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August 17, 2015

50X50x50 buone ragioni per riempire un forte d’arte piuttosto che di cannoni

Allegra Baggio Corradi

Torna nuovamente, fino al 12 settembre, la biennale mostra d’arte contemporanea ideata dall’artista Hartwig Thaler, che si propone di promuovere il dialogo tra visitatore e oggetto artistico attraverso un percorso interattivo e artisticamente stimolante. La presente edizione è incentrata sul tentativo di porre in evidenza la personalità degli artisti partecipanti attraverso le loro stesse creazioni. Nel corso di 50 giorni verranno presentate le opere di 50 artisti locali in altrettante sale espositive situate all’interno e all’esterno del forte di Fortezza; il tutto arricchito da un fitto programma di eventi collaterali. Tali eventi consentiranno di approfondire le tematiche affrontate durante la mostra attraverso dibattiti, proiezioni video, concerti, performance e simposi. Tra gli argomenti di discussione quest’anno: l’amore come sostituto della religione, l’incontro casuale di sei musicisti funky e i racconti dell’ecumene letteraria CASA NANG, nata proprio a Fortezza all’inizio di quest’anno e radicata nel terreno fertile del biennale appuntamento con 50x50x50.

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La totale libertà concessa agli artisti quest’anno ha contribuito alla creazione di una mostra singolare soprattutto per la sua spiccata ecletticità. Così diverse eppure dialoganti tra loro, le opere sono inserite all’interno del forte, in qualche caso arrivando a rendere le sue anguste salette confortevoli come il salotto di casa con tanto di televisore, libri, divani e foto ricordo.

50x50x50 è un’iniziativa sostenuta da aziende altoatesine che promuovono la produzione artistica locale e indirettamente alimentano il già diffuso interesse per i diversi linguaggi del contemporaneo. In una perfetta amalgama multiculturale e multilinguistica, 50x50x50 è una tra le iniziative culturali del nostro territorio che, seppur solamente alla sua terza edizione, meglio esprime in modo creativo, ma sempre con cognizione di causa, le 50 e più anime che vi convivono (un po’ come noi di Franz no?).

Dai cannoni alle opere d’arte, la trasformazione del forte si è rivelata un’operazione di autentica riattivazione di un sito culturale ormai non solo abbandonato, ma foriero di morte, di depressione culturale e avvallamento creativo. Allo stesso modo in cui Fies vive attraverso le performance di Drodesera e Casso si rigenera attraverso Dolomiti Contemporanee, il forte di Fortezza rinasce ogni due anni in corrispondenza dell’appuntamento con 50x50x50. Si può ben dire che l’arte abbia espugnato la fortezza senza neppure combattere una guerra riportando così in vita un luogo ormai abbandonato…e poi dicono che di cultura non si vive!

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