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November 12, 2014

Sanguinare inchiostro. Andrea Castelli al Teatro Stabile di Bolzano

Mauro Sperandio
Teatro Stabile di Bolzano, dal 13 al 30 Novembre 2014. Testo a cura di Andrea Castelli, regia di Carmelo Rifici.

A cento anni dallo scoppio della Grande Guerra, Andrea Castelli, con i tratti vividi delle lettere dal fronte porta a teatro il dolore mai sopito, la pena di chi lontano dagli affetti, tradito dai superiori resiste nella trincea, sopravvive alla morte.

Andrea  Castelli, partiamo dalle fonti a cui ha attinto per la realizzazione del suo spettacolo. Lo scambio epistolare tra i soldati al fronte e le loro famiglie è ormai documentazione di pubblico dominio, tuttavia non credo si possa ignorare che esso sia nato in una dimensione familiare, di affetti nudi, privata. Come ci si avvicina a testimonianze così intime?

Sono sempre stato interessato al periodo storico e alle vicende della prima guerra mondiale. I racconti dei nonni – dai quali, ragazzino, fuggivo appena possibile – hanno sicuramente posto il seme di una futura curiosità. Ho letto avidamente autori come Musil, Remarque, Monelli e con grande interesse i diari dei Kaiserjäger trentini, perdenti non celebrati. Queste testimonianze sono venute alla luce relativamente di recente, nei primi anni Settanta sono usciti dai cassetti i diari le lettere che le famiglie fino ad allora avevano custodito, anche con imbarazzo, in alcuni casi vergogna.

Chi erano questi soldati-scrittori? Di che estrazione sociale?

Il Trentino era la provincia dell’Impero austroungarico con il più basso tasso di analfabetismo, scrivevano anche i contadini. Si tratta dunque di una scrittura che viene dal basso, rivoluzionaria perché dice quello che vede, senza retorica. Non si trovano formule pompose che invece riempiono le lettere degli Italiani, alfabetizzati solo nelle fasce più alte della società e già in confidenza con elementi che preconizzano la futura retorica fascista. Mi attirava questa differenza di scrittura e la sua funzione catartica, guaritrice, ed è su queste peculiarità che lo spettacolo insiste.Teatro Stabile di Bolzano © MoniQue foto - Monica Condini 2014SANGUINARE INCHIOSTRO“Sanguinare inchiostro”: Francesca Porrini, Andrea Castelli, Enrico Pittaluga, Emiliano Masala, Tindaro Granata, Christian La Rosa, Lucia Marinsalta

Come è vissuta dai Trentini la particolarità di essere stranieri tanto per gli Italiani, quanto per gli Austriaci?

I Trentini erao considerati infidi sia dall’Austria che dall’Italia, in loro è vissuta per anni una crisi identitaria, il non sentirsi né italiani né austriaci. La più parte dei Trentini arruolati a forza dagli Austriaci viene maltrattata perché parla la lingua del nemico, sono considerati possibili traditori e -cosa che non viene mai detta- sono impiegati nei fronti più pericolosi e lontani, nella sola Galizia ne muoiono 10.500

Nell’ascoltarla avverto in lei quasi una viva empatia con gli autori di queste testimonianze…

Ai miei tempi, da studente,  di queste vicende che hanno interessato la nostra terra e la nostra gente, nessuno ci ha mai detto nulla, si arrivava ai prodromi della Grande Guerra e si taceva di cosa era successo in casa nostra. Ho scritto questo testo per vendicarmi di questo silenzio, perché vedere i nostri ragazzi vestiti da Schutzen sfilare per fare le foto da mettere su Facebook mi fa cadere le braccia. Se i loro nonni fossero qui, li prenderebbero a calci nel culo.

La storiografia dei vincitori e dei vinti, salvo alcuni dati fondamentali ed oggettivi, descrive gli stessi eventi in modo diverso, secondo utilità, per difendere il proprio orgoglio. Ritiene che le lettere dal fronte esprimano, senza grosse differenze, un dolore che non conosce bandiera?

Sì, ci hanno imbrogliati, la guerra è una porcheria, non siamo considerati più uomini ma numeri, sono temi e formule che ritornano nelle testimonianze di tutti fronti, in tutte le guerre. Sono parole note, più che note, ma pare non destinate ad essere comprese e ricordate…

Foto in alto: “Sanguinare inchiostro” – Andrea Castelli, Enrico Pittaluga

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