Culture + Arts > Visual Arts

June 18, 2021

“Rock the Mountain!”: una montagna di dischi (letteralmente) a Palazzo Roccabruna

Claudia Gelati

Vi sfido. Chiudete gli occhi e provate a pensare a un paio dei vostri album musicali preferiti…di quelli dove vi basta una nota per emozionarvi o per partire con un air-guitar che Jimi Hendrix #levati. 
Fatto? E qual è la prima cosa che istintivamente vi è venuta in mente? Scommetto che, ancora prima del ritornello di quel riff da panico, la prima primissima cosa è stata la copertina. Non è forse così? La verità è che io non credo si possa pensare a un disco che abbiamo ascoltato e amato senza visualizzarne subito la cover, associandolo magari ad un momento particolare della nostra vita. La copertina degli album è un po’ come la prima impressione che hai di una persona o l’antipasto in una cena: per quanto possano essere a volte fuorvianti o incompleti, ci riveleranno comunque qualcosa di quello che stiamo per mangiare o di chi stiamo per conoscere. 

TFF69_LukasDelGiudice_RockTheMountain_Web06

Grafica pura, fotografia, collage: le tendenze del gusto e le tecniche utilizzate: le copertine degli album, e in particolare quelle dei dischi in vinile con quel loro bel formato quadrato, sono un’istantanea della cultura popolare, del tempo che fu ma anche del gusto visuale dei nostri giorni, visto il risorto interesse per il formato fisico rispetto a quello digitale e le vendite dei dischi sempre in rialzo da qualche anno a questa parte. 
Come la musica influenzi il mondo della progettazione e la cultura pop –e viceversa– non è certo un segreto: l’equivoca banana sul primo album dei Velvet Underground o la vera cerniera applicata sulla copertina di Sticky Fingers dei Rolling Stones, entrambe firmate dal genio di Andy Warhol (che in realtà iniziò ben prima a mettere la pagnotta in tavola grazie alla cover art), le conosciamo tutti. 
Ma potremmo anche citare Peter Blake (“Stg. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”dei Beatles) o Milton Glaser, che ci ha lasciato in eredità non solo il marchio forse più riuscito della storia delle identità visive, ma anche l’iconica grafica psichedelica del poster di Bob Dylan per la CBS Records del 1967. 
Personalmente, da nerd musicale vedo le copertine dei dischi come un anticipazione di quello che mi sta aspettando tra i solchi del vinile; mentre come progettista mi perdo alla ricerca infinita del “chi ha progettato cosa che ha progettato cosa?” e non ne esco più; colori, tipografia, gerarchia tra testo e immagine…vorrei sempre saperne di più, nell’attesa di progettarla anche io una cover per un disco in vinile. 

Sapete qual è il paradosso, poi? Che anche se la musica diventa sempre più smaterializzata, noi continueremo ad essere legati all’idea materica della copertina.Negli ultimi vent’anni l’industria musicale e il mondo della distribuzione ad essa connesso, hanno subito innumerevoli cambiamenti: oggi siamo maggiormente inclini ad acquistare l’abbonamento al servizio di streaming, che non il prodotto musicale di per sé, ad esempio. Eppure anche se fatta di pixel, ridimensionata ad una quadratino in basso a sinistra della schermata, a portata di pollice sullo smartphone, non possiamo e non vogliamo rinunciarci.

TFF69_LukasDelGiudice_RockTheMountain_Web07

Ma chi di cover di vinili ne ha collezionate un bel po’ è sicuramente il Museo Nazionale della Montagna di Torino che, insieme alla Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato di Trento, presenta “Rock the Mountain! La montagna nell’iconografia della musica pop” una mostra che, come possiamo già intuire dal titolo, indaga l’inaspettato e proficuo incontro tra montagna e industria musicale internazionale, dagli anni ’70 fino ad oggi. La mostra si inserisce nell’ambito degli eventi legati alla seconda parte del 69° Trento Film Festival e, dopo averla visita Venerdì scorso, posso dire: ma davvero? Davvero così tante montagne sono comparse sulle copertine dei dischi? Ne avevo già in mente una decina, ma sono uscita con una lista di album da vedere e ascoltare ben più lunga. 

