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April 2, 2020

Books, I’ve never read: “Palm Tree Studies in South Tyrol and Beyond”

Claudia Gelati

In un periodo di incertezze, necessaria reclusione e in cui la nostra cara vecchia routine ci sembra ora una paradisiaca visione, l’unica cosa che rimane da fare è viaggiare… con la mente.
Il libro che (non) leggiamo per voi e vi proponiamo ci viene in aiuto, trasportandoci nella vicina Merano. Si tratta di Palm Tree Studies in South Tyrol and Beyond di Nanna Debois Buhl, edito da Humbolt Books, Milano e nato dal progetto  ”Art and Nature” curato dalle altoatesine B-A-U; di fatto un libro indaga sul nostro territorio con gli occhi di un outsider.

FUORI — IL CONTENITORE
Dunque, Palm Tree Studies in South Tyrol and Beyond è di fatto un librino, se ne consideriamo lo spessore e la rilegatura a punto metallico eppure, con i suoi 35 cm per lato lungo, ha tutta la maestosità e l’autorevolezza dei vecchi atlanti di flora e fauna illustrati, che stanno tanto bene sulle librerie scure dei nonni o che si trovano impolverati sulle bancarelle dei flohmarkt. Sicuramente non è un libro da sistemare nella Billy di Ikea, quanto piuttosto su un elegante tavolinetto come nei salotti che si rispettino, in bella mostra per l’ospite che verrà.
Anche la copertina minimale grida autorevolezza: titolo e autore in una classica font graziata su fondo verde. Verde palma, ovviamente. Sul retro, un close-up di quella che sembra essere un’immagine vintage: foglie di palma che si stagliano nitidamente contro la montagna meranese.IMG_3065

DENTRO — IL CONTENUTO
A metà tra un libro d’artista e un’indagine storico-botanica, il nostro librino racconta una delle peculiarità di Merano: la presenza massiccia di palme. Si, avete letto bene: palme. Se per i locals la presenza di questi alberi è forse ormai data scontata, agli occhi dei turisti risulta essere una stravaganza del tutto inaspettata, che merita almeno un selfie o per lo meno un scatto paesaggistico. Questi alberi altissimi ed elegantissimi nella loro bruttezza, suscitano sicuramente entusiasmo e fascino, ma è ancora più affascinante tentare di ricostruire la parabola dell’arrivo di queste piante esotiche nella città alpina e il loro significato simbolico, sia in termini culturali che meramente decorativi. Dopo un’introduzione generale, Nanna Debois Buhl conduce la sua analisi a tutto tondo interpellando (ed intervistando) prima il botanico Merano-based Otto Huber; poi Joanna Banham del Victoria & Albert Museum di Londra, esperta di decorazione ed Interior Design ed infine l’architetto Susanne Stacher. Si può quindi dire che il libro è diviso in tre capitoletti che coincidono appunto con le tre interviste: si parte dalla superfice -ciò che si vede- per arrivare alla simbologia sottesa queste piante esotiche.
Scopro che la specie presente a Merano è la Trachycarpus fortunei, una palma di montagna che sopporta meglio le temperature miti e fredde, rispetto a quelle tropicali; in Cina difatti cresce sull’Himalaya. Una curiosità: in alcune foto dell’epoca, le giovani palme appaiono poste al riparo durante i mesi invernali; fu poi scoperto che non vi era necessità di alcuna protezione contro il freddo.
La comparsa delle palme in Alto Adige coincide con il periodo di massimo splendere della città quando, a causa dell’aria pulita e del clima mite, Merano divenne famosa in tutto l’impero come centro per le cure respiratorie, tanto che anche Sissi l’imperatrice d’Austria, ne subì il fascino.
A fine ‘800, un treno diretto arrivava ogni giorno a Merano da Vienna, il turismo diventa l’attività più florida e vengono costruite Spa, passeggiate nel verde, giardini, eleganti viali e Grand Hotels. In questo contesto agiato, le palme servivano come testimonianza tangibile dello sfarzo, del lusso e del gusto raffinato e up-to-date, diremmo oggi, della borghesia dell’epoca.
Altro aspetto da non sottovalutare, come ci suggeriscono le voci narranti del libro, è il forte interesse dell’epoca per la botanica, anche nell’arte figurativa e negli ornamenti: difatti, il periodo tra la seconda metà dell’ottocento e gli albori del secolo breve, è lo stesso di John Ruskin e dell’osservazione botanica a limiti del realismo dei Preraffaelliti (si pensi, ad esempio, all’Ophelia di Millais), che si accosta alle scoperte in ambito scientifico di Charles Darwin & co.
Scoperte scientifiche, botaniche e geologiche che influenzano il gusto popolare anche nei decori e negli ornamenti: le cineserie (dal francese, Chinoiserie), ovvero l’utilizzo di elementi e motivi orientali nel design occidentale, come tentativo di creare un immaginario visivo straniero ed esotico. Inoltre, la foglia stessa delle palme, funzionava bene con le architetture in acciaio dell’epoca: si pensi, ad esempio, alle Orangerie.
Queste e altre curiosità nel libro in questione che ho (non) letto e sfogliato per voi: chi l’avrebbe mai detto che dietro la foglia appuntita di palma potessero nascondersi questi e altri segreti?IMG_3066

DENTRO — LA FORMA
Il colore verde, come già annunciato con la copertina minimale, è il grande protagonista dell’impianto grafico. Dalla tipografia, alle foto e alle illustrazioni tutto è verde e, sfogliando il libro, la sensazione è quasi quella di addentrarsi, pagina dopo pagina, dentro una foresta urbana di palme. La disposizione delle immagini crea una vera e propria narrazione che, non solo sostiene la ricerca dell’autrice, ma dialoga con essa; i brevi testi giocano sempre su un layout a due colonne e si estendo per tutta la pagina grazie ai margini stretti. Gli spazi bianchi, sapientemente organizzati, contribuiscono a dare respiro alla narrazione.
Interessante è anche la scelta della carta: quella utilizzata per la copertina è liscia al tatto, mentre quella delle pagine interne è porosa.
Menzione d’onore per la carta geografica vintage che funge da apertura e chiusa del libro, indiscutibilmente affascinante quanto stravagante: secondo le proporzioni emozionali dell’epoca, Merano sta nei pressi di Berna, e Dobbiaco giusto a qualche chilometro dalla capitale dell’impero, Vienna.

Abbiamo visto come la combinazione di montagne, clima mediterraneo, salute e cultura, palme e fantasie orientali, rendono Merano uno spazio perfettamente costruito, investito di tutto lo charme che ancora si respira per le vie del centro storico.
Palm Tree Studies in South Tyrol and Beyond, è un librino snello e di facile comprensione, indispensabile per dare (finalmente!) una risposta alla domanda delle domande: “cosa diavolo ci fanno delle palme a Merano?”, evitando di trincerarsi solo dietro la scusa della stravaganza.
Un must-read, dunque, per i locals quanto per i turisti, giusto per usare ancora e in un colpo solo gli ennesimi “adorati” quanti inutili anglicismi.
Le illustrazioni botaniche e le immagini vintage di larghe vedute montane e di foreste tropicali, poi, sono così belle e necessarie in questo periodo di clausura. Come a ribadire, ancora una volta, che l’imperativo è quello di chiudersi in casa, ma con la mente spalancata e libera di viaggiare.
In questo senso, siamo tutti dei moderni Emilio Salgari.

 

Foto by Claudia Gelati 

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