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March 12, 2020

Lo sguardo capovolto di Federico Lanaro

Francesca Fattinger

In momenti così difficili, di distanza e paura, ma anche di speranza e umanità, forse proprio l’arte nel suo interrogarsi e interrogarci può funzionare bene come “anti-paura” e come occasione di riflettere su tematiche universali; magari può funzionare provare a capovolgere il nostro sguardo per includere qualcosa in più o semplicemente per guardare ciò che ci circonda da un’altra prospettiva. Per questo parliamo ancora e se possibile con ancor più orgoglio di un artista trentino, Federico Lanaro, che di capovolgere prospettive ne ha fatto un approccio estetico per rinnovarsi e muoversi in un mondo che sembra voler ridurre tutto, e anche l’arte, a chiare categorie statiche e controllabili, cadendo però sempre più spesso in incoerenze e controsensi.

FEDERICO LANARO Alberi 2018

Federico Lanaro - BIRILLO, 2018 fiberglass 23x23x35cm b

Nomade del linguaggio, spesso il tuo nome viene associato a questa immagine: un artista che non sta mai fermo ed è alla continua ricerca di un nuovo linguaggio. Ne hai sperimentate molte di tecniche e di punti di vista trasformando così in parte anche il tuo approccio estetico. Come è nata questa tua esigenza di continua sperimentazione? Quali sono gli elementi in gioco a cui non potresti mai fare a meno?

Quando ho iniziato ad esporre e ad avere i primi contatti nel mondo dell’arte mi sono forzato così tanto alla coerenza che a un certo punto mi sono sentito vuoto, rigido e senza idee. In questo ambiente non ti perdona niente nessuno, passi da momenti incredibili a secoli di indifferenza, vivi le lune degli altri e l’incertezza è sempre vista male. Devo dire che dopo anni passati in questo ambiente, non mi importa poi molto del giudizio altrui, quando questo è superficiale o esprime soltanto aspettative altrui, poco fondate, sul mio lavoro. Mi piace creare senza dare gerarchie a quello che faccio. Mi interrogo molto sulla differenza tra riconoscibilità e ripetizione, vedo molti artisti portare avanti delle ricerche così coerenti che mi chiedo come possano non stancarsene. Per essere chiaro anch’io ho una certa riconoscibilità stilistica, fatta di ripetizione di soggetti e colori ad esempio, ma non mi tiro indietro quando l’intuizione mi porta a lavorare in modo diverso.
Mi capita spesso di appassionarmi repentinamente a delle pratiche/tecniche, non necessariamente artistiche: comprare attrezzature, lavorarci senza tregua, cercare di carpirne l’essenza. Molte volte questo non porta a niente di concreto ma sono convinto che la mia poetica ne tragga giovamento. Credo che non potrei fare a meno di queste erranti e piacevoli divagazioni. 

Federico Lanaro Console 2013

FEDERICO LANARO Set 2019

“È una questione di prospettiva”, così sembrano dichiarare le tue opere che ci invitano a uno sguardo sempre nuovo. Per la tua recente mostra “SET”, concepita per il Tublà Da Nives, il visitatore stesso era invitato a una fruizione attiva capovolta e distorta rispetto alle convenzioni quotidiane. Vuoi raccontarci di più di questa mostra e di questa tua necessità di capovolgere visione e sguardi?

Una mostra che sento corrispondermi molto, è stata un giusto equilibrio tra cura e casualità. Il Tubla è un posto incredibilmente bello che non ha solo ospitato la mostra, ne è stato parte integrante visto che la riuscita è stata proprio nel rapporto tra le opere e lo spazio che le ha ospitate. Non sono servite troppe misure per ideare l’installazione, mi sono basato su sensazioni. L’idea di posizionare all’entrata un’altalena con la seduta proiettata verso l’alto ha dato un valore simbolico ed intuitivo all’esposizione. Ringrazio Willy Verginer, un grandissimo artista che mi ha affiancato nell’installazione. Un dettaglio che forse in pochi hanno notato sono le didascalie fluorescenti che riportavano i soggetti dipinti insieme alle tecniche (acrilico, alberi, cavalli e cuculo su tela), una piccolissima rivincita personale contro la routine.

 FEDERICO LANARO PASSAGGI3 2019

Naturale, animale, soprannaturale, umano si mescolano nelle tue opere proiettandoci in un mondo surreale fatto di colori fluo e tratti sintetici e marcati. Sembri preannunciare un mondo ibrido che per essere ecosostenibile dovrà mescolare le categorie. Un possibile scenario futuro, una speranza o una realtà?

Una speranza anche se paradossalmente non riconosco un obiettivo comune. Vedo tanti passi avanti ma ogni volta in direzioni diversi, perché ogni scelta di buonsenso è, nel mondo che viviamo, opinabile. L’essere umano è un animale complicato, in questo periodo di emergenza è palese che il buonsenso non è di tutti. Forse di nessuno. Sicuramente neanche mio. Certo nel mondo ibrido che raffiguro mi ci trovo bene, rido molto e osservo quello che ho attorno. Anche per questo il mio lavoro non è risolutivo ma è focalizzato sul campionario di controsensi che è la nostra vita.

 FEDERICO LANARO PASSAGGI 2019

A che cosa stai lavorando ora? Qualche anticipazione sui tuoi prossimi progetti?

Qualche tempo fa ho realizzato una serie di opere nei boschi ed ora sto realizzando dei vetrini, dei piccoli lavori fotografici da visualizzare con dei visori da diapositive per una mostra che si terrà sul Lago d’Orta a maggio. Ho un altro paio di mostre in programma, corona virus permettendo, poi credo che mi dedicherò alla scultura visto che ultimamente me ne sono occupato poco. Lavorerò in studio, dipingendo e aspettando ad agosto il/la mio/a secondogenito/a. Spero, tra tutte queste cose, di potermi dedicare a qualche nuova appagante distrazione.

Foto:
(1) Federico Lanaro, Ensemble, 2019

(2) Federico Lanaro , Alberi, 2018  
(3) Federico Lanaro, Birillo, 2018, fiberglass 23x23x35cm b
(4) Federico Lanaro, Console, 2013
(5) Federico Lanaro, Set, 2019
(6) Federico Lanaro, Passaggi 3, 2019
(7) Federico Lanaro, Passaggi, 2019 

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