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April 27, 2014

Welcome to Israel #02

Cristina Vezzaro



La strada che da Tel Aviv porta a Gerusalemme è l’A1, la strada principale che collega la mondana e vivace città costiera alla religiosa e secolare capitale del Paese. Il giorno che scelgo per percorrerla è il giorno della Pasqua cristiana.

Guidare, guidano male. Peggio di noi. E arrivare a Gerusalemme è un po’ come accerchiare l’ostacolo prima di affrontarlo, arrampicandosi lateralmente sulla montagna su cui sorge come fosse un enorme gigante impossibile da scalare in un tutt’uno, una fortezza da espugnare. Alle coltivazioni della pianura (carciofi, vigneti) si alternano poco a poco gli allevamenti di alberi fino a intravvedere in lontananza il bianco inconfondibile della pietra di cui è fatta Gerusalemme, nella parte più antica e nella parte nuova.

3Entrando in città si percorre una strada centrale che fino a non molto tempo fa, nella lunga e travagliata storia della città, è stata terra di nessuno presidiata dall’Onu. Da allora rimane la suddivisione: a est i quartieri arabi, a ovest quelli ebrei. Lo sguardo che passa dall’uno all’altro deve riunire, nel giro di pochi secondi, immagini che la mente ha imparato a categorizzare come estranee, nemiche. Qui, convivono. In qualche modo, convivono.

Il controverso tram elettrico che attraversa questi territori e che a tratti percorre l’altrettanto controverso nonché ultramoderno ponte-viadotto di Calatrava sembra sottolineare ancor più la dicotomia intrinseca alla città: antichità e modernità, Cristianesimo cattolico e ortodosso, Ebraismo e Islam, pace e guerra.

4La visita – imprescindibile – allo Yad Vashem, il Museo dedicato alle vittime dell’Olocausto, sospende ogni altra riflessione. L’edificio – simbolicamente collegato da due ponti che portano su un pianeta alieno e riportano a terra – ripercorre l’ascesa del nazismo e dell’antisemitismo fino agli orrori dell’Olocausto. Particolarmente impressionante il monumento di Moshe Safdie dedicato al milione e mezzo di bambini morti, migliaia di luci di candele che si riflettono all’interno di un gioco di specchi mentre una voce recita i nomi e l’età delle piccole vittime.

Da lì la vista spazia sul territorio che conta solo 800.000 abitanti (che però sono tanti per un Paese di soli 8 milioni) edificata solo sulle alture, poiché per legge nei numerosi avvallamenti deve restare il verde. E da lì si ritorna in città.

 

 

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