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November 24, 2020

Zoom 20_Carmen Allneider: la consapevolezza come obiettivo di vita

Cristina Ferretti

Carmen Allneider, nata a Bressanone, è vissuta a Bolzano ed attualmente vive a Merano, sposata e madre di un figlio, ha frequentato la scuola alberghiera a Merano e si è specializzata come assistente di direzione. Per molti anni ha lavorato nei sistemi informatici per poi arrivare in una grande azienda privata, dove si è occupata di gestione amministrativa e organizzazione di grandi eventi. Dopo 24 anni, ha deciso di mettersi in proprio e dedicare la sua vita a nuovi percorsi, sviluppando, come networker, l’imprenditoria femminile. 

Moltissime sono le donne che per desiderio o per bisogno decidono con grande coraggio di affrontare nuovi percorsi di vita. Una volontà ed una forza che molto più di rado si riscontra nel genere maschile, il quale molto spesso non riesce a trovare le risorse o la forza di ricominciare e di reinventarsi. Oggi ho incontrato Carmen, che conosco da molti decenni e di cui conosco il percorso personale. La trovo un esempio per tutte noi, di come la fiducia in sé stesse, la visione positiva della vita, anche nelle avversità e la predisposizione ad amare il genere femminile come punto di forza, le abbia permesso di fare il salto sopra la sua ombra e di realizzare il suo sogno personale.

Da che parte arriva l’aria del cambiamento personale?
Come molte donne dopo la maternità ho avuto la sensazione di non riuscire a dedicarmi al 100% al lavoro, né alla famiglia. Ho deciso per me che avevo la necessità di trovare un’alternativa che soddisfacesse il grande desiderio di essere me stessa ed esprimermi nei modi in cui volevo. All’inizio non mi era chiaro, ho avuto dei tentennamenti nella mia visione. Sapevo più quello che non volevo o quello che avrei voluto più dal punto di vista personale, che lavorativo. Ho preso un anno sabatico e l’ho usato per capire la direzione da prendere, per parlare con le persone e per delineare il mio percorso. Una volta libera dal lavoro da dipendente ho capito ben subito che non volevo più avere un capo sopra di me che mi limitasse nella mia crescita personale. Facendo varie nuove esperienze ho dato valore alla mia predisposizione di lavorare in team e seguire persone e progetti che arricchissero la comunità in cui vivo. Mi piaceva l’idea di crescere insieme a altre persone.

Cosa determina la scelta di avere una propria attività autogestista?
Adoro la gestione del tempo, a modo mio. Riesco a coniugare famiglia e lavoro dando valore a quello che faccio, a volte non sono meno ore di quelle che passavo in ufficio, ma la qualità è diversa. Anzi, la qualità finalmente c’è.

Di che cosa ti occupi attualmente?
Da sempre mi sono interessata agli elementi della natura e agli stili di vita naturali. Lavorando tanto non sempre sono riuscita a coltivare appieno queste esperienze. Singolarmente ed estemporaneamente facevo molte scelte di stile “naturale”, ma non sempre erano coerenti. Oggi, da tre anni opero come networker e gestisco una squadra di sole donne, che si occupa di divulgare e promuovere stili di vita e prodotti salutari, sostenibili ed etici. Una grande soddisfazione lavorare attivamente alla sostenibilità, che per me non è solo una parola, ma comprende un intero stile di vita.  Soprattutto, mi piace far crescere l’imprenditorialità femminile e avere successo. La mia scelta ormai non riguarda solo me, è una crescita che si fa in gruppo e si divulga ripentendosi all’infinito. Questa nuova era dell’imprenditorialità femminile per me è un grande simbolo di libertà. 

Cosa significa per queste donne la libertà?
Inizia spesso con la gestione del tempo, poi avere anche un’indipendenza finanziaria. Non dover rinunciare alla carriera a discapito della famiglia, soprattutto per realizzarsi e trovare un posto nel mondo ed avere riconoscimento e gratificazione personale, spesso dimenticata nelle aziende private. Le donne lavorano veramente tre volte tanto un uomo, e non è solo un luogo comune. Il maschio d’altro canto è abituato ad essere servito e sostenuto e non riconosce l’immenso sforzo e l’impegno che sta dietro. È arrivato il momento di ribaltare queste abitudini culturali formando le donne in modo più consapevole.

Hai messo insieme un grande team di donne che gestiscono insieme a te la commercializzazione di questi prodotti di bellezza e benessere? Cosa avete in comune?
La curiosità, l’apertura mentale, il voler crescere, la voglia di avere intorno a sé un mondo positivo. Anche in questo periodo di Covid questo tema non viene mai affrontato, ma si cerca sempre di aiutarsi con stimoli creativi di altro genere. Si cerca di crescere insieme e si riflette come gestire meglio gli obiettivi e la squadra. 

Cosa cercano le donne che fanno parte del tuo team?
Sono molto diverse le motivazioni. Spesso si cerca un gruppo di donne a cui aggregarsi. Poi un cambio di professione oppure l’integrazione con una seconda entrata. A volte inizia con una curiosità poi si cambia man mano. Indipendenza finanziaria che poi rappresenta oggi il primo step per l’indipendenza della persona stessa.

