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September 7, 2021

“The Polar Silk Road” di Gregor Sailer
al Lumen

Text Claudia Preziuso
Photography Nina Harrasser

In cima al Plan de Corones svetta il nuovo progetto fotografico di Gregor Sailer, artista tirolese che ha già vinto numerosi premi internazionali per i suoi scatti tra aree urbane desolate.

La mostra The Polar Silk Road è ospitata negli spazi sempre suggestivi del Lumen, ed è il risultato di una ricerca durata quattro anni, in cui il fotografo ha raggiunto il circolo polare artico per indagare gli avamposti umani al nord, alla fine del mondo.

Esperienza di per sé emozionante, dovete immaginare un uomo che affronta condizioni climatiche avverse:  distese sterminate di ghiaccio e neve, temperature che superano i 50 gradi sottozero, dove l’equipaggiamento, la preparazione e il coraggio a volte non bastano.gregor sailer 2

Ma il progetto di Sailer suscita il vivo interesse dello spettatore1 per la sua straordinaria attualità geopolitica, come suggerisce il titolo stesso. È dalle prime esplorazioni che L’Artico è oggetto di contesa e sogno di progetti imperialistici. Un sogno non più proibito, ora che il riscaldamento globale scioglie i ghiacci e renderà accessibili i giacimenti petroliferi. Lo sanno bene Cina, Russia e le potenze occidentali.gregor sailer 4

Lo sguardo di Sailer, allora, restituisce la molteplicità di insediamenti umani in quelle meravigliose terre, dove la natura è ancora piena e ostile e grida tutta la sua forza. Le fotografie ci mostrano architetture inaspettate, edifici militari, osservatori e luoghi di ricerca, dalle forme e i materiali inusuali, circondate da distese bianche, dove il ghiaccio e il vento gelido confondono cielo e terra. In ogni scatto il contrasto tra lo sforzo della tecnica dell’uomo e la potenza della natura bruta è evidente, eppure – e qui c’è tutta la bravura dell’artista – gli scatti sono di una bellezza emozionante.gregor sailer 1

Abbiamo chiesto al fotografo austriaco di raccontarci da dove nasce l’idea di un progetto così impegnativo: “l’Artico mi affascina da anni. Già per il mio progetto Closed Cities ho lavorato in Siberia. Nel 2017 ho cominciato a fare delle ricerche specifiche: ho esaminato le intricate relazioni politiche ed economiche che hanno determinato gli attuali sviluppi nelle regioni artiche. Nel 2018 la Cina ha parlato per la prima volta della “via della seta nordica” in riferimento alla sua politica economica dei prossimi anni. Così è nato il progetto: mostrare le relazioni economiche, politiche e quindi militari, che interessano la regione attraverso l’architettura. Il processo fotografico è spesso preceduto da mesi di ricerca e organizzazione. La cooperazione con i militari in particolare richiede tempo e spesso finisce in vicoli ciechi. L’argomento è politicamente molto sensibile, quindi continuavo a imbattermi in porte chiuse. La logistica a queste latitudini è estremamente costosa. C’è voluto del tempo per organizzare le cooperazioni, per ottenere i permessi di accesso e le foto, e ci sono stati ripetuti contrattempi e cancellazioni. Infine, ma non meno importante, la selezione finale delle immagini è stata determinata dai permessi concessi. gregor sailer 5

Visitare quei luoghi che ora si possono vedere nel libro o nella mostra è stato affascinante. I luoghi e le costruzioni architettoniche hanno spesso un carattere oggettuale, sono calmi e chiari nella loro estetica, e hanno un significato simbolico all’interno del progetto, rimandano talvolta ad altri luoghi. Lavorare con il banco ottico analogico in completa solitudine esposto alle avversità dell’Artico; temperature estreme, tempeste, whiteout, il pericolo degli orsi polari, è stato fisicamente, psicologicamente e tecnicamente molto impegnativo. Spesso sembrava surreale, a volte minaccioso. Lavorare in un paesaggio infinito come la calotta glaciale della Groenlandia ti fa sentire piccolo, eppure è spaventoso vedere in quanto poco tempo e con che ritmo gli umani sono riusciti a compromettere con le loro azioni il sensibile ecosistema artico”.

Foto: Nina Harrasser

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