Music

September 18, 2015

Wir sind eingestürzt:
Blixa sfonda Bolzano

Michele Matejka
Anche il mercoledì alto-atesino ha sapore berlinese. Un riassunto.

Blixa Bargeld con gli Einstürzende Neubauten all’ex-Masten di Bolzano sud. Già questo basterebbe come recensione, perché in fondo Blixa & co. non è uno di cui si debba parlare molto: bisogna vederlo e basta. Interviste e video sui social sono solo un antipasto, poi bisogna andare fisicamente a vedere cosa fanno questi non più giovanissimi (speriamo di avere questa energia quando avremo la loro età!) pazzi della musica industrial.  

Christian Emmerich (classe 1959, Berlino), per tutti Blixa, ora di cognome fa ufficialmente Bargeld: per poter fare questo sua moglie Erin Zhu ha cambiato il proprio cognome in Bargeld prima del matrimonio; lui ha quindi assunto il suo riuscendo così a oltrepassare le leggi severe in materia della Germania federale.transart Einstuerzende Neubauten Blixa Bargeld_GregorKhuenBelasi 7354Alle 21 tutti si ritrovano per il concerto di quello che ormai è un ospite fisso di Transart; il pubblico trasmette sensazioni simili a quelle di sabato scorso (Transart clubbing) – sembra di essere in una vera città centro-europea, un miscuglio che va dall’Alto Adige fino al grande nord con Berlino a fare da trait d’union. Gente di ogni età per quello che per molti è stato un idolo di gioventù, che per altri è un idolo oggi.

Punk non punk, lui che non può essere classificato come il “falso” in stile fuori di cresta, non nasconde di guadagnare bene e di godersi la vita. Gli piace mangiare gourmet e lo dice, non è un personaggio creato, è così e non deve rendere conto a nessuno. Si parte e inizia lo spettacolo, un misto tra teatro e musica, in una composizione che se a un critico potrebbe sembrare ben poco musicale, riesce comunque a svelare in alcuni passaggi grandi doti musicali di tutto il gruppo.transart Einstuerzende Neubauten Blixa Bargeld_GregorKhuenBelasi 7763Il titolo della performance di oggi è Lament e vuole raccontare la guerra, soprattutto della Prima Guerra Mondiale, attraverso dei suoni orrendi creati da strumenti strambi. E ci riesce. L’inizio è tosto, il dolore che provo alle orecchie non può essere troppo diverso da quello dei soldati a cui esplodono i timpani per le bombe. Almeno io non rischio la pelle. Breve pausa per tirare il fiato (soprattutto il pubblico) e parte uno strano duetto semi-musicale che racconta di uno scambio epistolare tra Guglielmo di Germania e Nicola di Russia. L’acustica in realtà non è l’ideale e il volume forse troppo alto, si fa fatica a capire bene – peccato, perché di Blixa bisogna seguire anche le parole, altrimenti si perde il significato. 

Entra ora un nuovo strumento, una Stacheldrahtzither, che è inutile cercare di descrivere, dato che tutto qui è privo di senso se preso singolarmente. Ma l’arte deve prima di tutto trasmettere emozioni, e il pubblico a fine serata torna a casa con la pelle d’oca. Comincia il pezzo forte della serata, la rappresentazione della Prima Guerra Mondiale – ogni paese corrisponde a un tubo e a una sequenza ritmica, e ogni volta che un nuovo paese entra in guerra il percussionista di turno ce lo fa notare. Belli questi Stati Uniti, presenti più volte nella composizione, con il loro ritmo ta-ta-ta-ta-TA-ta. Siamo in guerra piena, ci vorrebbe una vittima nel pubblico e la rappresentazione sarebbe perfetta.transart Einstuerzende Neubauten Blixa Bargeld_GregorKhuenBelasi 7576Non si deve mai smettere di osservare cosa succede sul palco e dietro di esso: tecnici e musicisti preparano oggetti strani, attrezzi in metallo, tutta roba potenzialmente rumorosa. Molto rumorosa. Nella retroguardia vengono suonati con una pistola ad aria compressa dei tubi che sembrano dei razzi Katiusha. Tutto ottimo, ma in qualche passaggio parlato faccio di nuovo fatica a seguire tutto.

La band (riduttivo chiamarla così?) esce per un attimo di scena – all’inizio della serata l’organizzatore che si occupa di molto di ciò che è cultura a Bolzano, Peter Paul Kainrath, annuncia una durata di 1:47, ma molti se ne sono dimenticati oppure non hanno un orologio. Qualcuno inizia a invocare il bis, che verrà concesso, ma che non sarà un bis. Mezz’ora di spettacolo è ancora “inclusa” nel biglietto. Appena rientrati un signore ormai in estasi urla a squarcia gola “Blixa”, e la risposta del berlinese è un lento, lentissimo, e basso “I k-n-o-w-m-y n-a-m-e”. C’è spazio pure per ridere in questa serata di guerra.

Arriva un bellissimo brano, a tratti commovente, lento, eseguito senza strani rumori (questi saranno anche un po’ fuori, ma sanno suonare bene quando vogliono): “sag mir, wo die Blumen sind”. Da un omaggio a Marlene Dietrich a un ricordo del gruppo di militari neri mandati in guerra dagli USA sotto comando francese, ragazzi arrivati da una Harlem in cui la segregazione era normalità, ragazzi che non avevano altri svaghi se non il canto e la musica.transart Einstuerzende Neubauten Blixa Bargeld_GregorKhuenBelasi 7429Prima di sparire dal palco c’è spazio per una bellissima versione “animalesca” della guerra, in cui una mucca si ostina a non voler credere che sia scoppiata davvero e cerca di convincere il resto della fattoria che sia tutta solo musica, non bombe: “Muuuhhh-sik” dice dalla sua stalla.

Blixa si congeda da un fantastico pubblico bolzanino con un semplice, quanto a lui adeguato, “ich gehe jetzt”. Che altro dire – chi ha visto sa di che parlo, chi non c’era non potrà capirlo. Blixa è da vedere, quindi cercatevi le prossime date in giro per l’Europa. Noi ci prepariamo ai prossimi eventi di Transart. transart Einstuerzende Neubauten Blixa Bargeld_GregorKhuenBelasi 7985

Photo: Gregor Khuen Belasi for transart 

MARCO RUSSO lädt zur Transart-Marende + zum Gespräch mit dem Frontsänger der Einstürzenden Neubauten BLIXA BARGELD: cba.fro.at/298303

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