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September 2, 2015

The Call of the Forest: Fabiano De Martin Topranin e le sculto-storie di legno

Allegra Baggio Corradi
Sarà uno degli artisti presenti alla Rosengarten Merenda dell'ormai imminente 11 settembre. Sarà infatti uno dei due artisti che allestiranno il progetto Livingwood negli spazi del garage dell'agenzia hmc in via Dodiciville 9a. Ma piuttosto che parlarvi di ciò che di suo vedrete la prossima settimana, vi presentiamo l'artista, lo scultore Fabiano de Martin Topranin. Sarete così pronti a incontrarlo, a vedere e riconoscere le sue opere attraverso le sue stesse parole.

E’ un nome quello di Fabiano che già consente all’immaginazione di viaggiare costruendo storie, fiabe, racconti affascinanti. Un insieme di suoni e di lettere che pare proprio ricordare quello del protagonista di una storia che tutti almeno una volta abbiamo immaginato di vivere in prima persona, Una storia ambientata in un tempo sospeso, in una foresta in cui l’uomo non sembra esserci, ma in realtà sta per arrivare. Anzi in realtà per tornare perchè è qui, nella foresta che lui è nato ed è sempre qui che prima o poi farà ritorno. Il richiamo della foresta é troppo forte per l’uomo, anche quando questo è di legno.

Ciao Fabiano. Raccontaci come sei arrivato a Bolzano da Padola di Comelico.

In realtà il mio legame con l’Alto Adige risale ai tempi del liceo. Ho frequentato le superiori a Brunico e mi sono laureato in scultura a Selva. Poi, per una serie di coincidenze, sono ritornato qualche anno dopo ed ora eccomi qui.

3Il materiale che più utilizzi per le tue sculture é il legno. Cosa ti piace di più di questo elemento e come scegli le diverse essenze?

Del legno mi piace la sua morbidezza tattile legata soprattutto al suo essere mortale e immortale allo stesso tempo. Dove sono nato, nella valle del Cadore, ma questo vale anche in Alto Adige, siamo volere o volare circondati dai boschi, dagli alberi. Il legno é ovunque, è una parte fondamentale di quello che sono. Tra le diverse essenze uso spesso il tiglio, sia per qualità tecniche che estetiche. 

A proposito di ambiente alpino, tu hai lavorato in più occasioni con Dolomiti Contemporanee. Anche questo fa parte del legame con il territorio, il luogo dove tutto ha avuto inizio?

Con Gianluca, il curatore di Dolomiti Contemporanee (l’intervista di franzmagazine a Gianluca d’Incà Levis la trovate qui), ho un rapporto che risale ad ancora prima che Dolomiti Contemporanee prendesse forma. Ho lavorato recentemente ad un progetto a Borca dove le mie sculture sono state poste all’interno degli spazi vuoti dell’ex colonia Eni. 

1Gli spazi in cui le tue sculture vengono presentate sono spesso abbandonati, vuoti; luoghi insomma in cui la presenza dell’uomo non si avverte 

Si, credo che gli ambienti vuoti diano più risalto alle mie sculture che in fondo sono come dei nuovi abitanti al loro interno. I grandi ambienti diventano così un palcoscenico per le mie opere, per i miei ragazzi che tornano nella foresta.

Per riferirti alle tue opere usi il termine “realismo poetico”. Puoi spiegarci meglio?

Credo che le mie sculture siano delle storie a cui assegno un titolo come se si trattasse di libri. I luoghi in cui opero sono vuoti, disabitati e questo nello spirito della montagna, quel luogo che l’uomo spesso abbandona e che é ancora oggi tutto da rifare. Ecco, con le mie sculture cerco di rifare, di portare la traccia dell’uomo in ambienti ampi che lascino spazio all’immaginazione. In questo senso il mio realismo é poetico.

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Come poni le tue sculture in relazione al tempo? Spesso le tue sculture sembrano sospese, come in un limbo, in attesa di qualcosa o qualcuno. Sono le opere ad essere fuori dal tempo o il loro referente, l’uomo?

Le mie sculture sono sicuramente immerse nel presente, nella contemporaneità. Certo però ci sono diverse contemporaneità; una urbana, una selvaggia. Io opero in diverse contemporaneità e le mie opere vengono contestualizzate nell’oggi attraverso il contesto in cui sono create ed esposte.

Rispetto al suono invece come poni le tue sculture, Le concepisci come mute, avvolte nel silenzio oppure circondate dal suono?

Io uso spesso il termine “Back to the Forest” per raccontare con le mie sculture delle storie di ragazzi che fanno ritorno alla foresta, alla natura. Questa natura può essere sia idillica che tragica ed é il suo carattere che cerco di far emergere. Il mio sguardo é rivolto alla scultura nel suo essere in comunione con la foresta come se ne fosse un prolungamento. A proposito di suono, sto lavorando ad un progetto che indaga la necessità o meno della scultura di essere accompagnata dalla musica. Delle musiche scritte accompagneranno delle sculture e solo così si potrà veramente riflettere sull’interdipendenza che c’è tra questi due elementi.

3Grazie Fabiano, ti aspettiamo alla Rosengarten Merenda!

http://www.fabianodemartin.com/

 

 

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