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December 31, 2020

Museion Ink: automediazione, medicazione, meditazione

Allegra Baggio Corradi

Roberta Pedrini, coordinatrice dei progetti presso il dipartimento Servizi al Pubblico di Museion, cura da alcuni anni Museion Ink, un’attività volta alla decifrazione del contenuto delle mostre tramite esercizi di scrittura creativa. Un antidoto analogico per costruire con lentezza significati personali dell’arte medicandosi e meditando, Museion Ink si adatta al flusso della vita corrente muovendo dallo spazio pubblico all’intimità della casa tramite la mediazione dell’arte postale. Abbiamo intervistato Roberta per conoscere il presente e il futuro dell’iniziativa.

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Ciao Roberta, in cosa consiste Museion Ink?

Museion Ink si tiene con cadenza mensile ogni secondo giovedì del mese quando l’apertura serale prolungata di Museion sino alle ore 22 ci consente di organizzare degli incontri della durata di circa due ore. L’attività di mediazione culturale si focalizza sulla scrittura come mezzo espressivo e interpretativo. Tramite esercizi di diversa natura, dall’automatismo al flusso di coscienza passando per la scrittura creativa, invitiamo il pubblico a produrre delle risposte personali alle mostre in corso presso Museion.

Museion Ink nasce per rispondere a quale esigenza in particolare?

Il desiderio di non ricorrere ad una mediazione frontale ci ha spinto a scegliere un’alternativa situazionale. Piuttosto che insegnare al pubblico preferiamo invitarlo a porsi di fronte all’opera in situ tramite un processo che potremmo definire di ‘automediazione’. Il termine ‘educare’ che significa letteralmente ‘tirare fuori ciò che si trova dentro’ indica già a partire dalla sua etimologia l’azione che meglio descrive l’obiettivo di Museion Ink, ovvero l’esternazione della risposta personale all’opera da parte del singolo tramite la scrittura.

Foto_MuseionCi puoi fare due esempi di esercizi svolti durante i laboratori?

Certamente. Il primo che mi viene in mente si è svolto durante la mostra “Every Single Day” di Haim Steinbach nel 2019. In quell’occasione l’artista aveva reso arte gli oggetti quotidiani decontestualizzandoli, perciò, per far capire ai partecipanti il meccanismo dell’appropriazione e della stratificazione di senso, abbiamo chiesto loro di prendere qualsiasi testo venisse loro alla mano in quella circostanza, dalla ricevuta della lavanderia al biglietto del treno, e di scambiarselo. Una volta ricevuto il frammento di qualcun altro, l’esercizio suggerito consisteva nello sviluppo di ulteriore testo a partire da quello ottenuto. L’aggiunta di contenuti personali a qualcosa di preesistente ricalcava l’operazione di Steinbach presso Passage in cui era esposta una poesia di Rilke, ricontestualizzata secondo la lettura personale dell’artista. 

Un secondo esempio è l’attività svolta in occasione della mostra Intermedia (2019), dedicata all’Archivio di Nuova Scrittura in cui sono state esposte opere di scrittura concreta e pittura visiva che giocavano con le parole sia nei contenuti che nella forma. Al pubblico abbiamo chiesto di produrre delle figure retoriche in risposta a quelle utilizzate dagli artisti in mostra. Mi viene in mente l’opera di Carlo Belloli in cui trionfava la scritta ‘Achtung’ ripetuta molte volte e sotto la quale si trovava la parola ‘sorriso’. In risposta all’intervento di Belloli abbiamo chiesto ai partecipanti di terminare una stringa di testo con una parola che racchiudesse il senso della loro giornata per produrre un ossimoro personale.

FotoMuseion_copertina

Data l’impossibilità di continuare a svolgere Museion Ink con incontri fisici, quali alternative avete adottato per portare comunque avanti il progetto?

Da qualche mese ormai abbiamo esteso le nostre attività oltre le mura del museo. Invece che ricorrere ad incontri digitali, abbiamo optato per un formato completamente analogico. In collaborazione con il Bolzanism Museum abbiamo programmato delle passeggiate urbane per invitare i partecipanti all’esplorazione dello spazio pubblico. Tramite delle buste inviate direttamente a casa per posta, abbiamo pensato a degli esercizi da far svolgere alle persone in autonomia, inaugurando un circolo virtuoso basato sugli stessi principi dell’arte postale in auge negli anni Settanta. Data la modesta presenza nella collezione di Museion di opere di questa natura, abbiamo pensato di andare à rebours, privilegiando un’interazione con il pubblico che fosse tradizionale e, perché no, anche un po’ romantica. Il nostro vuole essere un incoraggiamento ad apprezzare l’arte con lentezza, godendo appieno delle sue sfaccettature tramite una personale e progressiva introiezione mediata dalla scrittura. Una terapia, una medicazione meditativa.

Quale il futuro di Museion Ink? 

In previsione di altre chiusure abbiamo pensato di continuare con l’interazione postale, ma cercheremo di insinuare un tocco teatrale all’interno della scrittura portando avanti ciò che abbiamo iniziato collaborando con il Bolzanism Museum, istituzione legata al Teatro Cristallo. 

 

Museion Ink
Partecipazione gratuita
Prenotazione obbligatoria
0471 223413 
visitorservices@museion.it

 

Photo credits: Museion

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