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December 7, 2021

Angelus Loci: Vehuiah, il talismano di Elisa Grezzani per la città

Maria Quinz

Siete fermi da qualche minuto, o forse più, in mezzo al via vai del centro di Bolzano, mentre le persone vi scivolano accanto in più direzioni. Alcune distratte, altre incuriosite e – come voi – con il naso all’insù. Non potevate non notarlo: si staglia all’incrocio tra via Goethe, via Leonardo da Vinci e Piazza delle Erbe. Proprio in quello spazio urbano che – per tradizione – nella tarda mattinata del 24 dicembre si gremisce di bolzanini che salutano l’arrivo delle festività con un calice di bollicine in mano e l’ottimismo nel cuore.

È una visione inaspettata quella che vi si para davanti: un enorme arazzo rettangolare (6,8 x 3,4 m) tessuto a colori accesi con inserti dorati, appeso tra i palazzi con robusti cavi metallici. Di giorno l’arazzo scintilla al sole, imponendosi alla vista, la notte si fonde con la città, tra le ombre disegnate dai lampioni. 

Riconoscete anche voi due ali spiegate seppur smaterializzate? Vi pare, poi, di cogliere un leggero fluttuare e un lontano eco di squilli di trombe (angeliche)? Visualizzate un oggetto che ricorda uno stendardo medievale, ma è, al tempo stesso, futuristico e gioioso: di una specie mai vista. Vi accoglie da lontano e forse vi sta indicando una via. Ma quale? E dove porta? Verso una qualche città degli angeli? 

Stiamo parlando dell’opera “Vehuiah” di Elisa Grezzani, un grande arazzo in tessuto Jacquard coloratissimo, una sorta di “talismano”, realizzato all’interno del progetto “Angelus loci” – ideato e curato da franzLAB, in collaborazione con l’Azienda di Soggiorno di Bolzano, su incarico della Città di Bolzano. Assieme a Elisa Grezzani sono stati coinvolti nel progetto altri tre artisti altoatesini – Carla Cardinaletti, Michael Fliri e Hubert Kostner – che insieme a Elisa Grezzani si sono confrontati con il concetto di “angelo del territorio”, sotto forma di un’installazione site specific per la città. Il serafino di Elisa Grezzani è Vehuiah: angelo a sei ali di pura luce o fuoco, appartenente alla più alta gerarchia celeste, che secondo la Kabbalah è portatore di energia luminosa e dissipatore del caos. 

Sono felice di chiacchierare un po’ con Elisa Grezzani – artista affermata a livello internazionale, originaria di Bressanone, che vive e lavora tra Bolzano e Bologna – e cogliere più da vicino tutta l’energia e l’entusiasmo che emana da ogni suo lavoro.

Untitled-3 copiaElisa come ti sei avvicinata al tema degli “angeli”? E cosa ti ha maggiormente appassionato in questo progetto artistico per la città di Bolzano?
Ho apprezzato molto l’approccio al tema proposto da franzLAB: la possibilità di indagare la figura dell’angelo senzaassociarla necessariamente alla tradizione cristiana, ma con una  prospettiva più ampia, rivolta a quelle “presenze” che hanno una funzione di protezione e mediazione tra l’umano e il divino e che si ritrovano in tantissime culture. In tal senso questo lavoro è in linea con la mia pratica, dove ricerco costantemente, attraverso l’arte, una sorta di mediazione tra queste due dimensioni. Per il mio angelo mi sono ispirata a raffigurazioni del XIV secolo che ritraevano schiere di angeli, tra i più vicini a Dio, i serafini, e in particolare a Vehuiah. Una creatura incorporea fatta di luce e sole ali: ali che coprono il viso, ali che coprono il corpo e ali per volare. Ho scelto una figura così astratta proprio per slegarmi dall’immagine del Natale cattolico e creare una visione in cui potessero identificarsi in molti. La mia idea è che quest’angelo sia come un oggetto magico: portatore di energie positive, simbolo di rinascita, pace, forza e rigenerazione. Considerando il periodo che stiamo vivendo, mi sembrava di buon augurio per la città e non solo. I destinatari sono tutte le persone che hanno il piacere di accogliere quest’opera, ognuno a suo modo. 

Ci potresti descrivere il tuo Angelus loci? 
Ho scelto l’arazzo in tessuto Jaquard per creare un’opera di grandi dimensioni, pur essendo fondamentalmente, una pittrice. In quest’ultimo anno ho sentito forte l’esigenza di uscire dalla bidimensionalità del quadro e portare la pittura nello spazio attraverso altre tecniche e materiali, tra cui il tessuto. La mia passione per il tessuto viene anche dalla fascinazione verso altre culture, penso per esempio alla lavorazione dei tappeti Kilim – che seppur con un’altra tecnica – sono realizzati site specific, apportando energie diverse nel luogo in cui sono custoditi e vissuti, a seconda delle raffigurazioni che presentano. In questo lavoro, alla base c’è comunque la pittura: ho selezionato parti e dettagli di un mio quadro  che ho fotografato ad altissima risoluzione e ricomposto a computer. I dettagli svincolati dal loro contesto originario perdono riconoscibilità e acquisiscono un nuovo status espressivo: macchie di colore e singole pennellate ricomposte che vanno a creare un “humus” da cui partire per la creazione di nuove opere. Un tema a me caro in pittura e che qui ritorna, è quello della distruzione/creazione: prendo qualcosa di finito, lo vado a rompere per creare qualcosa di nuovo come in un ciclo vitale. I colori sono i “miei colori” che utilizzo in pittura. Ho voluto anche inserire il tema del “positivo/negativo” e il gioco degli opposti: opposti come vita/morte, uomo/Dio, salute/malattia, morte/rinascita. Quindi ho scelto colori molto contrastanti tra loro, oltre all’oro, realizzato con fili di lurex,  – che richiama un po’ di più l’immaginario del Natale tradizionale e fa letteralmente brillare l’arazzo.Dokument_2021-10-06_155933 copia

