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October 11, 2019

MoRE – The Museum of Refused sbarca a Merano

Mauro Sperandio

Anche quest’anno l’AMACI (Associazione dei musei d’arte contemporanea italiani) celebra la Giornata del Contemporaneo, coinvolgendo su tutto il territorio nazionale i musei aderenti a questo sodalizio. Il Kunst Meran Merano Arte, che non è solo spazio espositivo, ma anche vivace fucina di ricerche e iniziative, partecipa a questa giornata con due appuntamenti di diverso tema ma pari interesse. Oltre alla possibilità di visitare gratuitamente – dalle ore 10 alle 18 –  la ricca ed originale mostra Design from the Alps, dalle ore 17.00 i curatori di MoRE museum, “istituzione digitale” che raccoglie progetti mai realizzati di artisti della nostra epoca, presenteranno alcune opere incompiute di Eva Marisaldi, artista invitata da AMACI a firmare l’immagine della Quindicesima Giornata del Contemporaneo. Interverranno Valentina Rossi, Anna Zinelli e gli ideatori di MoRE Marco Scotti ed Elisabetta Modena. Ad Anna, che si occupa della curatela di MoRE, e ad Elisabetta chiediamo di parlarci di questo particolare progetto.

Come nasce l’idea di creare un museo del “non compiuto”?

Elisabetta Modena: Da un insieme di esperienze e di occasioni: dall’interesse per l’archivio maturato in seno all’Università di Parma – dove la maggior parte di noi ha studiato – che nello CSAC (Centro Studi e Archivio della Comunicazione) ha fatto confluire un patrimonio unico a livello nazionale e internazionale; dall’interesse per le digital humanities e per le possibilità offerte dal web in relazione all’archivio e alle possibilità espositive; dall’esperienza e pratica curatoriale, ma anche dalla frustrazione di una generazione, di quelli nati come noi tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, che non ha avuto le possibilità di quelle precedenti e che spesso si è dovuta accontentare del residuale. Spesso questo residuale ha un valore, un valore anche molto alto, fatto di idee, impegno, tempo, progettazione e aspirazioni.  

more museum

Quali sono i criteri per la selezione delle opere?

Elisabetta Modena: Vengono considerate tutte le proposte provenienti da membri del comitato scientifico, curatori interni al museo e curatori esterni invitati per specifici progetti, oltre a quelle provenienti dagli artisti stessi. Per mantenere un livello di qualità utile a studiare quello che ci interessa del “sistema dell’arte” gli artisti devono rispondere ad alcuni requisiti (per esempio devono essere presenti con loro lavori al momento dell’acquisizione all’interno di collezioni pubbliche o private e avere avuto esperienze espositive di rilevanza nazionale e internazionale). Gli artisti invitati possono presentare anche più progetti; se si presenta loro l’occasione, sono ovviamente liberi di realizzarli.

Come ci si occupa della curatela di un museo non fisico qual è MoRE museum?

Anna Zinelli: In buona parte nello stesso modo in cui ci si occuperebbe di un museo “fisico”: MoRE possiede infatti molte delle caratteristiche e delle funzioni che connotano qualunque museo, dalla presenza di una collezione permanente (e quindi di una policy di acquisizioni), all’organizzazione di mostre e altre manifestazioni come eventi e convegni, alla necessità di salvaguardare il proprio patrimonio, che in questo caso avviene grazie a un software fornito dall’Università di Parma, DSpace, che permette di creare depositi a lungo termine di contenuti digitali, insomma una sorta di “magazzino”. Al contempo, il fatto di agire all’interno di uno spazio “non fisico” si presta perfettamente alla tipologia di lavori presenti in MoRE, a loro volta caratterizzati da una dimensione immateriale e intangibile, con inevitabili ricadute sulla pratica curatoriale. Inoltre, MoRE è museo ma anche archivio, e questo aspetto richiede precise metodologie di catalogazione e indicizzazione.
       
 Un progetto non realizzato diventa altro rispetto ad un semplice “piano fallito”? O meglio, assume valenze diverse, anche di pari dignità, rispetto ad un’opera che prende forma?

