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December 31, 2020

Verdunstung #09: l’eccezionale normale

Allegra Baggio Corradi

Molta della storia e delle storie narrate oggigiorno sono pura retorica. Tuttavia, mentre le storie possono cadere nel relativismo senza correre alcun rischio, la storia non può permettersi lo stesso. La finzione gioca certamente un ruolo di rilevanza per la narrativa, ma non per la storia. La confusione nasce da un’inversione e talvolta da una fusione tra testo e contesto. Se ridotta a semplice frammento, ad anomalia, ad emergenza, ad avvenimento, ad imprevisto oppure a congiuntura, transazione, credenza e superstizione, la storia sfocia nel relativismo facendosi retorica narrativa; operazione, tra l’altro, più che legittima data l’importanza dell’escapismo per la mente umana. Perché il frammento acquisisca senso, affinché la credenza diventi intelligibile, bisogna stabilire delle relazioni. 

Il contesto, anche chiamato storia, è la relazione tra l’individuale e l’universale che impedisce al micro di perdersi nell’oceano del possibilismo e della finzione tipici del macro. Le incoerenze della realtà, chiamate alle volte spie, tracce e indizi, fanno luce su serie documentarie altrimenti basate sulla conformità e per questo opache. Il narratore onnisciente, megafono dell’ego, non può esistere all’interno di una concezione frastagliata della microstoria. 

È diffusa oggigiorno l’idea che l’intervento artistico sia lo strumento migliore per squarciare il velo dello scientismo di matrice illuminista così come della menzogna deliberata. Forse è così. Ad ogni modo, i fatti sono azioni mentre le finzioni sono artifici, quindi, l’estetica è un debole pourparler illustrativo, arbitrario e talvolta luddisticamente militante se plasmato su modelli post-postmoderni che promuovono il pacifismo intellettuale, ma ricorrono a termini ambivalenti e dunque conflittuali per descrivere le proprie pratiche (penso al termine derridiano ‘cleave’ che significa al contempo unire e scindere). Più che squarciare i veli dell’opacità, l’arte che vuole essere o diventare storia aumenta la stratigrafia dell’istituzionalità, iterando la stessa retorica che demonizza. Ovviamente, non è solo l’arte che agisce in tal modo, ma data la sua natura democratica è sicuramente una rilevante cartina di tornasole.

Il motivo di questa riflessione è funzionale in relazione al caso specifico di Toxites in quanto essendo la sua esistenza evaporata e caduta nell’oblio, è proficuo domandarsi se la presente rubrica sia stata microstoria o semplicemente una storia. Nel prossimo e conclusivo intervento, prenderemo in esame i quesiti affrontati nel corso della rubrica per sondare nel dettaglio l’eccezionale normale dei frammenti di vita di Toxites.

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