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February 6, 2020

“Tree time”: perché il tempo
dellʼalbero è qui e ora

Stefania Santoni

La Terra è resa stabile con le pietre e con gli alberi, 
e l’uomo è stato fatto in maniera analoga; perché la sua 
carne è come la terra e le sue ossa prive del succo del midollo 
sono simili a pietre, mentre le ossa che contengono
il midollo sono come alberi. Per questa ragione l’uomo edifica 
la sua dimora in conformità alla propria natura, 
con la terra, le pietre e il legno. 

Ildegarda di Bingen, Libro delle opere divine
(Quarta visione della prima parte, LXXXII)

Cʼè un tempo per dimenticare e un tempo per ricordare. Un tempo per negare e uno per donare.
E poi cʼè il tempo più prezioso; è quello che sembra sempre sfuggirti dalle mani, ma che quando lo riesci a cogliere ti ripaga di tutta la fatica: è il tempo del qui e ora.

È in questa prospettiva spaziotemporale che nasce Tree time, un progetto ambizioso, fatto di responsabilità e consapevolezza, volto alla cura e alla custodia di chi contribuisce a rendere possibile la vita dellʼuomo: perché se lʼalbero non ha bisogno dellʼuomo per esistere, al contrario lʼuomo non ne può fare a meno. Ne consegue che gli alberi siano de facto linfa vitale per lʼumanità e che adesso, più che mai, sia arrivato il loro tempo14

Tree time è una mostra del Museo Nazionale della Montagna di Torino curata da Daniela Berta, direttrice del Museo, e da Andrea Lerda, curatore. Immaginata come una narrazione che attraversa ambiti molto diversi fra loro -dalla scienza allʼarte - Tree time è un intreccio di racconti di ecosistemi forestali: è una chiamata alla vita; è un appello alla tutela dellʼuniverso vegetale; è lʼinvito ad un viaggio sensoriale che si snoda tra passato, presente, futuro. 

Sulla scia dei progetti Post-Water Under WaterTree Time desidera innanzitutto ripensare il rapporto dellʼuomo con la natura. Nel fare questo i curatori hanno tracciato «un ponte storico tra le diverse esperienze che hanno segnato lʼevoluzione del pensiero verde» valorizzando lʼoperato dell’ASSOCIAZIONE PRO-MONTIBUS PER LA PROTEZIONE DELLE PIANTE E PER FAVORIRE IL RIMBOSCHIMENTO (iniziato a fine ʼ800), del Museo Alpino al Monte dei Cappuccini, oggi Museo Nazionale della Montagna. Accanto alla lunga tradizione del Museo della Montagna, Tree time si affaccia alla contemporaneità: in che modo? «Il percorso espositivo mescola intenzionalmente passato, presente e futuro, attraverso le visioni di venti artisti internazionali, un nucleo di importanti fotografie e documenti storici che appartengono al Centro Documentazione del Museomontagna e alla Biblioteca Nazionale del CAI con gli spunti che provengono dal mondo della scienza e da quello della ricerca».Lucy Orta, Jorge Orta, The Banff Centre, Visual Art, 2015

Fotografia, installazione, olio su tela, scultura e mix media si intrecciano fra loro, proprio come fanno le radici degli alberi, rivelando le molteplici vicende e manifestazioni del cosmo vegetale e portandone alla luce lʼessenza più autentica. È così che veniamo a conoscenza di storie che ci raccontano la vita segreta delle piante (Giusy Pirotta), le Montagne della Luna (Vittorio Sella), le potenzialità musicali degli alberi (Steve Peters), le trasformazioni e i cambiamenti (Hannes Egger), il tempo e la percezione (Santeri Tuori), la malattia e la ricostruzione (Gabriela Albergaria), il pensiero verde (Thomas Berra) e molto altro ancora (Tutti gli artisti sono: Gabriela Albergaria, Luca Andreoni, Paola Angelini, Thomas Berra, Joseph Beuys, Ursula Biemann + Paulo Tavares, Walter Bonatti, Gabriella Ciancimino, Aron Demetz, Hannes Egger, Jiří Havel, Ilkka Halso, Helen Mayer Harrison & Newton Harrison, Marzia Migliora, Uriel Orlow, Lucy + Jorge Orta, Sunmin Park, Giuseppe Penone, Steve Peters, Giusy Pirrotta, Craig Richards, Vittorio Sella, Giorgia Severi, Wolfgang Tillmans, Santeri Tuori). 

La visione sistemica della montagna, narrata nella sua interezza e complessità e che contraddistingue la nostra mostra, va di pari passo con il tipo di esperienza che ogni fruitore è chiamato a vivere: esplorare Tree Time significa innanzitutto attraversare ed attivare la pluralità dei nostri sensi. Perché qui lʼarte si fa conoscere attraverso forme di apprendimento non canoniche, ma che negli ultimi anni stanno prendendo sempre più piede: vista, udito, ma anche tatto ed olfattoriescono di fatto a plasmare una meravigliosa sinestesia vegetale che ci parla di bellezza, fragilità, rispetto, rinascita, umanità, vita. Lʼidea di fondo è quella di creare una conoscenza plurale e collettiva, così da instillare riflessioni, seminare consapevolezza ed educare alla cura dellʼalbero: perché il global warming, i continui disastri ambientali (si pensi a Vaia), la costante distruzione e devastazione di foreste e boschi necessitano di resistenza e di un tentativo di arresto, qui e ora6

Di notevole portata è inoltre il progetto Urban Forest, perno centrale attorno al quale ruota il public program della mostra Tree Time. «In linea con le manovre che la situazione ambientale impone di mettere in atto, Urban Forest è fucina di idee, attivatore di un cambiamento, luogo per il futuro.  Microcosmo boschivo cittadino in cui l’immagine della montagna, quella del bosco e degli alberi, raccontano di meccanismi, strategie e azioni di cura da adottare a livello globale. Percorsi studiati e pensati in accordo con la scienza, la ricerca e con gli organi della municipalità cittadina. Perché lʼarte non resti allʼinterno dei suoi spazi deputati ma debordi in un processo creativo di contaminazione e di germinazione culturale» scrive Andrea Lerda. 

Tree time sarà visitabile fino al 23 febbraio 2020: non perdere lʼoccasione (il tuo qui e ora) per far sì che il tuo pensiero si faccia più verde. 

 

Photo credits:
1. Aron Demetz, Evidenza dislocata, 2018, legno carbonizzato e gesso, 175x45x35 cm. Courtesy l’artista e Galleria Doris Ghetta, Ortisei. Foto Maria Chiara Piglione. Veduta dell’installazione al Museomontagna 
2. Walter BonattiSequoieYosemiti, 1977diapositiva a colori 35mm. Archivio Walter Bonatti, Centro  Documentazione Museomontagna – CAI Torino
3. Lucy + Jorge Orta, Disappearance, 2015. HD Video, 7’31’’. Courtesy gli artisti

4. Ilkka Halso, Kitka River, 2004. C-print, trittico, 136×100 cm. Courtesy l’artista e Taik Persons Gallery

Il catalogo della mostra, su cui sono presenti anche le opere qui riportate, è stampato – primo in Italia - su Stone Paper, un materiale progettato Artistica Savigliano e ottenuto dalla polvere di pietra che non necessita dell’abbattimento di alberi. 

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