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October 19, 2020

Federico Seppi: un approccio ecologico
ed estetico alla natura

Francesca Fattinger

È arrivato il tempo di riparlare di arte made in Trento. Federico Seppi è il prossimo artista con cui confrontarci, nell’ambito della serie di articoli dedicati agli artisti e alle artiste trentine di cui dover esser fieri, che portano o riportano il loro sguardo in Trentino, per invitarci a un cambio di prospettiva. Nel suo sito Federico riassume la sua estetica in una frase che mi ha colpito e mi ha spinto a voler a tutti costi scoprire più a fondo le sue intenzioni artistiche e di ricerca. “Voglio rendere le persone consapevoli di un approccio ecologico ed estetico alla natura”: eccole le parole “incriminate”, sì perché l’artista lavora con e nell’universo naturale per riappropriarsi in modo fisico e concreto di quegli elementi che definisce originari, in un senso quotidiano e intimamente legato alla nostra vita percettiva, emotiva e psichica, ma che spesso passano inosservati. Ci ricorda infatti “che la nostra esistenza si fonda entro dinamiche radicalmente relazionali ed è implicata in e da un continuo flusso di energia interno ad uno stesso sistema”. Il ruolo dell’artista è quindi quello di “indicare orizzonti possibili”, lontano dall’essere commentatore e, invece, “vicino a quello del ricercatore o magari dell’esploratore”. 

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Parlando della tua pratica la definisci come una riappropriazione fisica degli elementi originari. La tua arte si nutre del crocevia tra natura, materialità, spiritualità. Ci racconti un po’ di più di questi elementi?

La mia ricerca si basa sull’esperienza diretta di contesti e dimensioni che descrivono del naturale ciò che è più quotidiano. In questo senso con elementi originari non intendo nulla di fondativo ma piuttosto tutto quel ventaglio di fenomeni quali la luce, la gravità, i passaggi tra stati fisici della materia, la vibrazione… Tutte quelle condizioni o processi o eventi che si manifestano costantemente nella fisicità dei corpi naturali, sia come fattori abiotici che come fattori biotici. Questa fascinazione che non pone differenza tra corpi macroscopici e microscopici mi ha condotto ad una lettura contestuale dei vari materiali, fondata sulla diretta esperienza. I materiali, dunque, sono sperimentati e analizzati anche in quanto fonti di particolari fenomeni percettivi o di un potenziale psicofisico che va oltre alle caratteristiche tangibili e tattili della sua superficie e che invece prende forma attraverso i sensi, mescolandosi ai nostri ricordi, emozioni. Da questo punto di vista vi è sempre un processo di interiorizzazione che diventa, nel momento del lavoro, un vero e proprio esercizio rituale e meditativo, di immersione per tramite del gesto a cui il lavoro chiama. La mia ricerca è volta a rendere tangibile qualcosa che sfugge ad una visibilità immediata, è il tentativo di mediare o di rinegoziare le consuetudini con cui siamo abituati a definire il mondo, tentandone una continua riscoperta: questo è un esercizio spirituale. Anzi, è ciò che per me più si avvicina ad una forma di spiritualità poiché prevede la restituzione di valore a ciò che ci circonda. Mutando il nostro senso della presenza possiamo tornare a sentirci coinvolti nel mondo naturale e ricordare, infine, che la nostra esistenza si fonda entro dinamiche radicalmente relazionali ed è implicata in e da un continuo flusso di energia interno ad uno stesso sistema.

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Da Venezia a Cardiff, per poi ritornare a Trento, dove hai il tuo atelier. Cosa ti ha spinto a ritornare a Trento e perché creare un atelier come luogo aperto di scambi creativi a tutto tondo, dalla musica fino alla poesia passando per le arti visive?

Tornare in Trentino è stato tornare a vivere i suoi paesaggi, è stato ed  è rispondere all’esigenza di creare a contatto con gli spazi che mi sono di diretta ispirazione. La Factory Studio, invece, era nata come idea di ricreare un ambiente partecipativo e di scambio. Credo che più di ogni altro ambito l’arte sia predisposta all’integrazione di competenze diverse, capace di generare centri di comunità e di nutrirsi del confronto e dialogo tra umanità differenti. Nei fatti lo studio è stato solo occasionalmente condiviso sia per questioni logistiche che di partecipazione. L’idea di una Factory, dunque, resta ancora un work in progress a cui tengo molto. A scanso di equivoci vorrei ricordare come il mio studio non si trovi a Trento ma in Val di Non, a Malgolo. 