TFF69_LukasDelGiudice_RockTheMountain_Web01D’altronde la montagna, con la sua mutevolezza, è forse l’elemento naturale che si presta a più interpretazioni possibili. Per il suo protendersi verso l’altro, per alcuni è sinonimo di spiritualità, mistero, intrigo e esoterismo; per altri ancora è sinonimo di pace, silenzio, equilibrio e comunione con la natura.
Per quella metà del mondo che non ha la fortuna di viverci, essa rappresenta la vacanza per antonomasia e di conseguenza assume svariate sfumature che variando in base alla stagione: si va dall’esotico, al kitsch hardcore delle sfavillanti tutine da sci vintage, fino all’estasi per tanta magnificenza in natura. Montagna è anche vetta da scalare, ostacolo da superare, percorso impervio, metafora di vita. E ancora, quanti altri significati si potrebbero attribuirle… 
La montagna che emerge poi da queste copertine, oltre che essere sempre mutevole e carica di significati diversi, è sicuramente trasversale: dal rock al soul, dal folk al metal, dall’elettronica alla disco music, fino alla ricerca e alla sperimentazione d’avanguardia… non c’è alcune genere che non abbia sfruttato l’immaginario montano. Visitando la mostra sembra quasi di camminare in mezzo ad una variegata e pazza playlist tridimensionale: chi lo dice che non si può ascoltare Battiato, i Deep Purple e poi Noel Gallagher?! Tra l’altro, nel percorso espositivo sarà possibile scegliere la colonna sonora della propria visita ascoltando una selezione di brani tratti dagli album in mostra direttamente dal proprio smartphone, semplicemente inquadrando il QR-Code. 
Tuttavia nelle canzoni stesse degli album selezionati ed esposti, le pareti rocciose e i prati verdi compaiono ben poco, generando quello che sembra –come scrivono i curatori della mostra– un “cortocircuito tra estetica e contenuti”. 

TFF69_LukasDelGiudice_RockTheMountain_Web04

La mostra riesce, però, nell’impresa di raccontare i tanti modi di percepire la montagna attraverso le sei diverse sezioni che, con accostamenti talvolta inaspettati ed irriverenti, offrono molteplici spunti di riflessione.(spoiler: I Beatles non sono mai stati così vicini a Julie Andrews e…Heidi). “Rock the Mountain! La montagna nell’iconografia della musica pop” è visitabile a Palazzo Roccabruna a Trento fino al 21 Agosto 2021, per poi volare a Novembre a Bilbao, grazie alla collaborazione con il Mendi Film Festival. È inoltre disponibile il catalogo della mostra, acquistabile qui

Restando in tema di note e musica, vorrei darvi quel “LA” in grado di spingervi a prendere il treno o la macchina in direzione Trento per visitare questa curiosa mostra, citando un album per sezione. Siete pronti? Musica maestro! 

Visioni
Deep Purple – In Rock (1970)
Chi non lo conosce?! La copertina del quarto album del gruppo è una caricatura del Monte Rushmore nel Sud Dakota, dove i quattro presidenti americani vengono rimpiazzati dai cinque componenti della band. D’altronde ‘rock’ significa anche roccia, no? 

Scenari 
Elton John – Caribou (1974)
La figura di Elton John, con occhiali rosa e camicia tigrata, si staglia di fronte alla silhouette delle montagne rocciose; l’album prende infatti il nome dai Caribou Ranch Studios in Colorado dove venne registrato.

Esplorazioni
Eagles – The Best of the Eagles (1985)
La Highway 163 che corre verso Ie montagne rocciose e i paesaggi della Monument Valley; immagini dai road movie che tanto amiamo.  

Sport 
David Lee Roth – Skyscraper (1988) 
Per la foto di copertina, il cantante dei Van Halen si cimenta per davvero su una parete rocciosa di quasi tremila metri all’interno del Parco Nazionale di Yosemite, in California. 

Colonne Sonore
The Sound of Music – Rodgers & Hammerstein (1966)

Cervino 
Depeche Mode – Construction Time Again (1983)
Il Cervino: così bello, maestoso e perfetto da prenderlo a martellate. Devono aver pensato lo stesso i Depeche Mode, spedendo in quota un aitante fabbro. 

 Web

photo credits: Lukas Del Giudice

 

Print

Like + Share

Comments

Current day month ye@r *

Discussion+

There are no comments for this article.