Qual è il funzionamento dell’opera nel contesto che l’accoglie? 
Ho scelto di inserire l’arazzo all’interno della città, senza un’illuminazione artificiale, con l’idea di rendere l’opera parte integrante del paesaggio durante il periodo dell’esposizione, sottoponendola anche alla pioggia e alle intemperie. Non volevo che fosse messa su un piedistallo, protetta e illuminata, con una chiara dichiarazione della sua vocazione artistica, cosa che avrebbe implicato una maggiore distanza dalle persone. Naturalmente può capitare che qualcosa succeda: che l’opera perda di luminosità o cambi nel tempo e questo aspetto mi piace, perché vuol dire che è viva. Potrò sempre riprenderla in mano in un secondo momento per degli interventi – dei ricami o la pittura, per esempio – e innescare un cambiamento, una rigenerazione dell’opera. 

Quali sfide (tecniche) hai affrontato dal punto di vista realizzativo?
La sfida tecnica maggiore è stato il lavoro di tessitura del tessuto Jaquard, nell’adattare il mio collage alle macchine anche se ho potuto contare su artigiani e tecnici di grande eccellenza. Parliamo di 40.000 pixel da trasporre nella tessitura con tutti gli incroci necessari da impostare sui macchinari per ottenere i colori desiderati. Il lavoro è stato molto lungo; sono stata a Bergamo a stretto contatto con i tecnici, lavorando sui file e seguendo la tessitura passo passo, cosa che mi ha appassionato molto. ANGELUS_LOCI_VCASALINI_WEB_03 copia

Come si inscrive quest’ultimo progetto artistico all’interno del tuo percorso creativo e professionale?
Si inserisce bene nel mio lavoro perché lo spazio pubblico è sempre stimolante per me: può colpire la sensibilità di molti e quindi mi sfida a creare un’opera democratica, che agisca positivamente sui luoghi, arricchendo le persone, anche chi non ha studiato storia dell’arte: un bambino o un anziano, per esempio. Mi piace l’idea di dare un valore aggiunto allo spazio in cui viviamo – senza il voler piacere a tutti – facendo una cosa buona. 

Quali altri materiali, temi e idee ispirano il tuo lavoro?
Tra i temi ricorrenti c’è sicuramente il paesaggio. Ho studiato pittura  nelle Marche, a Urbino – dove non c’era molto altro, oltre a quello – e lì il paesaggio mi ha segnato: in forma di luce e colore.
Nell’ultimo anno, nella pittura mi sono indirizzata più verso l’astrazione: al momento il mio paesaggio è l’universo. Lavoro abitualmente in serie, a più opere, e questo mi dà la facoltà di mantenere una certa distanza psichica e di concentrarmi su forma e colore. Per quanto riguarda le tecniche, lavoro principalmente con olio su legno, ma anche con bombolette, acrilici, chine, resine. La mia pittura è un lavoro di stratificazione a più livelli in cui domina la ricerca estetica e armonica e dove, naturalmente, entra tutto il mio mondo. Elisa Grezzani © Ivo Corrà copia

Elisa a cos’altro stai lavorando al momento? Hai particolari progetti per il futuro che ti piacerebbe raccontarci?
Al momento ho più progetti aperti con la Galleria Stefano Forni di Bologna che mi rappresenta. Ho iniziato quest’anno una bella collaborazione con loro, che mi ha portato a esporre a Basilea e di recente a Art Basel a Miami, mostre a cui faranno seguito altre tappe negli Stati Uniti. Adesso ho la necessità di concentrarmi sulla pittura, dopo un periodo intenso di esposizioni, tra cui una personale a Palais Mamming e le installazioni site specific per l’Hotel Aurora e il negozio Oberrauch Zitt a Merano, un triangolo meraneseche ho trovato particolarmente stimolante, perché mi piace quando l’arte incontra ambiti differenti. Tuttavia – come richiede anche la stagione invernale – ora per me è il momento di ritirarmi e dedicarmi alla pittura, generando nuovo “humus” per i tempi che verranno.

 

Il progetto “Angelus Loci” fa parte del programma del Natale di Bolzano- Città degli Angeli e le opere degli artisti saranno visibili fino al 6 gennaio 2022. Un talk con Carla Cardinaletti, Michael Fliri, Elisa Grezzani e Hubert Kostner – in collaborazione con il Südtiroler Künstlerbund – si svolgerà il 15 dicembre alle 18:30 nello spazio eventi H1 della Fiera di Bolzano. Eva Gratl, curatrice e storica dell’arte, modererà il dialogo.

Immagini: 1, 4 Valentina Casalini; 2, 3 Elisa Grezzani; 5 Ivo Corrà

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