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January 26, 2021

Corpo a corpo con la poesia #04: puzzle

Francesca Fattinger

Esausto inciampò e cadde e si ruppe in tanti pezzetti.
“Quello saggio aveva ragione!”
Pezzettino ora sapeva che lui, come tutti, era fatto di tanti piccoli pezzi.
Leo Lionni, Pezzettino

Oggi tra le mani ho dei pezzettini di puzzle, colorati, grandi uguali, che insieme potrebbero creare qualsiasi cosa. Non c’è regola di composizione, non c’è un’immagine imposta da ricreare; ci sono io, c‘è la mia giornata, ci sono le mie mani che parlano e creano una forma, ci sono gli occhi che compongono i colori quasi fosse una partitura musicale, e ci sono le orecchie e la voce che si fanno influenzare dal mondo fuori e che danno il ritmo alle mani e agli occhi. Beh chi lo dice allora che non sto creando proprio ora, con questi pezzettini di puzzle, una poesia? 
La poesia alla fine è fatta proprio così: di tanti pezzettini. È fatta di sillabe, parole, suoni, con-fini, spazi, versi; è fatta di colori diversi e di una materia viva che entra ed esce da noi e a un certo punto si fa concreta, nasce e prende la sua strada. La poesia, l’abbiamo capito ormai, è sempre un “fare”.

 Un poesia non si scrive di getto. Certo, qualche volta succede. Ma è raro. Più spesso bisogna lavorarci.(…) È come quando lo scultore vuole creare un’opera e comincia a cercare legno, creta, pietra. Il poeta cerca le parole. Poi deve aggiustare, togliere, aggiungere. 

Bernard Friot in “Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita” lo spiega così bene: la poesia è fatta di attesa, pazienza, di scrittura e riscrittura e ancora di nuovo, e di nuovo, di scrittura e riscrittura. La poesia nasce in un momento indefinito in cui siamo affaccendati in altro, un po’ come l’amore; la poesia più bella e più vera arriva quando in realtà non la stiamo cercando. Lei arriva, bussa e tu, proprio TU, devi farla entrare; è insistente sai la poesia, ma basta un attimo e lei si stufa, si gira e, con la sua valigiona incrostata dal tempo, lei puuuf se ne va!

Magari hai fatto in tempo a farla entrare, ma, anche se non te ne accorgi, non sei pronta ad accoglierla in quel momento. Hai tutti i pezzetti del puzzle, ma non riesci a disporli in un modo che ti soddisfi. La poesia c’è, ma anche se credi di guardare nel verso giusto, non la vedi, ne vedi solo un’ombra indistinta.
Ci vuole pazienza, ci vuole tempo, a volte anche tanto tempo, come quando sei davanti a un puzzle. E la cosa bella della poesia è che non c’è una forma stabilita, ma a seconda di come metti i pezzi cambia. Due in alto, due a sinistra, uno sotto, tre a destra, ah no, da capo ancora, due sotto, tre a destra e così via, finché non la riconosci, finché non ti riconosci. Devi solo darti tempo per vedere la balena.

“Balena? Eh? In che senso? Ma cosa c’entrano le balene con la poesia?!?!” Lo so che stai pensando questo, ormai io e Te siamo uniti dalla magia della poesia, ti leggo nel pensiero. 
Adesso, proprio adesso, mentre stai leggendo questa riga da qualche parte una balena si muove e sposta un oceano intero. Adesso, proprio adesso, qualcuno come Te sta cercando di vedere una balena, la sua balena, e si chiede come Te, adesso proprio adesso, come si fa.

Se vuoi vedere una balena
ti servirà una finestra
e un oceano
e del tempo per aspettare
e del tempo per guardare 
e del tempo per pensare se “quella è una balena?”

(…) se vuoi vedere una balena 
ti servirà una poltrona non troppo comoda
e una coperta non troppo morbida
perché gli occhi sonnolenti non vedono le balene
e le balene non aspettano di essere viste. 

Oggi ti propongo un esperimento di scrittura che ha a che fare con le crepe e con la meravigliosa arte giapponese del kintsugi o kintsukuroi. Una pratica che consiste letteralmente nel “riparare con l’oro”, cioè nell’usare polvere d’oro per la riparazione di oggetti in ceramica, soprattutto vasellame, usando questo metallo prezioso per saldare insieme i frammenti. Le poesie d’altronde non sono altro che viaggi nei pensieri, nei sogni, nelle paure, nelle fenditure e nelle crepe del mondo. È grazie a loro che possiamo andare lì dove qualcosa si è rotto, prenderne i pezzi e trasformarli, ri-costruirci di nuovo più belle di prima. La poesia le incarna le crepe e le mette tra le parole, ogni volta che decidiamo di andare a capo e decidiamo che le parole divise dalla crepa dello spazio bianco risuonino di più.

La mia domanda per te oggi è questa: “Cosa stai aspettando TU?” Come il protagonista dell’albo “Se vuoi vedere una balena” scritto da Julie Fogliano e illustrato da Erin E. Stead, ognuna di noi aspetta qualcosa, qualcun_; ognuna di noi ha un desiderio: qual è il tuo “de-siderio”? Qual è la tua “mancanza di stelle”?
Pensaci mentre vai al lavoro, mentre prepari il tè, mentre aspetti l’autobus, mentre fai la spesa, mentre cammini per strada, mentre mescoli la minestra, mentre aspetti che arrivi il sonno. Pensaci e quando sei pronta scrivi, datti cinque minuti per scrivere tutto quello che vuoi, scrivi e non fermarti mai. 
Adesso è ora di scrivere con le forbici. Vai a prenderle e ritaglia tutte le parole che hai scritto, mettitele davanti, mescolale, e poi riscrivi, crea una poesia con le parole che hai, togliendo tutte quelle che non servono. Spesso ne cerchiamo di altre e di migliori, sottovalutando ciò che già abbiamo davanti o dentro di noi. Se proprio ti serve un’altra parola scrivila e ritagliala, ma cerca di farne a meno, se puoi!
Componi la tua poesia e fotografala se vuoi, poi soffia e disordina tutte le parole. Prendi una busta e infilale dentro. Scrivici sopra l’indirizzo di qualcun_ che non senti da un po’ e che sai che potrebbe stare al gioco, al gioco della poesia. Prima di chiudere la busta infilaci dentro le istruzioni: “Prendi le mie parole e crea la tua poesia. Incolla le parole su un foglio e fotografala o rispediscimela, come preferisci. Se hai voglia fai lo stesso anche tu. Componi la tua poesia, ritagliala e spediscimela.” È un esperimento molto utile per vedere le cose da un altro punto di vista e scoprire la potenzialità delle tue parole. Ogni volta che scriviamo lavoriamo sulle nostre falle o crepe, ma in realtà stiamo lavorano sulle crepe e le falle di tutt_:

(…) qualcosa tra il primo sguardo e il primo bacio, quel lieve inclinarsi verso l’altro, come una nave in cui si è aperta una falla, quella tensione che risveglia gli angeli che stanno stesi tra uno strato di pelle e l’altro.

***

Leo Lionni, Pezzettino, Babalibri, 2011
Bernard Friot, Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita, Edizioni Lapis, 2016, trad. it di Janna Caroli
Julie Fogliano e Erin E. Stead, Se vuoi vedere la balena, Babalibri, 2013, trad. it di Cristina Brambilla
Franco Armino, La cura dello sguardo, Bompiani, 2020

 Foto e grafica di Angela Onorati

 

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