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October 5, 2020

L’utilità dell’inutile #05. La strada lenta

Michil Costa

Mi pongo spesso una domanda: perché alcune strutture alberghiere funzionano meglio di altre? Nel campo dell’ospitalità, per riuscire a vendere bene non basta una buona comunicazione, tanto meno un marketing fine a se stesso. Nel turismo l’offerta è composta da tanti segmenti diversi che, uniti fra loro, formano il prodotto finale. Solo insieme, in perfetta armonia e sintonia, creano un’offerta valida che viene accolta, accettata e desiderata dal potenziale ospite. Le persone non si accontentano di semplici standard di settore, ma per i loro giorni più preziosi dell’anno pretendono il meglio a prescindere dal livello di spesa in cui si posizionano.

Prendiamo l’offerta turistica nelle città: Londra è meta ambita, è diventata costosa, tanti russi hanno comprato casa. Perché? Non è solo la voglia di glamour o di hotel sciccosi, le persone cercano posti che banalmente possiamo chiamare vivibili. Londra è una splendida città con una vasta zona car free, i nuovi grattacieli -come quello progettato da Renzo Piano- hanno pochissimi parcheggi. Per entrare in città in macchina si spendono 20 sterline. È diventata una città più pedonabile di quanto non lo fosse vent’anni fa, si può girare a piedi e i mezzi pubblici sono molto efficienti. Allo stesso modo si posiziona Barcellona: ormai ha vastissime zone senza auto. Parigi sta lavorando assiduamente per rendere raggiungibile tutti i servizi dal proprio alloggio in quindici minuti, a piedi o in bici. A Los Angeles ci sono le “slow streets” e anche altre metropoli nel mondo le stanno sperimentando, da New York a Buenos Aires. 

Come funzionano? I cittadini di un quartiere si uniscono e si avvalgono del diritto di fare richiesta al Comune per una “strada lenta”, limitandone il traffico e promuovendo la vivibilità sociale della propria zona. E il Comune non può che approvare. Non è paradossale che io, residente e operante in uno dei luoghi al mondo denominati patrimoni Unesco, prenda esempio dall’organizzazione di grandi città? No, non lo è. E vi dirò perché: abbiamo Corvara intasata da parcheggi e strade trafficatissime nei periodi di stagione turistica, sembra di essere a Tel Aviv. No, perdonate, ho sbagliato, perché anche Tel Aviv ha sposato il concetto delle “slow streets”. 

Ma a Corvara il traffico c’è anche nel cosiddetto fuori stagione, quando chi va su e giù per il paese prende la macchina per muoversi di cento metri e fare la spesa. È necessario un salto culturale, ecco il punto. Dobbiamo uscire dalla nostra presunta comfort zone, osare a immaginare concetti alternativi per la mobilità e poi avere il coraggio di metterli in atto. Finché non si tenta di trovarla, la soluzione ideale non la si troverà mai. La rivoluzione culturale in termini di ecologia è ancora lontana, e finché non avviene, speriamo che i nostri ospiti non si stufino di passeggiare in mezzo al traffico.

 

Foto Freddy Planinschek

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