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August 17, 2020

Il racconto – almeno fino a qui – di Camilla Pizzini: fotografa, ma non solo

Abram Tomasi

Camilla Pizzini è una ragazza di Rovereto. Nasce come fotografa di outdoor, ma ha sempre fatto anche altro e questo è il suo punto forte. Laureata in Design alla Libera Università di Bolzano, lavora ora curando foto e testi per The Pill Magazine e Sequence Magazine. In parallelo è anche ambassador di brand e prodotti. Se stessi ferma per un giorno impazzirei, così si descrive sul profilo personale Instagram. Eppure, non mi nasconde di passare interi sabati accoccolata a letto e di non sentirsene in colpa. Nella sfera di cristallo, si vede in futuro a gestire una piccola fattoria di alpaca. Ma non ora, ora preferisce circondarsi di calore umano e vivere la propria giovinezza. Ci incontriamo sotto casa e andiamo a bere qualcosa di rinfrescante e a raccontarci di noi, almeno fino a qui.

Climbing with fireworks

Per saltare a piè pari nella tua dimensione, come sei arrivata a far parte della famiglia di The Pill Magazine e Sequence Magazine?

Lì conoscevo, divoravo e amavo. Poi un giorno sono andata con un’amica a un evento di snowboard a Madonna di Campiglio a fare un lavoro gratuitamente. Un pò perché è l’ambiente in cui vorrei vivere un pò perché magari mi sarei fatta qualche contatto. Così è stato. Scendendo dalle piste innevate, ci cambiamo e arriva un ragazzo a salutare la mia amica, è Denis Piccolo. Spalanco gli occhi: è quello di The Pill Magazine. Ci presentiamo e gli chiedo quasi immediatamente: hai bisogno di uno schiavo? Al momento facevo uno stage in Graphic design e Comunicazione a Bolzano ma non imparavo molto e non avevo possibilità di evolvere. Così ho iniziato la mia nuova esperienza gestendo i social, poi Denis si è accorto che sono una ragazza responsabile e il lavoro è diventato sempre più serio. Ho trovato occupazione per caso ma anche no. Se quel weekend non fossi andata a lavorare gratuitamente a un evento di snowboard a Madonna di Campiglio sarebbe andata diversamente.

Di cosa ti occupi esattamente per i due magazine? 

Gestisco i siti online e le newsletter. Tratto features, articoli lunghi e complessi, e pezzi più brevi ma inediti. Un esempio: se qualcuno fa il giro dell’oceano, o qualcosa di speciale, lo intervisto in anteprima. È un lavoro abbastanza complicato perché ci sono scadenze periodiche e tempistiche brevi e a volte gli errori non mancano. Ma ho imparato a essere disciplinata e avere scadenze mi permette di non procrastinare. Combino la fotografia e gli shooting all’aria aperta alla scrittura di articoli.

Ti piace scrivere?

Trovo sia la parte più difficile del lavoro, quella che mi viene meno spontanea. Il giornalismo è molto austero ma al contempo devi essere accattivante, clickbating al massimo. Molto distante da quello che percepisco come la scrittura per me. Lo sanno in pochissimi, ma io scrivo. Sono ancora amica della mia Professoressa di Lettere del liceo. Aveva capito che mi piaceva scrivere ma solo quello che interessava a me. Le portavo i miei temi personali e me li correggeva in privato. Questo non è mai cambiato.

 In parallelo sei anche digital influencer e brand ambassador, come funziona?

Promuovo brand e prodotti sui social, come quelli del megastore spagnolo Barrabes. Spesso mi capita di aver bisogno di qualcosa ma di non avere i soldi per permettermela. Così scrivo all’azienda di avviare delle collaborazioni, loro mi mandano i prodotti e io li mostro sui miei social. È dagli anni del liceo che faccio così. Allora avevo 5000 followers, che ora sono niente, e aziende come Happy Socks mi mandava 7/8 paia di calzini e il regalo di Natale, per promuovere i loro prodotti. Era emozionante. Adesso conto 15,4 mila followers e posso permettermi di scegliere aziende in linea con quello che faccio: outdoor, sport e natura.

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Facendo un passo indietro, hai studiato Design alla Libera Università di Bolzano: com’è stata l’esperienza e in cosa ti è servito per quello che fai ora?

L’università mi è servita soprattutto per vendermi e sapere come farlo al meglio. Ho imparato molte cose, di alcune magari non avrò mai bisogno, come modellare il metallo. Però prendere un progetto dall’inizio alla fine, confrontarmi, e saperlo vendere, questo mi è servito. L’università serve per questo: fare contatti e imparare a vendersi.

Cosa ti piacerebbe fare in futuro?

Ho già lavorato come fotografa e mi piacerebbe sviluppare altre abilità. Un po’ quello che ho fatto scegliendo Design. Non voglio essere solo fotografa. Anche adesso al magazine, non sono solo quello. Sono sempre stata una fotografa, ma non solo. Ora sto cercando un’idea che alla mattina mi svegli e mi dica: Camilla, farai questo. Voglio trovare un lavoro alla Steve Jobs che mi faccia pensare sempre più in grande. Sono in una fase di passaggio e sono curiosa di quello che succederà.

Cosa sognavi da fare da piccola?

A 4/5 anni mi hanno spiegato cosa significasse fare la mantenuta e mi sembrava un lavoro bellissimo. Sognavo anche di fare l’avventuriera o avere una fattoria con degli alpaca. Ancora mi piacerebbe ma sono nella mia fase giovane e per ritirarmi in mezzo al nulla e avere una fattoria è troppo presto. Amo andare a Bologna e fare serata, vivere da studentessa universitaria anche se non lo sono più, fare mattina scolando più aperitivi del previsto.

Da fotografa, ti piacerebbe sviluppare progetti personali?

Sì e no. La tesi di laurea mi è costata un fegato. Come tema ho trattato la manipolazione della figura della donna nell’età contemporanea. Sono andata alla comunione di mia cugina con pantaloni e camicia di taglio maschile. Mi hanno chiesto: ma perché sei vestita da maschio? Da lì ho cercato di capire come la manipolazione emerga da chi è attratto dalle figure femminili. Ho chiesto a 70 uomini di descrivermi la loro donna ideale. Quando esprimi l’ideale, esprimi il desiderio. Ho recuperato gli outfit che mi hanno descritto: scollature provocanti, gonne molto corte, meglio senza pantaloni e ho scattato 70 autoritratti. È stato molto difficile per me che da sempre mi vesto non binary gender indossare vestiti ultra-femminili. Quando penso a progetti personali, penso ora a cose più frivole. Ma si vedrà.

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Foto: Camilla Pizzini 

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