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December 15, 2014

“Stupidi giocattoli di legno”
Analisi seria di un gioco che fa sul serio

Mauro Sperandio

Scrivere un libro sullo skate non è un gioco da ragazzi, il bolzanino Flavio Pintarelli nel suo “stupidi giocattoli di legno” racconta la storia della tavola con quattro ruote attraverso testimonianze di nomi illustri del settore, si addentra negli aspetti sociologici, non annoia con quelli tecnici e riesce ad incuriosire pure chi -tra ponti e canali- di skateboard ne ha visti pochi…

A pochi giorni dalla presentazione ufficiale di questo “libro con le ruote”, ho incontrato Flavio. 

“stupidi giocattoli di legno”, valeva la pena scrivere un libro su questo “giocattolo” che è lo skateboard? 

Beh, visto che rivolgi questa domanda all’autore del libro è piuttosto improbabile che la risposta possa eesere diversa da <<Sì, valeva la pena scrivere un libro sullo skate>>. Risatine a parte, scrivere di skate è qualcosa che volevo fare da parecchio tempo, per cui ne valeva sicuramente la pena dal punto di vista personale, per restituire qualcosa ad una cultura che mi ha dato molto.
Ne valeva la pena anche da un punto di vista commerciale, perché non esisteva un prodotto analogo nel panorama editoriale italiano. Infine, ne valeva la pena perché scrivere un libro è un modo per conoscere gente e situazioni nuove prima, durante e dopo che lo hai scritto. Per cui sì, in definitiva, ne è valsa davvero la pena.

Nel tuo libro parli dello skateboard come medium, come uno strumento per appropriarsi dello spazio urbano. In cosa, se lo è, lo skate è diverso da un paio di pattini o da una bicicletta?

È molto semplice, lo skate non è solo un semplice attrezzo perché ci coinvolge in un rapporto “affettivo” con esso. È più di un utensile, è una protesi che controlliamo grazie ad una grammatica tattile, fatta di carezze e sfregamenti, vagamente erotica o onanistica. Possiamo avere lo stesso rapporto con un paio di pattini o con una bicicletta, non è che questo essere medium sia un attributo ontologico esclusivo della tavola. Solo che con la nostra bici, se la usiamo prevalentemente come mezzo di trasporto, è più difficile avere un rapporto del genere, anche perché non la usiamo per dare vita ad un gesto tecnico e creativo allo stesso tempo. O almeno non sempre e non in maniera generalizzata._POA1563_mod1_s (1)

Com’è il mondo da sopra una tavola? 

Da sopra una tavola si vedono più o meno le stesse cose che si vedono normalmente, solo che le si vedono più velocemente o con l’occhio di chi cerca qualcosa nello spazio che lo circonda e non solo con l’occhio di chi questo spazio lo attraversa come se fosse alieno da lui.

Per quanto lo skateboarding sia diffuso e accessibile, la comunità degli skater sembra mantenere un’immagine di tribù chiusa. È davvero così? 

Senza dubbio sì. Lo skate è una sottocultura e come tutte le sottoculture ha bisogno di differenziarsi da ciò che sta attorno a lui usando codici estetici e linguistici ben precisi. Per cui è assolutamente vero che gli skater possono apparire come una “tribù chiusa”, ma la chiusura è solo apparente. Basta avvicinarsi alla tavola con autenticità e la chiusura svanisce. 

Nel tuo libro si parla di skate con immagini e per immagini. Leggo poi della consuetudine a farsi riprendere durante l’esecuzione dei tricks (evoluzioni, acrobazie) e penso all’estrema discrezione di molti climber. Considerata la componente “ribelle” del mono skater, trovo curioso questo “narcisismo di iconoclasti”… 

Di sicuro lo skate ha un’estetica e un immaginario ribelle, d’altronde è una sottocultura e come tale cerca momenti di rottura. Come ogni sottocultura ha grande attenzione per l’estetica -pensa ai punk o ai dark e a quanti hanno influenzato la moda di questi movimenti- e quindi per l’immagine.
Non c’è contraddizione, anzi. Mentre il paragone coi climber lo trovo poco centrato, il cinema e il documentario d’alpinismo, così come la fotografia – penso a Comici, ad esempio, che si portava attrezzature fotografiche pesantissime per documentare le ascensioni- fanno parte della disciplina da sempre. Come lo skate, anche l’alpinismo è un’attività altamente cinetica e gli strumenti per la produzione di immagini sono perfetti per rendere conto di queste attività. Senza contare che i video e le foto sono fondamentali nel circuito sportivo e commerciale a cui sono legate queste attività per quanto riguarda sponsorizzazioni e carriere professionisti.

Flavio Pintarelli insieme al giornalista Luca Barbieri presenterà ufficialmente “Stupidi giocattoli di legno” alla Weigh Station for Culture di Bolzano (Piazza del Grano) il giorno 17 Dicembre alle ore 18:00.
Vi faranno entrare anche senza skate.

stupidi giocattoli di legno, Flavio Pintarelli, ed. Studio X, Milano 2014

Foto: Andrea Pozzato

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