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December 3, 2020

Verdunstung #07: fusse che fusse la farina?

Allegra Baggio Corradi

Nell’articolo precedente ci siamo confrontati con la casualità dei rumori marroni e la crasi dei battimenti binaurali. A partire da questi ultimi abbiamo visto concretizzarsi una terza via tramite la quale Toxites si ritrovò a gravitare nell’orbita della medicina di Paracelso. Fu tra i poli dell’inutile e dell’esuberante che, non senza titubanze, il dimenticato vipitenese si familiarizzò con gli spiriti della natura: il sale, lo zolfo e il mercurio. 

Oggi lo affiancheranno trasduttori e tremori. I primi ci consentiranno di sospendere le interferenze che da alcuni episodi percolano il nostro percorso, acquietando il frastuono e il fruscio dato dal ritmo battente del continuo intercalarsi di nuove informazioni e idee. I secondi solleticheranno la nostra curiosità, risvegliando in noi uno spirito critico vòlto alla scoperta di un nuovo volto toxitiano: quello dello scetticismo. Trasduciamo e tremiamo, dunque, partiamo.

Trasduttori

I ronzii in musica sono spesso considerati un fastidio. Per eliminarne la presenza, si utilizzano dei dispositivi elettrici chiamati trasduttori o humbuckers che trasformano le vibrazioni delle corde in impulsi di tipo elettrico invertendo o annullando le interferenze. I trasduttori sono composti da due bobine e da magneti disposti in direzioni opposte affinché il moto della corda induca una tensione unidirezionale. Se i segnali indotti muovono nella stessa direzione, i ronzii tendono a cancellarsi mutualmente. Al contrario, se i segnali sono differenziali, le interferenze si sommano rafforzandosi. In base al rapporto segnale-rumore si generano, quindi, suoni corposi e scuri oppure brillanti e chiari. Esiste, ovviamente, una terza via – nel caso di Toxites la prediletta – tramite la quale, piuttosto che una pulizia, si ottiene una miscela di suoni cosiddetti ‘splittati’. È a questi suoni che ci abbandoneremo oggi.

Ormai navigante esperto nelle acque della ‘vera medicina’, alla fine degli anni Sessanta del Cinquecento Toxites inizia a dedicarsi alla correzione, traduzione e pubblicazione di testi a riguardo. Scettico nei confronti degli erbari redatti in epoche a lui pregresse, Toxites ritiene che il solo affidamento di certi medici a lui contemporanei alle erbe e alle sostanze disponibili in natura non sia sufficiente per poter guarire in maniera efficace i pazienti; non per una questione di superstizione – o per lo meno non solo – quanto piuttosto per il mancato rilevamento di un legame tra terra e cielo. Per ovviare a ciò, immergendosi nelle acque eclettiche dell’inutilità corposa e dell’esuberanza brillante, Toxites si propone di rimediare ai limiti dell’alchimia e della magia tramite l’astrologia. In questo modo, ai vocabolari delle erbe e delle loro proprietà, così popolari durante il Medioevo e il Rinascimento, Toxites aggiunge la scienza degli astri. Solo così, ritiene di poter porre nella giusta prospettiva la sua pratica medica volta alla guarigione di individui che non sono semplicemente corpo, ma anche corpo astrale. Questa la philosophia sagax di Toxites.

Mit Hülfe solcher Wörterbücher konnte man sich zur Noth mit der Terminologie vertraut machen; die Philosophie des Paracelsus wurde aber wenig dadurch aufgehellt. Man hat immer noch Mühe sich in den nebelhaften Spekulationen dieser, christliches und hermetisches untereinandermengenden Theosophie zurecht zu finden. Unter dem allgemeinen Namen “die grosse Astronomie” zusammengefasst, soll sie die allein wahrhaft scarfsinnige Erkenntnis, Philosophia Sagax, der grossen und kleinen Welt, des Macrocosmus oder Universums und des Microcosmus, der der Mensch ist, ermöglichen; die Wechselwirkung zwischen der sinnlichen und der geistigen Schöpfung dehnt sie so aus, dass sie nicht nur die Astrologie rechtfertigt, sondern auch die Magie, das Wahrsagen, die Geistererscheinungen und manchen andern Aberglauben; zugleich soll sie zu einem tiefen Verständnis der Religion verhelfen und die neue Medizin begründen.

Tremori

Se Toxites si convince progressivamente della capacità dell’uomo di automedicarsi, in quanto detentore di un’ampia gamma di ‘balsami interni’ che se correttamente salvaguardati garantiscono una certa continuità tra il ‘dentro’ e il ‘fuori’, egli matura anche uno scetticismo senza precedenti nei confronti di medici secondo lui inaffidabili e dai comportamenti dubbi o addirittura poco legittimi. È questo il caso di Crato von Craftheim e Bartholomäus Carrichter, due tra le più accreditate personalità del tempo nonché stimati consiglieri di Ferdinando I e Massimiliano II rispettivamente, le cui convinzioni Toxites non condivideva, ritenendo entrambe dei Quaksalber. Merita una diversione questo curioso termine.

Di origine neerlandese, il termine kwakzalver veniva utilizzato dispregiativamente già nel Medioevo per riferirsi ai venditori ambulanti di balsami e unguenti che si aggiravano per i mercati urlando per pubblicizzare la loro merce. Nel Seicento, si autoproclamarono quakers o ‘tremanti’ i seguaci di un movimento protestante sorto nell’Inghilterra del Seicento poiché durante le loro riunioni, credendo di essere visitati da spiriti, cadevano in degli stati di trance tremando. Fino alla metà dell’Ottocento quaccheri di dubbia affidabilità proponevano porta a porta prodotti come la revalenta arabica, un prodotto reclamizzato per le sue proprietà curative contro ogni tipo di invalidità. Sappiamo ora che si trattava, in realtà, di farina di lenticchie. 

