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November 5, 2019

A tu per tu con Fabian Mosele ideatore di “Cazzo Magazine” rivista indipendente e irriverente

Abram Tomasi

Fallo, cazzo”! Scrivi, disegna, crea. Fai quello che ti piace e fallo adesso, se no, quando?! Cazzo Magazine è un contenitore di sogni, i tuoi, ma non di quelli che volano sulle nuvole, bensì di quelli che si realizzano e si concretizzano sulla carta stampata. Un progetto sperimentale, nato solo l’anno scorso, ma che si autoalimenta grazie alle submission di tantissimi giovani creativi e ai temi sempre sul pezzo scelti da Fabian Mosele.

Di vista, lo conosco dal lancio del primo Issue. Fabian non passa inosservato e starebbe benissimo dentro a qualche cartone animato: capelli azzurri sempre legati in due codini, baffi a metà tra quelli di Nietzsche e quelli di Dalí, e vestiti improbabili che solo a lui stanno bene. Di persona, invece, l’ho conosciuto poche settimane fa. Siamo entrambi studenti unibz, lui di Design e Arti, io di Scienze della Comunicazione e seguiamo lo stesso corso di tipografia. Ci siamo incontrati per un caffè e mi ha presentato “Cazzo”.

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Chi sono i genitori di Cazzo?

Io e tre mie amiche, avevamo un’idea: fare un magazine. Eravamo noi quattro ed era il secondo semestre di università. Tutti studenti unibz, tre di design e una di arte. Come collettivo ci chiamavamo FIGA, dalle iniziali dei nostri nomi. Fabian, Irene, Greta e Alin. Ci dicevamo spesso: “ah, sarebbe bello fare un magazine, il FIGA magazine”! E fantasticavamo molto, soprattutto. Poi da quattro siamo rimasti in tre, ci siamo staccati dalla collega di arte, dalla “I”. Era il terzo semestre, febbraio 2018, e ci era venuta l’idea di farlo davvero, un magazine insieme. Cos’è la prima cosa da fare? Trovare un logo. Ci abbiamo messo mesi per idearlo e alla fine non era neanche quello che avremmo utilizzato. Poi a ottobre, appena iniziato il semestre successivo, ci siamo detti: “okay, dobbiamo farlo, facciamolo per dicembre”.

Poi cos’è successo?

10 giorno prima della pubblicazione, anche le altre due amiche si sono tirate indietro. Hanno detto: “Preferiamo se lo pubblichiamo in uno, due mesi”. Così sono rimasto solo io e mi sono detto: “Voi potete fare il vostro dopo. Ma io adesso ho fatto tutto questo e voglio fare un magazine”. Il problema era come trasformare questa cosa in modo che si vedesse che era mia e allo stesso mantenerne l’identità e la riconoscibilità. Così l’ho chiamato CAZZO. Attira l’attenzione e ho potuto brandizzarlo come “Fallo, cazzo!”. Se vogliamo fare questa cosa, dobbiamo farla adesso. Questo è il claim.

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Cosa piace a Cazzo?

Ha tante personalità e ognuna è libera di esprimersi. Il primo Issue raccontava un po’ di tutto. Se volevo che la gente mandasse qualcosa, non dovevo scegliere un tema che frenasse la fantasia. Poi già dal secondo è maturato e ha iniziato a sviluppare interessi propri, come l’aumento del nazionalismo in Europa e nel mondo (Issue 2) e la Tecnologia (Issue 3). 

Cazzo ha tanti amici?

Con il terzo Magazine le pagine sono letteralmente raddoppiate, c’è stata una trentina di persone che ha mandato le proprie idee. Con Instagram siamo riusciti a farlo conoscere, venderlo e trovare gente anche fuori da Bolzano. Contribuiscono artisti da Milano, Roma e Vicenza: più o meno metà delle persone non sono altoatesine. È stra wow!  

E i Cazzetti?

Un’idea fichissima di una mia amica che una volta mi ha detto: “ah potreste fare anche il cazzetto”. Una versione ridotta del magazine, solo alcuni articoli e immagini in formato Instagram. Sul social network c’è è solo una piccola parte della realtà, tutto è approssimativo, e così nel Cazzetto c’è solo una parte dell’immagine, solo una parte del testo, così che non si capisca il significato. Per aumentare la curiosità e mostrare come l’entertainment su Instagram non sia approfondito e non abbia valore: lo vedi per due secondi, in un formato piccolo e decontestualizzato. C’è un tipo di foto, poi un altro e un altro ancora, tantissimi frammenti disgiunti. Accavallare un’immagine insieme ad un’altra cambia totalmente il loro significato. Ma Cazzetto è stata anche una fortissima campagna di marketing: una settimana prima del terzo Issue, ne abbiamo distribuiti 10 in giro per tutta l’università. Ha funzionato. Gli studenti li trovavano, li postavano e noi ri-postavamo la loro storia.

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Cazzo è mai uscito fuori dall’Università o è ancora troppo piccolo?

Un po’ di gente mi ha detto che potrebbe diventare un prodotto vendibile sul mercato. Non ci ho mai pensato. Non ho idea di come questo progetto possa evolvere dopo l’università. Intanto uso le officine e tutti gli strumenti e i prodotti unibz. Vendo i magazine solo per coprire i costi, ma non ci guadagno niente. Sto bene con questa cosa, mi sento un po’ un’organizzazione non-profit. Se avessi delle opportunità per portalo avanti, magari lo farei. L’altro giorno una mia amica mi ha detto che c’è un tipo che fa cose editoriali ed è interessato a vedere Cazzo magazine… 

Lunedì 9 dicembre uscirà l’Issue 4 di Cazzo Magazine, il tema è “Will products save us”? e noi non vediamo l’ora di sfogliarlo. Per avere la tua copia, scrivi direttamente a Cazzo. Ama conoscere nuovi amici.

Foto: Fabian Mosele

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