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October 25, 2018

Verknüpfungszwang #01: Gli Egizi nella Valle dell’Adige (1)

Allegra Baggio Corradi

Non si può che inaugurare una rubrica chiamata Verknüpfungszwänge se non spiegando l’astrusa scelta di un titolo così lungo, aggrovigliato e più repellente che accattivante. Ebbene, il termine è particolarmente appropriato per il luogo dal quale tutte le ricerche necessarie perché le parole che tu lettore stai ora leggendo vengano scritte: la biblioteca dell’Istituto Warburg di Londra. Lo scienziato acrobata grazie al quale questo luogo è venuto ad essere, quell’Aby Warburg al quale ho accennato nella copertina elzevirica della rubrica, era, infatti, un amante dei neologismi. Verknüpfungszwang era uno di questi. Nel marasma dei suoi caotici diari e della sua fittissima corrispondenza, vari studiosi si perdono ancora tuttora, cercando di tradurre l’intraducibile, dando voce e alle volte interpretando eccessivamente, le parole che fluttuavano nella testa di Aby. Quella delle parole era per lo scienziato della cultura un’autentica ossessione, derivata dalla sua passione per i classici e la sua profonda conoscenza della ricchezza che il linguaggio poteva apportare alla sua ricerca. Verknüpfungzwang, letteralmente compulsione al concatenamento o anelito all’interconnessione, descrive uno degli impulsi trainanti del metodo warburghiano: un’intensa brama per lo svelamento dei visibili e invisibili legami che sottostanno alla creazione divina e alla produzione umana. Compulsivo ricercatore di concatenazioni culturali, Aby non faceva che riportare in superficie idee, concetti e preconcetti andati sepolti a causa del trascrorrere del tempo, dell’incuria o semplicemente dell’indifferenza. 

Eseguire una ricerca nel catalogo digitale dell’attuale biblioteca Warburg con il termine ‘Bolzano’ genera 80 risultati, con il termine ‘Bozen’ 54, con ‘Südtirol’ 29, con ‘Alto Adige’ 76. Ma procediamo con ordine. Il primo risultato dato dall’input ‘Bolzano’ fa apparire non la cittadina che ben conosci, ma il matematico, filosofo, teologo, presbitero (respiro, prego) e logico boemo (che spero tu non conosca; ma se lo conosci fammelo sapere perché ho sempre voluto parlare con un tricentenario!) che scrisse in lingua tedesca dando significativi contributi sia alla matematica che alla teoria della conoscenza (così dice la mia enciclopedica amica Wiki): Bernard Placidus Johann Nepomuk Bolzano. Deludente? Forse. Deviante? No! Non esistono deviazioni inutili in una rubrica che si intitola compulsione al concatenamento. Ogni concatenazione va cercata, spiegata, spaccata, sporcata e spalmata. Come un paradosso dell’infinito lungo l’asse dell’eternità. Capito? No?!? Beh, procediamo.

Lasciato Bolzano il filosofo, procediamo lungo la lista alla ricerca di Bolzano città. Al secondo posto troviamo…ancora lui, il filosofo. Procediamo al terzo. Ancora lui. Procediamo al quarto. Ecco, finalmente appare la Nostra, la tua, la loro, un pochino anche la mia, Bolzano. Il libro che scopriamo si intitola “Museo Civico di Bolzano, sezione storico-artistica” pubblicato a Bologna (perché mai?) nel 1994. Bene. Ora, siccome il caso vuole che a noi (si, da adesso anche a te) piaccia contraddire il fondamentale principio del metodo matematico, ovvero l’ordine (al diavolo Bolzano. Il filosofo, ovviamente!), lasceremo perdere il libro sul Museo Civico appena trovato e procederemo al numero 2 della lista prodotta dalla ricerca ‘Alto Adige’. Perché? Perché mi va. 

Mi andrà, però, tra una settimana, giovedì prossimo. Un po’ di attesa renderà il tutto più emozionante. Alla prossima connessione! Alla prossima compulsione! La conclusione. //

Immagine: Allegra Baggio Corradi/franzmagazine

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