Elisabetta Modena: Certamente. Anzi, a volte è proprio lì che si nascondono gli aspetti più ambiziosi e visionari della ricerca di un artista. E in ogni caso, anche per le cose più banali e semplici, questi progetti devono essere considerati parte del lavoro di un artista (se ci pensiamo in altri ambiti, per esempio l’architettura, questo avviene già da tempo).

Marisaldi_2005_Cinema Italia MoRE museum

Fuor o dentro di metafora, come preferisci: un museo del “refused and unrealised” non troverebbe giusta collocazione in uno spazio mai costruito, ma progettato?

Elisabetta Modena: Certo, è per questo che è nel web, che ha esattamente queste caratteristiche. Internet è un luogo progettato, ma sempre mutevole, elastico e contaminato, almeno nelle sue intenzioni originarie. È uno spazio potenziale, a nostro avviso perfetto per presentare progetti virtuali.   

 In che modo si spiega o racconta un’opera intangibile?

Anna Zinelli: Spiegando le ragioni per cui non è arrivata a una forma tangibile e cercando di metterle in relazione alle opere invece realizzate dall’artista in questione. MoRE non vuole infatti limitarsi a raccogliere questi progetti ma il suo obiettivo è legato in primo luogo alla ricerca. Il non realizzato diventa così uno strumento di indagine tanto sul sistema dell’arte e sui suoi meccanismi, quanto per approfondire la ricerca di alcuni artisti considerandone lavori dimenticati, interrotti, utopici, scartati o censurati. Di fatto questi materiali eterogenei – che vanno da schizzi a render, da schede di progetto estremamente dettagliate a semplici appunti – non sono assunti come “opere”, in quanto appartengono a una fase di progettazione ancora astratta che precede il loro connotarsi come tali. Quello che raccontiamo è dunque questo scarto, costituito da un patrimonio artistico sommerso, con l’obiettivo di riscattarne il potenziale intrinseco e offrire nuovi chiavi di lettura.

Lo spazio espositivo, in un contesto virtuale, quale valore assume?

Anna Zinelli: Lo spazio espositivo nel contesto virtuale assume un valore specifico strettamente correlato con quelle che sono le potenzialità – ma anche i limiti – del web. Essere online garantisce sicuramente una forma di ampia accessibilità libera da vincoli territoriali, ma sarebbe ingenuo credere che questo corrisponda automaticamente a una “democratizzazione” dei contenuti. Un altro aspetto di cui è sempre necessario tenere conto è di come questa accessibilità di documenti digitali debba essere preservata, in quanto spesso minacciata dall’obsolescenza dei formati e dei supporti adottati. Nel 2014, dopo i primi due anni di attività, MoRE si è trasferito in una nuova sede, adottando il software Omeka, una piattaforma appositamente pensata per collezioni digitali ed esposizioni, che garantisce sia un’architettura organizzata dello spazio espositivo sia una forma di archiviazione secondo standard condivisi (dublin core).

Wurm, Erwin, “Big Suit Departing,” MoRE, accessed October 11, 2019

Con quale spirito gli artisti coinvolti hanno ceduto i loro progetti?

Anna Zinelli: In linea di massima con grande entusiasmo e generosità, rispondendo di volta in volta in modi differenti strettamente legati alla loro ricerca e alla loro poetica. Non sono mancate anche alcune risposte negative, che a loro volta hanno portato interessanti spunti di riflessione come nel caso di un artista (senza entrare nel merito del nome) che ha affermato di non essere interessato al non realizzato in quanto considera il momento di incontro tra opera e pubblico quale elemento fondante per l’opera stessa, o risposte che hanno volutamente problematizzato questo approccio ridimensionando il valore del progetto rispetto a un fare artistico che necessariamente coinvolge anche una dimensione manuale.

Foto ©: 1) Liliana Moro, Tiramolla 92, 1992, Courtesy by the artist and MoRE Museum; 2) Regina José Galindo, Coraza, 2010, Courtesy by the artist and MoRE Museum; 3) Eva Marisaldi, Cinema Italia, 2005, Courtesy by the artist & MoRE Museum; 4) Erwin Wurm, Big suit departing, Courtesy the artist & MoRE Museum 

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