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August 20, 2015

Lascia stare la gallina: i lettori chiedono Quit the doner risponde

Mauro Sperandio
"Lascia stare la gallina" è uno dei successi editoriali dell'estate. Il rapporto del suo autore -Quit the doner / Daniele Rielli- con franz è di vecchia data. Il ritardo con cui ne parliamo è solo causato dal grande caldo di questi mesi e dalle ferie che ci hanno strappato al lavoro. Ora che il romanzo giunge alla sua prima ristampa, è con grande orgoglio che saliamo sul carrozzone degli amici e, attraverso la voce dei nostri lettori, chiediamo a Daniele del suo libro.

Accolto con grande favore dalla critica e del pubblico, Lascia stare la gallina è il primo romanzo e l’ultima fatica editoriale di Daniele Rielli, alias di Quit the doner. I lettori di franz ricorderanno la sua firma in calce a sostanziosi e non banali articoli. Dal suo esordio sulle nostre pagine, fiumi di parole sono nate sulla tastiera di Daniele che, per la sua scrittura felice e la non banale capacità di approfondimento, figura ora tra i più apprezzati long form journalist italiani. Con grande cortesia Daniele ha accettato di rispondere ad alcune domande che i nostri lettori hanno inviato alla redazione di franz.

Ciao Dani, 6 trp forte! Dom: sono @feltrinelli x comprare 1 libro. Xkè  prendere il tuo e nn la bio di Miley? Risp grz! Tvb!!!
 Jenny

Perché il mio libro è sensibilmente più grosso e, se rimani coinvolta
in una rissa per il possesso di droga, (desumo dal tuo linguaggio che sei giovane e, essendo abbonato al Corriere della sera, desumo con altrettanta sicurezza che ti cibi esclusivamente di ecstasy e piercing)  puoi usarlo per avere la meglio colpendo i tuoi
interlocutori ripetutamente sulla testa. Nel qual caso ti consiglio di colpire inizialmente dall’alto verso il basso per sfruttare l’aiuto
dell’amica forza di gravità, e poi di infierire, una volta schienato
l’avversario, con il lato della gallina il cui piumaggio è  stato
posto in leggero in rilievo proprio per avere una più efficace
funzione smerigliatrice durante le diatribe tribali.
Poi forse a pagina 433 c’è comunque del twerking, dovrei chiedere ai cinesi che l’hanno scritto, ma non gli ho ancora saldato la fattura. Ah considera anche a Bolzano non c’è la Feltrinelli.

Con affetto

Dany82   TL;DR

Gentile Daniele, mi chiamo Giuseppina e sono un’ex insegnante di lettere del liceo. Ho ricevuto il tuo libro in regalo dai miei nipoti.
 Trovandomi temporaneamente allettata a causa di piccolo incidente, ho avuto l’occasione di leggerlo per intero. Ti domando: non trovi che il massiccio uso del discorso diretto associato ad un linguaggio triviale sia una furbizia da cabaret della scrittura?
 Prof.ssa Giuseppina Eufoni

Cara Giuseppina,

No.

Tanto i tuoi articoli, quanto il tuo libro, sembrano frutto di
ricerche approfondite ed articolate. Qual è stata la genesi di Lascia stare la gallina?
Dario

 Una parte della mia famiglia viene dal Salento, terra dove per questo motivo sin da bambino ho passato moltissimo tempo, non solo l’estate, vedendone di ogni. A un certo punto raccontare alcuni di questi ambienti e al tempo stesso fare delle lunghe ricerche per puntare maggiormente la luce quelle cose che negli anni invece avevo appena sfiorato mi è parso abbastanza naturale, quasi istintivo.
Dal punto di vista metodologico posso dirti che in generale non riesco a scrivere se non faccio prima delle ricerche molto precise su quello di cui voglio parlare, in questo caso però l’attività di indagine si è unita al vissuto personale

La sua scrittura mescola citazioni dotte e goliardia da patronato: è una scelta stilistica oppure, anche se già noto come giornalista, lei è un Narciso che teme di prendersi seriamente fino in fondo?
Fosco Aletei

Beh questo è un interessante rovesciamento, perché in fondo credo che la forma più tumorale di narcisismo sia proprio prendersi infinitamente sul serio, morbo da cui è affetta larga parte della cosiddetta classe intellettuale italiana. Io al contrario ho sempre amato gli autori che sanno muoversi con disinvoltura fra alto e basso. Inorridire con fare snob-intellettuale davanti alla parola “cazzo” e poi non aver letto praticamente nulla e non sapere niente di niente, è il tipico atteggiamento da beghina che secondo me certifica senza appello l’autentica, profonda, cristallina, stupidità.
Fellini diceva “solo le persone serie sanno ridere” e sono molto
d’accordo. Ma prova anche  leggere Gogol, non proprio Gino Bramieri, e vedrai ci sono dei momenti di profonda ilarità che nascono dalle cose più prosaiche, che poi sono quelle in cui viviamo, quelle che contano da vero.
La teoria che non intrattiene alcun rapporto con la realtà deve
abdicare ad ogni pretesa di verità. Non vedo quindi nulla di male
nel parlare al tempo stesso di pompini e di Foucault, di Cocaina e di Nieztsche, sempre naturalmente che si parli con cognizione di causa di entrambe le cose.

La cura nella rappresentazione dei personaggi del tuo libro mi ha fornito immagini molto vivide. Mi chiedo quale di questi sia il tuo preferito? C’è tra loro un Daniele in incognito?
Filomena
No, direi di no, non c’è un personaggio che mi rappresenta, però
quando ho finito di scriverlo mi sono reso conto che oltre che ad
essere un romanzo sul potere e sull’Italia in cui viviamo era una
storia sull’ambizione, un sentimento rimosso in un Paese immobile, in cui la sopravvivenza e il mantenimento della posizione sono le
attività che impiegano la grande maggioranza del nostro tempo. L’ho scritto in un periodo in cui sono passato da un blog a venire inviato a fare dei reportage dai giornali nazionali, ma solo dopo ho
realizzato che il tema dell’ambizione era il legame più forte che
intercorreva fra me e il romanzo.
Sul modo, tutt’altro che lineare e pacificato, con cui questo tema
viene svolto rimando però al libro.

Daniele Rielli, Lascia stare la gallina, Milano, Bompiani, 2015

Foto: Pierpaolo Schiavone

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