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February 4, 2020

Le città future sono qui.
Intervista all’architetto Stilla Graf

Maria Quinz

Incontro Stilla a Milano per parlare dei tanti progetti che l’appassionano.  L’entusiasmo per la professione di architetto e il gusto per la bellezza emergono subito dalle sue parole e dal suo sguardo, che abbraccia con occhio esperto il locale luminoso e pieno di verde in cui ci troviamo. 

L’attività di Stilla nel campo dell’architettura e della creatività è ampia e diversificata: spazia dalla ristrutturazione di interni al design, dalla progettazione di edifici alla creazione di anelli-scultura, dalla mobilità urbana, alla ricerca. Stilla è socia dello studio di progettazione Graf & Bäder, ma lavora anche per Systematica, società di consulenza per l’architettura, leader nella pianificazione territoriale dei trasporti e ingegneria del traffico. Un lavoro estremamente affascinante quest’ultimo, che la porta a viaggiare, oltreché a pianificare le città di domani, quelle che abiteremo nel 2035, in un futuro che si prospetta diversissimo ma non così lontano. 

Stilla è vissuta in Germania fino ai suoi undici anni, poi si è trasferita con la famiglia a Bolzano e in seguito a Postal, vicino a Merano. Oggi vive tra Merano e Milano – dove si è formata come architetto e ha la sua base professionale – quando non è in giro per l’Europa. Appena ci vediamo, non posso non domandarle del suo nome, che trovo così bello e evocativo. Scopro che Stilla è un nome bavarese, ricorrente nella sua famiglia e diffuso tra Ratisbona e Norimberga, sua terra d’origine. Non significa nulla in tedesco mentre in italiano vuol dire goccia (a me fa venire in mente la levità di una stilla di piaggia o di rugiada…). Penso che questo nome le stia bene.

Mi faccio raccontare da Stilla la sua storia e i risvolti più appassionanti del suo lavoro, che un domani, forse, riguarderà un po’ tutti.

Riconversione di edifcio industriale in provicnia di Milano

Stilla, quando nasce il tuo interesse per l’architettura?

Dopo la maturità e un periodo londinese alla scoperta della metropoli, ho sostenuto i test di ingresso al Politecnico di Milano per moda, design e architettura, senza troppa convinzione. Allora avevo un rapporto di amore-odio con l’Alto Adige: erano gli Anni Novanta e per una tedesca non era facile integrarsi. Avevo un forte desiderio di fuga dalla piccola città.

Sono stata presa ad architettura che era la facoltà che mi interessava meno… Non sapevo cosa aspettarmi. Poi mi sono appassionata tantissimo. Gli ultimi anni di università ho frequentato un corso di trasporti e mobilità e ho conosciuto il professore Fabio Casiroli, fondatore di Systematica. La società esiste da trent’anni e si occupa di consulenze sulla mobilità in ambiti urbani, regionali o di edifici complessi. Queste tematiche mi hanno entusiasmato e ho avuto la bella occasione di fare uno stage, per poi lavorare con loro.

Semplificando per noi… ci puoi spiegare in cosa consiste il tuo lavoro?

Sì, faccio un esempio. Realtà come il quartiere Citylife a Milano hanno un’ampia concentrazione di forme di mobilità: pedoni, biciclette, auto, metropolitana, bus ecc.: una serie di sistemi di trasporto che si incontrano e che, come gli edifici, devono essere pianificati. Il mio lavoro di consulenza va a supporto dell’architetto che progetta realtà urbane con complessità simili. Per esempio, se si prevede che a una certa ora del mattino, con l’ingresso negli uffici si condensino intorno agli stessi luoghi una molteplicità di persone e mezzi, con flussi differenti, questo aspetto va progettato con cura. Si valuta, per esempio, quale possa essere il tragitto più pratico verso la metropolitana; quanti ascensori servano per contenere le persone ecc.

Cosa provi maggiormente appassionante in questo ramo dell’architettura ?

Sicuramente mi piace la prospettiva “ingegneristica” dell’architettura e la componente di pianificazione del futuro, unita alla consapevolezza che il mio intervento pratico possa influenzare la qualità della vita della gente. Ho fatto questo lavoro per anni e in più realtà. A Milano c’è una concentrazione importante di queste società, tra cui Systematica, One-works e Mobility in chain per cui ho lavorato in passato.

paketposthalle

Gli sviluppi di queste ricerche possono essere determinanti, sia in ambito urbano che regionale. Sembrano studi visionari, in realtà sono assolutamente concreti. Già oggi stiamo progettando gli spazi che verranno realizzati nel 2035, quindi dobbiamo capire i possibili scenari per quegli anni e prevedere ciò che in futuro servirà; sempre al passo con la tecnologia. All’interno di Systematica c’è anche un gruppo di ricerca che indaga la mobilità del futuro, temi fondamentali come, per esempio, il driverless. Come si trasformerà la città se non si avrà più la macchina privata e non serviranno più i parcheggi? Come verranno riconvertiti quegli spazi? Sono solo alcuni dei tanti temi analizzati. 

Un altro aspetto che mi ha sempre affascinato del mio lavoro è la possibilità di collaborare con studi di architettura importanti, tra i più innovativi al mondo, come Herzog & De Meuron, Norman Foster, Zaha Hadid ecc.

