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November 29, 2019

Cromia x Costa Family Foundation: i colori dell’Uganda in una capsule di borse

Abram Tomasi

Lo scorso venerdì 22 novembre si è svolta la presentazione del nuovo progetto di Costa Family Foundation, la onlus fondata dall’omonima famiglia di hotellerier della Val Badia, che dal 2007 si batte per i diritti dei più deboli. Si chiama Ergobando, che in ladino significa arcobaleno, ed è frutto di una collaborazione con Cromia, azienda marchigiana di pelletteria. Si tratta di una capsule collection di borse, pochette e portafogli dai colori brillanti, esplosivi, e dalle storie ancora più belle. Storie, culture, tanta sofferenza, ma ancora più solidarietà: tutto questo racchiuso nel contenitore della moda. Per la presentazione ufficiale, ci siamo trovati al bar Ritter di Bolzano, abbiamo fatto colazione, e abbiamo scoperto come sia possibile fare del bene per vie inaspettate e assolutamente creative.

È la prima volta che la fondazione altoatesina sposa un prodotto commerciale, cosa che per una Fondazione potrebbe sembrare quasi paradossale. Ma non lo è, anzi. Come spiega Elide Mussner Pizzinini, project manager della Fondazione, “Cromia ci ha proposto una collaborazione. Normalmente avremmo rifiutato, e invece abbiamo considerato l’opportunità sotto una luce diversa, come un’importante svolta creativa, un modo alternativo per fare del bene”. Il 12% di ogni accessorio venduto, sarà devoluto a sostegno di un progetto di empowerment femminile a favore delle donne sieropositive in Uganda, che – purtroppo – sono tantissime. 

LABS2669La capsule Ergobando è composta da tre pezzi: la borsa, la pochette e il portafoglio. Ogni prodotto ha al suo interno tre fuschiacche in stoffa chiamate Kitenge e realizzate in materiali pregiatissimi e originari dell’Uganda, che è in fondo la vera protagonista di questa storia di moda e solidarietà. Le tre fuschiacce sono sempre diverse, è il caso che le seleziona per te. E questa sa scelta rispecchia a pieno la vision della Fondazione. Come spiega Michil Costa, fondatore della Costa Family Foundation: “tutto è legato al caso. Chi ha avuto tanto da questo mondo, ha l’obbligo di fare in modo che anche altre persone possano usufruire della fortuna che ha avuto, casualmente, in dono”.  

L’intero progetto è il coronamento dell’unione tra donne: è pensato da loro e per loro, per rivendicare i diritti che ancora non vengono completamente riconosciuti, qui ma soprattutto altrove, per esempio, nei paesi del terzo mondo e in questo particolare caso a Karamoja, una regione dell’Uganda. In quest’area, ci sono tantissime donne affette dal virus HIV/AIDS che combattono quotidianamente una dura lotta con sé stesse per la sopravvivenza e con la propria comunità, per essere accettate e non più considerate creature oscure, talvolta persino maledette. La donna, dunque, come ombelico del mondo: aiutando lei, si aiuteranno anche la famiglia e la comunità intera.  

Costa Family Foundation ha un approccio empirico e razionale al “fare del bene”. La sua attività infatti si fonda sulla capacity building, ovvero il fornire ai più deboli gli strumenti per rialzarsi e diventare membri più forti delle comunità in cui vivono, così che in un futuro non troppo lontano, possano a sostenersi autonomamente. Ogni progetto della Fondazione viene seguito per almeno 5 anni, così da creare un percorso costruttivo. “Insegniamo a cucire – prosegue Costa – ad avviare piccole attività economiche, come la vendita della piadina ugandese Chapati, o la produzione di birre artigianali. Sono piccole cose che però cambiano le vite di alcune persone, e a noi piace pensare che in qualche modo cambiano il mondo intero”.

Prima di lasciarvi andare – conclude Costa  - vorrei dire un’ultima cosami da grande gioia fare qualcosa, non solo per gli altri, ma anche per me stesso. Aristotele diceva che la felicità è praxis, cioè condotta, comportamento. Per essere felici, dobbiamo agire. Perché in fondo, tutto dipende prima dal caos e poi da noi ”. E magari da una semplice borsa, aggiungiamo noi. Che è prima utile, ma anche davvero bella!

 

Foto: Costa Family Foundation 

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