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May 16, 2019

Tra colori e forme, un tuffo nell’arte di Olivier Mosset alla Fondazione Antonio Dalle Nogare

Francesca Fattinger

2, 11, 47… sembra quasi un incantesimo, un rebus in numeri o un 1,2,3 stella rivisitato. E forse è un po’ tutte queste cose, un misto di enigma e aspetto giocoso e magico si nasconde dietro al titolo della nuova mostra ospitata presso la Fondazione Antonio Dalle Nogare di Bolzano.
Si parla di Olivier Mosset, artista svizzero del 1944, considerato uno dei padri dell’arte concettuale, che con Daniel Buren, Michel Parmentier e Niele Toroni aveva fondato il gruppo BMPT. Il loro intento era di decostruire la pittura per azzerarla e creare un terreno fertile da cui ricominciarne la storia. Una critica alla natura dell’arte d’avanguardia per rendere l’arte più accessibile e mettere in crisi il concetto di autorialità artistica: l’oggetto diviene così più importante del suo autore, ha vita propria, autonomia d’esistenza e d’espressione. 

Bild 3

2, 11, 47 ha una struttura ben precisa e il titolo che tanto ci sembra enigmatico in realtà è un titolo parlante, chiaro e preciso: 2 infatti sono le superfici su cui sono esposte le opere, 11 sono le opere esposte e 47 gli anni di carriera in cui l’artista li ha prodotti, dal 1970 al 2017.
Il titolo è quindi un riassunto della scelta d’allestimento e della selezione curatoriale, attraverso i numeri emerge una struttura ordinata che sembra rispecchiare l’estetica dei dipinti di Mosset.
Si tratta di una piccola retrospettiva, un racconto tratto dal lungo romanzo della sua carriera artistica che saltando da una tappa all’altra della sua produzione, attraversa le sue fasi di trasformazione estetica e concettuale e ci porta ad ammirare le sue forme. Tra queste importanza particolare assume il cerchio dipinto in nero di cui Mosset ha prodotto centinaia di esemplari, trasformandolo in un suo marchio distintivo. 

Bild 1Attenzione perché i numeri non sono ancora finiti, perché tra le 11 opere esposte, 3 sono le opere degli anni ’70, 2 degli anni ’80, 4 degli anni ’90 e una degli anni 2000 e 1 degli anni 2010: insomma passo per passo, sguardo per sguardo possiamo addentrarci nelle sue superfici colorate, con pattern ripetitivi e quasi ossessivi. È dal 1978 che Mosset ha iniziato a lavorare su una pittura monocromatica che ha poi influenzato molti pittori neo-geo degli anni ’80, ma mai si è dimenticato della matericità e del carattere sensuale dei colori. L’esperienza offerta dall’artista vuole essere infatti un’esperienza non solo concettuale ma anche e soprattutto fisica in cui colore, superficie e forme geometriche  si fondono profondamente e si offrono al nostro sguardo e alla nostra sensibilità.

Da non perdere quindi l’inaugurazione mattutina di sabato 18 maggio, alle 10.30: un’occasione per visitare la Fondazione, un luogo architettonicamente davvero interessante, un riuscito esempio di unione di artificiale e naturale, di ricerca scientifica e innovazione, di sguardo, tenacia privata e omaggio al pubblico e alla città di Bolzano.

Foto Mosset: Cortesia dell’artista e Massimo De Carlo, Milano/Londra/Hong Kong
Foto Fondazione: Jürgen Eheim

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