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June 13, 2019

Immagini che traboccano e il fascino del caos: “Everyday life” alla Galleria Civica di Trento

Ilaria Vetruccio

Quaranta. Quaranta è il numero di immagini artificiali con cui si entrava in contatto nell’arco della vita se nel Medioevo si aveva la fortuna di essere un individuo di estrazione sociale medio alta. Centinaia di migliaia sono invece le immagini da cui è circondato in un solo giorno il più umile uomo della nostra società. 

Con questa semplice statistica i teorici dell’immagine contemporanea non lasciano margine di interpretazione: il nostro tempo è il tempo dell’ipervisione.

Alla Galleria Civica di Trento dal 31 maggio all’1 settembre 2019, la mostra Everyday Life, dialogando con il Festival dell’Economia, si è assunta il compito di raccontare questa proliferazione senza limiti di segni, di immagini, di rappresentazioni. E lo ha fatto attraverso gli occhi e il pensiero di artisti internazionali e italiani.  

Brigitte Niedermair

L’esposizione, curata da Gabriele Lorenzoni e Carlo Sala, ci prende per mano e ci invita a immergerci sempre di più in un mondo di immagini, di caos visivo, di cui già facciamo parte, ma cui siamo talmente abituati da esserne ormai narcotizzati. E per uscire da una situazione di assuefazione, per riacquistare coscienza di quel che ci circonda, cosa c’è di meglio del fare tabula rasa? Non è un caso quindi che la mostra inizi con una sala vuota.  

Alle pareti soltanto l’opera aniconica di Giovanni Morbin, Tergicristallino. Con il suo lento e costante movimento, ha il preciso scopo di non rendere fruibile lo spazio, cancellando ogni possibilità di esporre opere e godere dell’immagine. Il movimento dei due macchinari genera il vuoto, genera attesa, meditazione. Prepara alla sala successiva. 

Una volta che il nostro sguardo è stato ripulito, siamo pronti ad abbracciare le prime immagini realizzate negli anni Novanta, all’inizio del processo di globalizzazione, quando la loro proliferazione stava per acquistare velocità e la loro significazione espandendosi sempre più. Le tecnologie che oggi generano il flusso di dati e di eventi, che a loro volta condizionano le nostre vite, erano da poco apparse. 

Dopo questo “prologo iconografico”, costituito dalle opere di Andreas Gursky, Fischli & Weiss, Shirin Neshat, Wolfgang Tillmans, si preme il piede sull’acceleratore: irrompe prepotente la post-immagine.  Un’immagine che è diventata iper e che ha scavalcato confini di genere, confini geografici, confini cognitivi. Dove iper sta ad indicare l’essere superiore al normale, una superiorità che si manifesta a livello quantitativo, significativo e spaziale. 

Tillmans - Chris supermarket

La fotografia lievita, trabocca, i suoi generi implodono. Da testimone di realtà, ne diventa generatrice. Non importa se le immagini siano vere o meno, non importa quale sia il medium, quel che importa è il magma che viene continuamente creato e consumato. 

La fotografia espansa supera i confini delle tecnologie e della dimensione espositiva. Gli autori che si sono presi la responsabilità di porci davanti agli occhi il caos destabilizzante del segno contemporaneo vanno da Brigitte Niedermair, ad Adrian Paci, a Dido Fontana, ad Hannes Egger, Alessandro Calabrese, Nicolò Degiorgis,  Daniele Girardi,  Filippo Berta, Discipula, Filippo Minelli, Ingrid Hora, Paolo Ciregia The Cool Couple. 

1 Alessandro Calabrese _ 20190415 Nikola _ 2019 _ courtesy Viasaterna Milano

Le loro opere superano i limiti come ha fatto la globalizzazione. Mostrano una realtà dove l’elemento visivo ha conquistato fotografia, video, oggetti, materiali. E lo ha fatto nel mondo urbano, in quello naturale, nella quotidianità più scontata, nelle abitudini e costumi della società. La visual culture spinge incessantemente per produrre, sviluppare e disseminare una cultura che ha ormai raggiunto livelli di comunicazione inafferrabili. 

L’immagine non può più essere concepita nella sua totalità, ma analizzata nell’immediato, nel momento stesso del suo crearsi. Alla fine, dopo l’immersione totalizzante, dopo la saturazione dell’immagine, l’esposizione non può che chiudersi di nuovo con il bianco pacificatore di uno spazio vuoto.

 

Foto: Dido Fontana Untitled 2013 courtesy Collezione De Iorio; Brigitte Niedermair; Wolfgang Tillmans  - Chris supermarket; Alessandro Calabrese _ 20190415 Nikola _ 2019 _ courtesy Viasaterna Milano

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