Federico Seppi, Punto di rugiada, 2017, cedar wood and gouache silver, installation, Courtesy of Boccanera Gallery

Cosa può l’arte e la scultura/installazione, come la intendi e la pratichi tu, in questo momento di quarantena?

Il mondo della cultura ha sicuramente vissuto un periodo di grande sfida in cui gli è stato richiesto di reinventarsi. Nel migliore dei casi questo è stato possibile ed ha anche portato a sperimentazioni interessanti dal punto di vista delle modalità espositive e di mediazione con il pubblico. In questo senso, è il sistema dell’arte ad aver mostrato la capacità di ribaltare una condizione sfavorevole in una sfida creativa. Detto questo, in quanto artista (occupando quindi un ruolo differente rispetto ad altri operatori culturali), il modo in cui intendo e pratico la mia ricerca artistica non ha subito dirottamenti, né adottato scelte derivate dal particolare momento che stiamo attraversando, restando ancorata alle tematiche legate ai cambiamenti climatici con la riscoperta e riavvicinamento all’ambiente. Mi viene da chiedermi come mai ci domandiamo che cosa possa fare o dire la scultura o l’arte così spesso ora, durante questa pandemia. Come mai ci aspettiamo che l’arte possa, non sappiamo che cosa, ma possa quasi per forza qualcosa? Come se ci si aspettasse dall’artista una capacità di soccorso o di darci orientamento in un momento di totale disorientamento. Credo che, in realtà, l’arte sempre ci indichi orizzonti possibili e in questo potrebbe consistere la sua funzione sociale, senza la necessità che un artista subordini occasionalmente la propria ricerca in virtù di emergenze contestuali e temporanee. Immagino il ruolo dell’artista lontano da quello del commentatore e, invece, vicino a quello del ricercatore o magari dell’esploratore.

Federico Seppi, Svellere, 2019, fallen wood and copper oxidized, 10 x 4 x 4 m, Exhibition view, Materia Prima, Parco degli Alberi Sacri, Livo, Val Di Non, Trento IT

Di quale progetto concluso hai voglia di raccontarci e cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

 Uno degli ultimi progetti a cui mi sono dedicato e che mi ha dato la possibilità di sperimentarmi in un campo diverso dal solito è stato E(U)nglish Lawn, esposto nel 2019 all’Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra, il 31 ottobre, durante il presunto Brexit-day. Il progetto ragionava attorno al tema della call Art Residency – London is Open. L’idea generale si è basata sulla trasposizione di concetti quali ecosistema e biodiversità in un ambito differente rispetto a quello ambientale e riassociati a questioni legate alla convivenza di culture differenti e alla mobilità di individui. In particolare, grazie ad una rete di amici e conoscenti, è stato possibile riunire semi di manto erboso provenienti da tutti i 28 paesi dell’Unione europea, semi poi piantati e coltivati. Un
a sorta di provocazione dato che il vero prato inglese è costituito da una sola specie d’erba. Parlando invece del futuro prossimo, presto avrà luogo la mia prima personale alla Boccanera Gallery in programma per marzo 2021. Quest’ultimo progetto raccoglie i lavori degli ultimi anni e riguarda lo studio degli ultimi ghiacciai presenti sul territorio trentino: ambienti resi effimeri dal costante innalzamento delle temperature. Un lavoro, dunque, sulla memoria e sulla documentazione di un paesaggio e di un passaggio storico di cui siamo testimoni.

 

Foto courtesy of the artist and Boccanera Gallery
Federico Seppi, Abete, 2020, fir wood, detail work in progress
Federico Seppi, Art Residency – London is Open, 01 Oct 2019 – 03 Nov 2019
Federico Seppi, Attenti al lupo, 2019, stone and mixed media on wood, 120 x 45 x 60 cm, Group Exhibition, Cave Canem, Boccanera Gallery, Trento IT
Federico Seppi, Punto di rugiada, 2017, cedar wood and gouache silver, installation, Courtesy of Boccanera Gallery
Federico Seppi, Svellere, 2019, fallen wood and copper oxidized, 10 x 4 x 4 m, Exhibition view, Materia Prima, Parco degli Alberi Sacri, Livo, Val Di Non, Trento IT
Federico Seppi, Valle sospesa, 2017, cedar wood and gouache silver, installation, Courtesy of Boccanera Gallery

 

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