi che non devono essere tenute nascoste e concepite come errori, ma valorizzate nella loro bellezza imperfetta. È proprio per questo che Laura sceglie di utilizzare il colore bianco che molto frequentemente nella cultura artistica ha assunto il ruolo di perfezione: questo accostamento vuole suggerire una nuova narrazione dellʼessere umano, quale creatura meravigliosa che convive con le proprie debolezze e fragilità. Accogliere lʼimperfezione è la vera bellezza. 

La linea dʼoro è lʼelemento più prezioso di tutti e rappresenta gli affetti, troppo spesso sottovalutati.

La linea materica nera guida lʼosservatore al passaggio alla dimensione viscerale e quindi più corporea. Il soggetto dellʼopera è il nero centrale con le linee di juta. Questa sezione è stata realizzata bucando ripetutamente la tela per far passare da una parte allʼaltra il filo. Anche il retro fa quindi parte dellʼopera: indica il lato che non è visibile agli occhi della gente o della maggior parte di essa; è indice delle ferite nascoste che ogni persona possiede dentro di sé e che difficilmente fa trasparire, per paura del giudizio e della non comprensione. Il tempo in cui viviamo sembra sempre più attento a promuovere unʼidea di invincibilità che segue canoni utopistici e non raggiungibili.

La parte anteriore rappresenta quello che la malattia comporta. I fili formano lʼintestino. Si tratta di fili grezzi, taglienti, laceranti simbolo di un dolore che segna e lascia ferite profonde. Il nero, lʼassenza di colori, è inserito a questo livello dellʼopera: racconta il vuoto che crea la malattia. È una sorta di silenzio assoluto che si contrappone al caos dirompente dei dolori lancinanti.

Per finire la ruggine, che è quello che il tempo trasforma e invecchia; quello che inevitabilmente porta alla rottura causata da sollecitazioni perpetuate nel tempo: è la fine naturale di tutte le cose. La composizione nel suo intero è quindi una fotografia del corpo: testa (bianco), cuore (oro), intestino (nero con juta), gambe (ruggine).

Altra opera degna di nota è Metafora. A livello macroscopico si distinguono sulla tela due aree divise centralmente da una linea materica nera e una linea oro. La parte superiore coincide con il nostro lato esposto allʼumanità e quotidianità ed è a sua volta divisa in altre due sezioni. Il giallo indiano apicale è la gioia, la positività che nonostante tutto si relaziona con il mondo esterno. Subito sotto ecco che compare una parte grigia: vista da vicino porta lʼosservatore a soffermarsi sulle crepe e sulle irregolarità. La linea dʼoro rappresenta anche in questo caso gli affetti più cari.Metafora3

La linea materica suggerisce invece il passaggio allʼinterno. Gli strati immediatamente sottostanti raffigurano la nebbia fitta che spesso ci impedisce di scorgere la meta, di non capire ciò che arriverà dopo. Questa sensazione di incertezza ci obbliga a soffermarci sul passo, su ogni singolo passo: in questo modo impariamo a rallentare, a muoverci con lentezza, a cogliere intenzione in ogni singolo gesto.

La rete bucata sullo sfondo nero indica invece la condizione di prigionia che la malattia fisica porta. È la mente intrappolata in un corpo che non risponde, una gabbia che ci limita e ci mette in una condizione di precarietà. 

Infine, alla base, si scorge del giallo indiano che, anche se sporco di nero e grigio, mantiene la sua integrità: questo colore, collocato nel punto più basso dellʼopera, ci suggerisce lʼenergia resiliente e reattiva insita in noi.

La produzione artistica di Laura Urbani è un racconto della fragilità dellʼessere umano: un invito a fermarci per vivere un tempo lento e disteso. Un tempo di cura degli affetti, di dedizione, di ascolto di sé. Di empatia e di piccoli assaggi di bellezza quotidiana. 

 Foto_LauraUrbani

Immagini Laura Urbani

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