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May 15, 2015

Soap Opera allo Stabile: intervista con Galatea Ranzi

Mauro Sperandio
Fino a Domenica 24 Maggio, sul palcoscenico dello Comunale di Bolzano, va in scena Soap Opera, testo e regia di Cesare Lievi. Solo la vedova del Presidente potrà raccogliere l'eredità politica del marito, ma solo dopo aver convinto sé stessa. Di questo e di altro abbiamo parlato con la protagonista Galatea Ranzi

Il testo di Soap Opera mette in evidenza alcuni degli aspetti più laceranti dell’esistenza: l’essere, il dover essere, il voler essere. Come vive questi dilemmi la protagonista?

La protagonista è un donna che ha già una posizione di grande rilievo e vuole scalare le vette del successo e del potere personale, al tempo in cui si svolge la vicenda si trova ad un passo dal diventare presidentessa di una Nazione. In questo momento così importante emergono però la sua fragilità, le incertezze, i dubbi; guardandosi allo specchio tutto ciò che sembrava certo viene rimesso in discussione.

Cesare Lievi Soap Opera

Chi assiste la vedova del presidente in questo momento cruciale?

Le figure che la circondano, la balia -che è in qualche modo è una parte di lei stessa- e la giovane donna che impersonifica la protagonista venticinque anni prima fanno sì che le sue incertezze vengano fugate. La balia vuole rassicurarla darle forza e farle credere in se stessa, mentre lei si trova davanti ad un’incertezza enorme. Credo che il testo disegni molto bene la situazione di chi ha la responsabilità di gestire la vita e il destino di tanti altri; per quanto debbano apparire sicuri agli occhi della gente, allo stesso momento si trovano -cosa umanamente comprensibile- tra mille dubbi ed incertezze.

Ranzi Lievi

La vecchia balia che assiste la protagonista in questi momenti sembra una figura quasi materna, rassicurante come una madre, ingombrante come una madre…

Come una madre la incita, la esalta e pretende da lei che non abbia tentennamenti, anche se sono insiti in tutti gli esseri umani. Il lavoro dell’attore penso consista proprio nella capacità di mostrare queste fragilità, che sono di tutti. Le madri si dividono in due grandi categorie: le esaltatrici dei propri figli e quelle che li smontano; la balia è un’esaltatrice ingombrante, entusiasta.

La vedova -per quanto sincero sia il dolore per la perdita del marito- studia l’immagine del suo lutto. La donna politica studia la sua “maschera politica”. Galatea Ranzi, attrice, esperta di “maschere” e personaggi come guarda alla teatralità della vita?

La politica stessa è spettacolo, le analogie tra teatro e politica sono tante e la cosa è un po’ inquietante; i politici sono costruiti, seguiti e condizionati in quello che dicono a scapito dell’autenticità.
Quanto alla vita di tutti i giorni, sicuramente ognuno di noi ha molte sfaccettature ed è un’espressione di intelligenza sapersi porre in un modo piuttosto che in un altro a seconda delle circostanze e degli obbiettivi. Quando ciò diventa eccessivamente innaturale, forzato, artefatto si perde la verità. Quando la protagonista incontra la se stessa di venticinque anni prima, capisce di aver messo da parte alcuni aspetti della sua personalità che la vedevano giocosa, spensierata, libera, scegliendo un ruolo importante ma difficile da sostenere, dimostrando quanto sia importante l’equilibrio.

Cesare Lievi Bolzano Soap Opera

Lei è una donna molto impegnata nello spettacolo e, essendo madre di tre figli, anche nella vita domestica. Se lei fosse un uomo, nessuno le farebbe notare la cosa. Quali sono i pregiudizi che ancora resistono?

Questa differenza  di trattamento persiste ancora, non credo però sia del tutto sbagliata, in quanto è nella natura umana e animale che il legame con la madre sia più fisico ed istintivo. Noi madri, dunque, soffriamo un po’ di più. Lavorare però non è un optional, si lavora anche perché è necessario. Sono molto felice di poter fare il mestiere che amo, questo i miei figli lo capiscono e sono solidali con me, non facendomi pesare il tempo che dedico al lavoro. Una volta si diceva che gli attori dovrebbero essere orfani e sterili, mi domando però chi metta più passione in questo mestiere: chi rinuncia ad avere figli per lavorare, oppure chi continua a lavorare nonostante abbia dei figli. Personalmente io non sono mai soddisfatta, perché quando lavoro mi sembra di trascurare i miei figli e quando sono con i miei figli mi sembra di trascurare il lavoro; non riuscirei però a rinunciare a nessuna delle due cose. Credo in ogni caso che sia importante trasmettere ai figli l’importanza del proprio lavoro e dell’impegno profuso. Dell’importanza di questo aspetto della vita parlano la Bibbia e la Costituzione, qualcosa di vero deve esserci.

Fino a  Domenica 24 Maggio, Teatro Comunale di Bolzano (Teatro Studio) “Soap Opera”, testo e regia di Cesare Lievi, con Galatea Ranzi, Dorotea Aslanidis, Sara Putignano, Letizia Tonoli.

Foto: Tommaso Le Pera

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