Oggi c’è una forte attenzione alla formazione, non solo professionale, ma anche dell’individuo. La tua nuova attività ti permette di frequentare molti corsi formativi per avvicinarti in modo sempre più empatico e sensibile al prossimo.  Quando hai pensato, “lo avessi fatto già 20 anni fa”?
La prima volta che ho fatto formazione personale a Milano e sul palco c’erano 7/8 donne che raccontavano la loro storia. Sono stata così ispirata che  ho pensato semplicemente WOW ed ho capito che anche io potevo trovare l’energia per cambiare. Queste donne, comuni, avevano avuto il coraggio e la determinazione di raccontarsi e condividere il loro cambiamento. In varie occasioni mi è venuto il pensiero, ma penso di essere ora al momento giusto per vivere questa situazione. Sono la Carmen di oggi proprio perché ho vissuto la vita che ho vissuto in passato. 

Cosa hai imparato in più in questi anni di te stessa rispetto a prima che lavoravi in una grande azienda?
La ricerca della perfezione ti blocca tantissimo. In azienda volevo fare tutto bene. Ho capito che fare è importante, ma non sempre deve essere alla perfezione. Anche gli errori, i fallimenti fanno parte del successo e bisogno imparare anche a perdonare se stessi.  Riesco a fare un grande lavoro interiore su me stessa per poter andare avanti e raggiungere i miei obiettivi. A volte la non mobilità si confronta con una crescita interiore. 

Cosa hai capito attraverso questo tuo percorso che si potrebbe attuare nel privato per sostenere la carriera femminile?
Decisamente sarebbe ora di operare sullo stile dirigenziale, ancor oggi prettamente maschile e dettato da canoni maschili. Lo stile dovrebbe essere meno autoritario e più libero. Libero soprattutto per le donne, che nei secoli hanno dimostrato di possedere autonomia, senso del dovere e predisposizione a raggiungere nei tempi previsti gli obiettivi. Dare spazio alla creatività ed all’autogestione dei progetti permettendo gli individualismi nei gruppi coordinati per raggiungere gli obiettivi. Anche io un tempo ero con me stessa molto severa e pignola. Pensavo che la perfezione fosse parte dell’obiettivo. Se ci penso a volte mi vien da sorridere. 

Che approccio ha la donna altoatesina alla bellezza e la salute?
La donna sudtirolese ha approcci molto diversi fra loro. La salute è molto importante, soprattutto i rimedi naturali per mantenersi in forma. Inaspettatamente, ma decisamente in secondo piano è invece la cura della parte esteriore e della bellezza. Da non sottovalutare invece è l’interessa della donna altoatesina verso la sostenibilità. Questa spesso fa da tramite tra salute e bellezza oppure influenza in modo sensibile la scelta d’acquisto. All’inizio dell’approccio con l’azienda che rappresento primeggia la sostenibilità e poi la cura della bellezza. Per il nostro progetto sostenibile questo è un grande punto di forza. 

È la cultura che ancora influenza l’atteggiamento della donna verso la salute?
Secondo me da alcune generazioni c’è il ritorno alle origini ed ai valori. L’origine del fascino e della percezione della nostra natura locale. La donna altoatesina è acculturata, ha interesse e s’informa. Le donne sono consapevoli del valore che ha la cura di sé stessa e fanno moltissima prevenzione.  Soprattutto alimentare, integrazione dell’alimentazione con degli integratori, eliminazione di prodotti chimici quando riguarda il nostro corpo. Il team in cui opero, attraverso la comunicazione interna ed esterna aiuta ad accrescere un mondo consapevole. La consapevolezza è l’obiettivo ultimo di questo percorso. È quella che ti sostiene nelle scelte e che può dare una direzione. Generando un grandissimo benessere mentale che aiuta a risolvere molte situazioni. È un passaparola basato sulle esperienze delle singole persone e valutato da ogni singolo consumatore. Il team nel nostro caso si può intendere anche come è un gruppo di sostegno. È l’unione che dà proprio la forza. Le donne unite generano molta energia vitale e nuove consapevolezze. Ci permettiamo il libero confronto per crescere insieme. 

Una terra di confine come la nostra ha più potenziale di apertura medico scientifica?
Rispetto alla mentalità italiana, per quanto riguarda la consapevolezza personale noi altoatesini siamo molto avanti. Invece a livello europeo posso dire che siamo nella media alta. 

Hai un consiglio per aiutare una donna a decidere che può essere fiera di se stessa da un giorno all’altro?
Innanzitutto, si parte soprattutto con la decisione di esserlo. Bisogna dedicare del tempo a se stessi e darsi valore da sole. Non vuol dire andare in palestra, ma dedicare spazio a sé  per crescere e individuare i propri bisogni e obiettivi. 

Cosa l’Alto Adige dovrebbe avere il coraggio di fare, in termini di consapevolezza della donna?
Iniziando a scuola a parlare di consapevolezza e di donna. Alle donne mancano proprio le possibilità di rete, ma quando si uniscono sono invincibili. Lavorare sulla felicità delle persone, invece che sul profitto del territorio. L’individuo al centro dell’economia e della qualità della vita, un po’ come l’indice della felicità del Bhutan.

 

Foto Carmen Allneider

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