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August 10, 2015

Dolomiti Contemporanee
Quando il processo é più importante dell’opera

Allegra Baggio Corradi
In vista dell’allargamento delle sue già ampie vedute, Franz sonda territori inesplorati, ma non tanto diversi da quelli della sua Euregio incontrando il coordinatore del cantiere di conoscenza delle montagne veneto-friulane

Non ama gli epitaffi Gianluca D’Incà Levis, creatore di connettività creative e ideatore di Dolomiti Contemporanee (DC), ma non potrebbe essere altrimenti data la sua incessante lotta per trasformare le atrofiche Dolomiti veneto-friulane in un luogo d’incontri, scontri e racconti. Dopo più di un anno lo rincontriamo per conoscere l’evoluzione dei suoi infiniti progetti. Non si è trattato di un’intervista, ma di un racconto, lungo e stimolante che ha fatto nascere nuove domande, nuovi dubbi, nuove idee. Perciò quello che leggerete d’ora in avanti saranno una serie di pensieri, reazioni e agglomerati di parole dotate di significato (questo sta a voi deciderlo) in ordine sparso. Per essere esatti, una reazione verbale e totalmente arbitraria ad un concetto artificiale, ma radicato nel reale come quello di DC. Non una delle solite interviste domanda e risposta, ma un flusso incosciente di pensieri sparsi su ciò che è o potrebbe essere DC. Ricordatevi che mentre leggete queste parole nuova materia sta prendendo forma a più di 2000 metri d’altitudine, mentre sbadigliate passando in rassegna franz durante la vostra pausa pranzo, ci sono persone che stanno costruendo universi, nuove galassie del pensiero, nuove lune che è impossibile trafiggere con una stupida bandierina per autocompiacersi di essere dei pionieri dello spazio. Per capire veramente quello che state leggendo dovrete aprire gli occhi, alzare la testa e penetrare la materia con lo sguardo.

Per spiegare cosa sia DC non basta uno sterile articolino capace di incuriosire più persone possibili a recarsi a Casso o a Borca o che se particolarmente ben scritto, stimoli i pigri ad alzarsi dal divano per vedere delle opere in alta montagna. No, quello che si può fare per spiegare è non spiegare affatto. Forse, ma solo forse si potrà capire che DC è la lotta aggressiva contro una pratica, quella artistica, ormai ridotta a narcolessia cronica diffusa. Una risposta in cerca di una domanda, un processo non incapsulabile in alcuna fuorviante definizione. Cornice istituzionale, rete che collega curatori, artisti, critici, collezionisti, laboratori didattici e substrati socio-culturali autoctoni, ma alieni. DC è la dimostrazione di come l’arte possa (e debba) rappresentare il veicolo espressivo del pensiero critico, del pensiero forte. La forza dei luoghi, il loro passato, la loro storia, contribuiscono alla creazione di stimoli per la delineazione del suo avvenire. Dal rudere all’opera d’arte, tra le vestigia la performance, dal deserto all’oasi, dal camposanto all’orto. DC non produce litanie eco-spirituali o nostalgiche sulla montagna o sul paesaggio dolomitico. Tutt’altro. DC è un’indefinibile macchina di riflessione e connessione creativa, di poiesi artistica, di fecondazione intellettuale laddove la vita ha traslocato in luoghi altri, più vivibili, meno ostici, più facili, in definitiva morti.

Dolomiti COntemporanee

Fucina che produce pensiero, insieme di luoghi in cui la mente viva si ribella al corpo morto, asettico, atrofico. La montagna dolomitica non è una meravigliosa cornice che sottende allo sviluppo di un rapporto uomo-natura, ma un luogo opprimente in cui la mente è costretta a pensare. I due siti principali di DC sono in linea con il progetto di eversione, di sovversione intellettuale di un luogo fisico in cui portare non armonia, ma lotta, non divertimento, ma provocazione, non decoro, ma reazione, non sbadigli, ma domande. L’attività creativa muove di pari passo con la comprensione delle risorse del paesaggio delineando i confini di un universo, quello di DC, imperniato anche sulla coltivazione del concetto di economia del territorio; termine alquanto tecnico per indicare l’insieme delle attività di riattivazione di siti chiusi a causa dell’ignoranza e della cecità dell’uomo.

Niente filologia né autocompiacimento, niente presente solamente futuro. All’interno dei siti di DC non si aggirano fantasmi amorfi e privi di cervello che si spacciano per artisti contemporanei, il pavimento su cui camminano non è sedimentazione fossile. Solo individui cogitanti capaci di trasformare visioni e idee in forme (significanti) intrise di senso (significato). Operazioni all’interno di una rete di relazioni inter- e –extra terrestri al contempo. Ben si addice a questo travaglio gnoseologico il termine TERRAFORMAZIONE con il quale quest’anno DC si propone mediaticamente. Desunto dal vocabolario fantascientifico, il concetto enfatizza la volontà, la necessità, l’imperatività di un imprevisto culturale che susciti riflessione. Gli artisti diventano così i nuovi astronauti, esploratori di spazi insondati e profeti di una filosofia dell’azione, della lotta contro l’inerzia e l’atarassia intellettuale.

Levis D'Incà

Mi dispiace che quest’articolo non spieghi cosa sia DC, ma sono sicura che il dubbio sia il propulsore del pensiero e che il non avervi raccontato come una giornalista provetta, il calendario degli eventi di DC sia in verità un modo per spingervi a scoprirlo da soli, ad andare dove tutto nasce, dove pensiero e azione diventano uno. Il vostro dubbio feconderà la creazione di senso e senza neppure accorgervene sarete contagiati dal filosofare sotto forma di arte che DC propone e impone a coloro che intendono produrre pensiero dandogli una forma. Una cosa la voglio fare però ovvero dirvi cosa DC NON è:

un partito politico che si spaccia per una collettiva artistica
un museo
una mostra
una collezione
un centro sociale
un complesso edilizio
un’impresa iconoclasta
un’ecumene artistica
un centro congressi
un asilo per artisti in cerca della propria infanzia creativa
un parco giochi montano
un camposanto
un luogo commemorativo
un luogo del dolore
un centro di ritrovo
una tavola calda
un luogo di contemplazione
un eden pacifico
un ritrovo per scalatori
un laboratorio di scavo archeologico
un centro di studi geologici
una colonia estiva
un centro di riciclaggio d’idee
una malga per montanari pigri e chiacchieroni
un cinema per masse di pseudo-intellettualoidi mesmerizzati
un centro commerciale all’aperto per la compravendita d’arte
un ecosistema intoccabile da proteggere
un eremo per manichei criptici e auto-compiaciuti

Ora sta a voi decidere se produrre nuovo senso o lasciarvi cullare dalla nenia di Gretel salutando le caprette in alta montagna. Se però non avete capito nulla di quello che ho scritto, ma volete solamente sapere quello che succederà a DC nel prossimo futuro ecco il link.

 

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