Oggi a cosa stai lavorando?

Dopo un periodo in cui mi sono concentrata solo sulla progettazione, dal 2019 sono il referente di Systematica per le aree di lingua tedesca (Germania, Austria Svizzera, Alto Adige). Con loro seguo ora due progetti importanti dello studio Herzog & de Meuron. La pianificazione a Monaco di Baviera del sito PaketPosthalle, un vecchio capannone molto bello che verrà trasformato in piazza pubblica coperta. All’intorno di questa nuova area verranno costruite residenze e due torri. L’altro progetto è ad Amburgo, il Grasbrook District: la trasformazione del porto industriale in quartiere urbano residenziale. È situato davanti alla HafenCity, il più grande progetto di trasformazione realizzato in tempi recente ad Amburgo. L’idea è di creare un prolungamento con questo enorme ex porto, che verrà trasformato in un nuovo pezzo di città, progettando tanto verde, mobilità sostenibile e luoghi di aggregazione.

Caiazzo 10

Perché hai scelto di aprire anche un tuo studio di progettazione?

Mi mancava il lato creativo del fare architettura e sono voluta tornare a una “scala più piccola”. Inizialmente ho aperto con una amica Studiosvs, un piccolo studio di architettura d’interni e design, per arrivare fino ad oggi con Graf+Bäder. Via via mi sono resa conto di non sentire un vero e proprio limite di scala tra i progetti: mi affascina tutto, dal cucchiaio o alla pianificazione urbana. Lavoro oggi insieme al mio socio con cui sono molto in sintonia. Siamo due tedeschi a Milano e progettiamo spesso anche in Germania.

Cosa conta per te nella progettazione d’interni?

Per me è importante usare materiali sinceri, veri e longevi. A Milano seguo soprattutto edifici d’epoca che vanno riadattati al contemporaneo, alla vita di una famiglia o di una coppia. Mi piace progettare man mano che il cantiere avanza e cambiare il progetto in corso d’opera, per valorizzare al meglio lo spazio. Magari sotto strati di piastrelle si trova un vecchio parquet o delle cementine che si possono recuperare. Mi affascina il fatto che questi materiali, nonostante gli anni, siano ancora belli e che possano essere utilizzati e durare per altri cento anni. Questo è un tema importante per il design e l’architettura: riflettere e investire sulla longevità dei materiali. Lavorando spesso su vecchi edifici, mi piace esaltare il carattere storico e combinarlo con elementi minimal attuali. Amo creare contrasto. L’illuminazione è anche un tema a me caro: no alle luci forti o fredde, sì alla luce soffusa, che accoglie ed esalta. Naturalmente contano anche le persone che ci vivono nelle case…

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 Come nasce il progetto Sostilla?

Sono amante degli anelli da sempre, e mi piaceva l’idea di poterli creare io stessa. Ho sviluppato  con Sostilla un progetto a latere rispetto alle mie altre attività ed è tutt’ora così. Uso materiali di recupero, non di pregio e non trattati: legno, pietra e metallo. Ho iniziato con gli anelli in pietra, delle “mini sculture” di roccia che lavoro con diversi attrezzi. Per le creazioni in metallo e legno mi appoggio a un artigiano in Germania. In passato avevo dei rivenditori, ma ora lavoro attraverso il web, perché creo pezzi unici che richiedono personalizzazione. Gli anelli vanno provati, toccati, spesso sono creati su misura a seconda dell’effetto che si cerca. I modelli in pietra sono particolarmente pesanti; non sono adatti alla vita di tutti i giorni, ma pensati per le occasioni speciali. Ci vuole interazione per capire quale sia la scultura giusta per sé.

Merano_appartamento storico

Come è stato il tuo ritorno a casa, a Merano?

A Merano sono tornata sorprendentemente… Mio marito si è innamorato del posto e ha voluto trasferirsi lì, portando con sé un pezzo di famiglia. Trovo che a Merano il mondo del design e dell’architettura sia molto vivace. Per esempio da Monocle Shop (che ora è chiuso, ma spero riapra presto) si è creato un punto di incontro che raramente ho visto a Milano: eclettico, creativo, multiculturale. Ho trovato una Merano fortemente cosmopolita. Anche a livello urbano i portici stanno cambiando faccia. Sono più frequentati, ci sono nuove abitazioni e luoghi ricettivi. Le potenzialità sono ancora molte e vien voglia di scoprirle e di valorizzarle con nuovi progetti di ristrutturazione. Spazi vuoti ce ne sono ancora tanti… Un luogo così bello merita di essere vissuto.

 E noi (con franz e Joseph) siamo in totale sintonia  con lei!

Foto: (1) + (2) Sergio Magnano: ritratto di Stilla Graf, progetto architettonico e di interni per un pied à terre in edifico storico nel centro di Milano – GRAF+BÄDER; (3) Herzog & de Meuron – studio di mobilità per il progetto di sviluppo urbano “Paketposthalle” a Monaco di Baviera in collaborazione con Herzog & de Meuron – Systematica; (4) Massimiliano Villani: anello scultura in pietra – Sostilla; (5) Sergio Magnano: progetto architettonico e di interni di un appartamento storico a Merano – GRAF+BÄDER.  

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