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October 26, 2020

Co-Carts, macchine per la comunità: un progetto del collettivo orizzontale per la città di Bolzano

Francesca Fattinger

Che cos’è lo spazio pubblico? È possibile definirlo? Come si differenzia dal mio spazio privato? Perché questa discussione mette in gioco parole come diversità, potenzialità, temporaneità, adattamento, interdisciplinarietà e intergenerazionalità? E cosa succede se lo spazio pubblico, come è accaduto durante il periodo emergenziale che abbiamo da poco vissuto, viene temporaneamente sospeso? Quali diritti sono prioritari rispetto ad altri e perché? Queste sono solo alcune delle domande che come un fiume in piena ha animato e animerà la città di Bolzano grazie al progetto di orizzontale, collettivo di architetti con base a Roma, protagonisti della residenza di Lungomare iniziata nella primavera 2020, durante il lockdown, e divenuta occasione del “Co-Carts Festival” che, previsto per questo ottobre, è stato rimandato alla primavera 2021.

DSC_9003-copia-660x440Le residenze di Lungomare iniziano generalmente con una ricerca sul campo e con colloqui con le interlocutrici e gli interlocutori del luogo, con cui si vuole dialogare e lavorare. Lungomare infatti nasce a Bolzano nel 2003 come associazione culturale in risposta alla voglia e alla necessità di creare occasioni di incontro e discussione per condividere differenze, esperienze, opinioni e desideri, e dare vita a uno spazio in cui la produzione culturale non è fine a sé stessa, ma ha una dimensione politica e sociale.

Per la residenza di quest’anno Lungomare ha invitato orizzontale, un collettivo di architett*, che pur avendo base a Roma, ha sviluppato progetti in giro per l’Europa: in Italia, Spagna, Germania, Austria, Grecia, Ucraina, Portogallo e Olanda. Il lavoro di orizzontale attraversa architettura, urbanistica, arte pubblica e autocostruzione, promuove dal 2010 progetti di spazi pubblici relazionali, dando forma ad immagini di città dismesse o inedite. L’obiettivo principale è quello di sperimentare nuove forme di interazione tra abitanti e beni comuni urbani e mettere alla prova i limiti del processo di creazione architettonica.

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Quest’anno le condizioni di nascita e crescita del progetto di residenza sono state del tutto particolari, ma il collettivo orizzontale non si è perso d’animo e ha invece trasformato la difficoltà del momento in una nuova e diversa risorsa per il proprio lavoro.
Partendo da un interessantissimo dibattito online, che potete riascoltare direttamente nel sito di Lungomare, ha poi riversato, appena lo è stato possibile, questioni, parole chiave, pratiche e collaborazioni direttamente nello spazio pubblico. Uno spazio che, temporaneamente sospeso, ha reso manifesti punti critici e potenzialità su cui il collettivo si è interrogato e si sta interrogando in collaborazione con importanti interlocutori locali come lo Spazio autogestito 77, i Fridays for Future South Tyrol e Vivi Maso della Pieve/Officine Vispa.

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Lo spazio pubblico ci è stato strappato per mesi, trasformato in area proibita, delimitato e sigillato con nastri di sicurezza e controllato dalla polizia. Lo abbiamo cercato al limitare dei nostri luoghi privati, nei nostri balconi ad esempio, per avere un momento di condivisione e di incontro con l’altro o lo abbiamo trovato solo online interfacciandoci attraverso schermi e apparati digitali. Ma una cosa è certa, se da una parte ne abbiamo capito la centralità e la necessità, abbiamo anche capito quanto esso sia in crisi, da molto tempo prima dell’inizio della fase emergenziale.
Per orizzontale lo spazio pubblico è un luogo di dibattito, non un luogo di divieti e limitazioni, ma uno spazio che deve adattarsi, cambiare, dare voce e possibilità di crescita all’inatteso, all’immaginazione e all’imprevisto, evolvere con chi lo vive e con i suoi desideri e le sue idee: essere la dimostrazione di una comunità urbana attiva dove le prospettive più diverse, per estrazione sociale, cultura, lingua ed età generano un’alterità condivisa. 

Nel giugno 2020 quando orizzontale è arrivato a Bolzano e ha percorso la città, subito dopo il lockdown, cominciando a fare ricerche e a incontrare esperte ed esperti, il progetto ha preso una direzione precisa: la creazione di strumenti per azioni collettive che rianimassero lo spazio pubblico. Come momenti di ricerca e scambio ci sono stati tre atti pubblici in diversi luoghi per esplorare e re-imparare ad abitare gli spazi di Bolzano.
Nelle settimane successive sono nati quindi, proprio in risposta all’esigenza di creare potenziali strumenti per cambiare lo spazio urbano, i Co-Carts, macchine per la comunità, che possono essere agganciati alla bicicletta e con la loro forma e funzione intervengono nello spazio dando voce a messaggi importanti, grazie al loro megafono, o divenendo, con le loro diverse strutture, spazio e occasione per mostre, proiezioni cinematografiche o azioni temporanee.

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Una cosa bellissima da sapere è che prossimamente i Co-Carts potranno essere noleggiati e utilizzati da cittadini e cittadine. Per prenderli in prestito, è necessario condividere alcuni valori basilari, definiti congiuntamente da Lungomare, orizzontale e tutti i partner coinvolti, eccoveli scritti qui sotto:

I Co-Carts sono eccentrici, aperti, antirazzisti. Non producono un profitto personale. Sostengono l’inclusività, decostruiscono le categorie invalse e non solo creano uno spazio, ma lo celebrano. I Co-Carts promuovono la libertà di opinione, sono plurilingui, transculturali e innescano dialoghi, confronti, reazioni. I Co-Carts sono lenti, ma agili, allo stesso tempo silenziosi e rumorosi, non disturbano il traffico, ma lo alterano e, in modo assoluto, non emettono gas di scarico. Sono veicoli che aprono nuove possibilità e stimolano la fantasia.

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Ognuno dei Co-Carts è stato costruito collettivamente dal 17 al 21 ottobre presso l’officina pubblica nel giardino di Lungomare e ha un nome simpaticissimo: c’è lo Strillone, der Traumfänger, l’Attivista, der Leuchtturm e la Bravetta. Non so voi, ma io non vedo proprio l’ora di vederli in azione!

Foto di Claudia Corrent e di Lungomare
Grafiche di Andreas Trenker

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