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March 7, 2019

Verknüpfungszwang #19: La sfinge schizofrenica

Allegra Baggio Corradi

Nella completa solitudine del quarto piano della biblioteca Warburg, alcuni giorni fa, sistemavo gli scaffali quando, all’improvviso, l’epifania. Era il 6 gennaio d’altra parte, era più che appropriato. La rivelazione è avvenuta tramite il catalogatore della biblioteca, presenza misteriosa che molti qui in istituto descrivono come ‘inquietante’ per la sua peculiare evanescenza mefistofelica. Appare e scompare dal nulla, infatti, scrutando il suo mondo di carta da dietro dei sottili occhialini argentati. Foglio alla mano e sorriso giocondesco, emerge dalla sezione ‘tradizioni folkloristiche del Pacifico orientale’ per dirmi: “Sto contando il numero di lettori in biblioteca”. “Certamente”, rispondo. Lui incalza: “Al momento vedo che stai lavorando per la biblioteca e non stai studiando quindi non ti includerò nella conta finale”. Quest’osservazione così burocratica, mi sono detta, pronunciata da colui che non proferisce mai parola, sottende sicuramente di più. Replichiamo! “In realtà, leggo anche mentre sistemo quindi potresti ugualmente includermi nella lista”. Il suo sorriso si fa divertito, gli occhi strabuzzano, la punta sottile del naso si rizza d’un tratto. “No, no. Il censimento deve corrispondere non solo all’ora esatta in cui viene effettuato, ma anche all’intenzione delle azioni delle persone censite. Al momento leggere è uno strumento per te, non un fine”. “L’aristotelismo trionfato”, rispondo. Dopo tutto, da quando ho letto “Vertigine delle liste”, nutro una pessima opinione di questi infiniti buchi neri quindi posso anche dargliela vinta. Lui fa per andarsene, ma ritorna sui suoi passi: “Scusa Allegra”, dice, “questo è il problema di chi studia scolastica”. Ora, è proprio questo sardonico approccio all’ironia indirizzata a soli venticinque lettori a rendere il catalogatore un’autentica sfinge biblioteconomica. In linea con la sua condotta, pronunciata la sua sentenza, sparì con la stessa velocità con la quale era apparso. Epifania!

Quelle parole sospese tra il serio e il faceto sono state foriere di riflessioni. Omettendo il flusso di coscienza, ecco il nocciolo della questione. Può l’identità essere duplice? Ovvero, è possibile per un individuo essere al contempo bibliotecario e lettore, uomo e donna, destro e mancino, vivo e morto? Convivere con due identità -strumentali- al contempo è quasi sempre un segno di malattia, ma forse la duplicità e la contraddizione sono necessarie per la costruzione di un io non fine a se stesso, ma finale in quanto compiutamente voluto.

Sospeso il monologo interiore per alcuni giorni a causa di forze maggiori, sempre mentre riordinavo alcuni scaffali, mi sono imbattuta nella sezione ‘mostri e creature fantastiche’.  Nello sfogliare un volume riccamente illustrato, “Sangue di drago, squame di serpente”, ho ammirato cinocefali, leviatani, sagittari, lupi mannari, unicorni, sirene e golem, il compimento riuscito dell’ibridazione identitaria. In parte reali e in parte fantastici, metà umani e metà animali, quelle creature erano la risposta all’enigma della sfinge biblioteconomica. E’ possibile essere individui anche quando la nostra identità è frammentata. La schizofrenia è perturbante, ma la convivenza di mito e rito è la cura all’autarchia.

Alla prossima connessione! Alla prossima compulsione! La conclusione.

Immagine: Allegra Baggio Corradi

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