Crato, il Quaksalber che Toxites disprezza, viene accusato della morte di Ferdinando I proprio negli stessi anni in cui il vipitenese inizia ad avvicinarsi alla medicina di Paracelso. Si pensa che Crato abbia somministrato al sovrano medicine che non solo non ebbero alcuna efficacia, ma ne accelerarono la morte. Fusse che fusse la farina di lenticchie? Dal canto suo, Bartholomäus, al servizio di Massimiliano II, non viene mai coinvolto in episodi di tale portata, nonostante pratichi la stessa arte del collega Crato. A dispetto dello scetticismo nei confronti del soggetto, per motivi non documentati e dunque inspiegabili, Toxites decide di pubblicare gli erbari redatti da Bartholomäus. Perché rendere disponibile un testo con il quale non si concorda minimamente? Va bene leggerne un manoscritto, va bene volerne riconoscere quella che oggi chiamiamo ‘rilevanza storica’, ma pubblicarlo è tutta un’altra storia…

Die Kräuterbücher, deren es seit Ende des 15. Jahrhunderts eine gute Anzahl gab, waren alle im alten Styl und von den paracelsischen Ärzten kaum zu gebrauchen. Toxites gedachte dem Mangel abzuhelfen, wählte aber dazu nicht das glücklichste Mittel; er liess zwei Kräuterbücher drucken, ein grösseres und ein kleineres, die einem Aberglauben der Zeit entsprachen, aber nicht im mindesten dem Geist des Paracelsus. Der Verfasser war Bartholomäus Carrichter, Hofdoktor des Kaisers Maximilian II. Toxites behauptete zwar, dieser “hochgelehrte Mann” habe seine fundamenta aus Paracelsus genommen, sei aber davon abgewichen, um “einen besondern Methodus” zu befolgen, worüber er, Toxites, oft mit ihm Streit gehabt hatte. Carrichters besondere Methode war aber weiter nichts als die alte; er war so ausschliesslich auf die vegetablische Medizin erpicht, dass man ihn nur den Kräuter-Doctor nannte. Seine einzige Merkwürdigkeit, oder besser seine grosse Absurdität besteht in der Anwendung der Astrologie auf das Sammeln, Zubereiten und Benützen der Kräuter. Dies war es vielleicht, was den nach Geheimnisvollem begierigen Toxites anzog und ihn zur Herausgabe der beiden Werke veranlasste, ohne sich zu erinnern wie oft er sich über die simplicia lustig gemacht hatte. (…) Carrichter sagt in seiner Einleitung, Gott habe jedem Volk, ja jeder Gemeinde, auf Feldern und Wiesen, an Bächen, in Tälern, auf Hügeln und Bergen “einen Garten und der Art Apothek zugerichtet”, wo Alles wächst, was zur Heilung mancher Krankheiten nötig ist, so dass man nicht braucht “über Gebirge und Meer zu schicken”, um fremde Arzneien kommen zu lassen; nur muss man merken unter welchen besondern Zeichen Wurzel, Stengel, Blätter, Blumen, Samen, Früchte einzusammeln und zuzubereiten sind. Dies wird dann im Buch mit pünktlicher Genauigkeit für jede einzelne Pflanze weiter ausgeführt. Toxites vervollständigte diese Arbeit, aus der man ersehn sollte, warum “man oft so gar wenig mit den simplicibus in der Wund- und Leib-Arznei ausrichtet”, durch Herausgabe eines dritten Werks des Kräuter-Doctors, über die Anwendung der Kräuter in den Krankheiten. Am “wenig Ausrichten” war nichts Schuld als die Vernachlässigung der Astrologie. 

Trasduttori e tremori

Dopo aver trasdotto i rumori colorati degli episodi precedenti, concedendoci una prolungata pausa per ponderare sulla visione che Toxites va maturando rispetto alla scienza, siamo piombati nei tremori degli stessi quaccheri verso i quali il vipitenese si proclama scettico. Nonostante i dubbi, decide di pubblicarne le opere, dichiarando che in esse si possono trovare ben pochi difetti se non l’omissione dell’astrologia. 

Ora, che pensare di questo continuo oscillare tra due opposti, di questo costante pendolare tra una sponda e l’altra? Si tratta di indecisione, di esitazione, di codardia, di ripensamento? Ogni risposta è arbitraria in assenza di prove documentarie concrete che illustrino in maniera più ampia le vere intenzioni di Toxites, ma i frammenti che ci sono concessi ci permettono di intravedere una costante nel marasma: un irrefrenabile desiderio di conoscenza. Sembra essere proprio questo il motore del vipitenese in tutte le sue imprese, tanto editoriali quanto accademiche, astruse e arbitrarie. La conoscenza come stimolo per passare dalla riflessione all’azione, anche in presenza di idee e di pensatori dei quali non condividiamo il pensiero o la pratica. Perché tutto, ma proprio tutto, merita di esistere. Tra il trasduttore e il tremore non c’è posto per l’errore, ma solo per quello che nel caso di Toxites, sembra semplicemente essere amore. Amore per il sapere. E questo va oltre ogni contraddizione. 

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