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December 7, 2015

Christiane Rekade: la nuova direttrice artistica di Kunst Merano Arte si presenta

Mauro Sperandio
Christiane Rekade è la nuova direttrice artistica del Kunst Merano Arte. Svizzera, formatasi in Germania, perfettamente almeno bilingue, porta nell'istituzione meranese la sua sensibilità per il confronto tra le realtà internazionali ed una particolare attenzione per gli artisti emergenti

Christiane Rekade subentrerà ufficialmente a Valerio Dehò nell’estate 2016. Curioso di sapere cosa la nuova direttrice proporrà al pubblico, le ho chiesto non dei suoi programmi, ma un po’ di lei, scoprendo un impavido piglio da “esploratrice artistica”…

“Rekade” chi?

Sono nata in Svizzera a San Gallo e del cognome Rekade è responsabile mio padre, Hansjörg Rekade, professore di disegno e artista. Ho cominciato gli studi a Basilea, poi mi sono trasferita a Dresda e poi ancora a Berlino, dove mi sono laureata in storia dell’arte alla Università Humboldt. A Berlino ho avuto modo di vedere la scena artistica degli Anni Novanta crescere davanti ai miei occhi. Ho collaborato per diversi anni con la galleria neugerriemschneider lavorando con artisti come Olafur Eliasson, Isa Genzken, Tobias Rehberger solo per citarne alcuni. Parallelamente ho realizzato progetti free lance occupando spazi industriali abbandonati (Was ist in meiner Wohnung wenn niemand da ist, 2004) o realizzando spazi ex novo in aree ancora da edificare, come il Green Light Pavilion che abbiamo costruito per una serie di mostre Sehnsüchtig gleiten Ballone rund um die Welt, dal 2005 a 2006. Dopo la tragica scomparsa dell’artista lussemburghese Michel Majerus nel 2002, insieme con Susanne Küper, la galleria neugerriemschneider e la famiglia dell’artista, ho lavorato alla creazione dell’estate Michel Majerus, dove oggi ancora lavoro. Oltre ai progetti in Germania, ho preso parte a diversi progetti internazionali. Per citarne alcuni: la mostra Eurasia (2008) al MaRT di Rovereto, il programma di mostre *Kurator alla Alte Fabrik di Rapperswil, in Svizzera (2007/08), e quello dello spazio OSLO10 di Basilea (2011/13). Oltre a ciò, insieme agli artisti svizzeri, Emanuel Geisser e Peter Stoffel, ho fondato, ormai più di dieci anni fa, la Appenzell Biennale, un progetto di mostre itineranti che commenta, anche in modo ironico, il proliferare delle biennali e la globalizzazione del sistema dell’arte.

“Christiane” chi?

Quando nel 2005 ho realizzato insieme alla mia amica e collega Caroline Eggel il progetto Sehnsüchtig gleiten Ballone rund um di Welt*, dopo vari tentativi falliti per trovare lo spazio più adatto ad accogliere il progetto, abbiamo coinvolto l’artista italiano Riccardo Previdi chiedendogli di realizzare per noi lo spazio. Oggi con Riccardo Previdi sono sposata e dal 2013 abbiamo una bambina. Nell’estate del 2016 ci trasferiremo tutti a Merano, dopo più di 15 anni passati a Berlino.

*(in realtà la mostra consisteva in una serie di mostre, personali e collettive, concatenate tra loro della durata complessiva di un anno. Al progetto hanno partecipato tra gli altri: Tomas Saraceno, Monika Sowsnoska e Lara Schnitger)

Lei è svizzera, ha studiato in Germania e assumerà la curatela artistica del Kunst Merano Arte, una realtà attiva in un contesto linguistico e culturale eterogeneo. Quali sfide e quali stimoli le pone questa nuova avventura professionale?

Nella mia vita professionale, così come in quella privata, il bilinguismo è una realtà quotidiana. Il tedesco e l’italiano sono due lingue molto diverse tra loro, così come lo sono le rispettive culture di provenienza. Proprio per questo considero un privilegio potersi avvicinare ad entrambe. Chiunque abbia vissuto in un territorio in cui coesistono queste due realtà culturali –in Svizzera le lingue sono addirittura quattro– conosce la complessità del fenomeno le difficoltà che possono derivare da incomprensioni e pregiudizi. Gli stimoli scaturiscono proprio da questa complessità e da un’inevitabile frizione. La sfida è tradurre questa complessità in patrimonio comune. Lavorare come direttore artistico del Kunst Meran/Merano Arte è un’occasione unica per portare avanti questo discorso.

È possibile identificare un denominatore nelle sue scelte curatoriali?

Mi sono sempre interessati/piaciuti gli artisti che hanno la capacità di farci vedere il mondo che ci circonda in un modo diverso, gli artisti con una certa capacità di visione, che sovvertono, con il loro lavoro, le regole del quotidiano. Le mie mostre hanno spesso reso possibili progetti ambiziosi, anche quando i mezzi a disposizione erano scarsi. Ho realizzato con Pawel Altamer una navicella spaziale nel mezzo della campagna Polacca (2004), con Susan Philipzs uno spazio vuoto occupato “soltanto” dal suono di vetri che si frantumano (2008), ho aiutato Diego Perrone ad aumentare l’età media del pubblico di una mostra di arte contemporanea invitando specificamente più persone anziane (2007) e ho realizzato insieme a Olaf Nicolai un campo di edelweiss (stelle alpine) su un alpeggio in Svizzera (2012).

In quale direzione accompagnerà il Kunst Merano Arte?

Credo che Kunst Meran/Merano Arte si trovi in una posizione privilegiata. Lo vedo come una sorta di avamposto. Ottimo per costruire/consolidare un dialogo tra varie realtà. Le realtà locali/regionali –non dimentichiamoci che nella stessa regione ci sono anche il Museion e MArt e la galleria civica di Trento– e internazionali – con una maggior attenzione per la vicina Austria, la Svizzera e la Germania–. Vedo Kunst Meran/Merano Arte come un luogo in cui ciò che succede sul territorio si confronti con quanto accade a livello internazionale, in cui artisti emergenti e/o mid career possano realizzare i loro progetti, ma in cui anche artisti con anni di ricerca alle spalle possano mostrare il loro lavoro in un contesto di altissima qualità.

Foto: Christiane Rekade

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