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April 14, 2014

HomeGrown Reviews. The Grand Budapest Hotel

Cristina Vezzaro

Titolo: The Grand Budapest Hotel

Regista: Wes Anderson

Di cosa parla: Anni ’30, un Paese immaginario dell’Est Europeo. Monsieur Gustave è il direttore di un hotel di lusso che ospita la grande nobiltà (per discendenza o per denaro) europea e intrattiene amabilmente le sue ospiti più anziane. Alla morte di una di loro ne è l’erede ufficiale, attirandosi le ire della famiglia intera. Fra prigione, peripezie e lezioni di vita, non riuscirà a salvarsi, ma lascerà a sua volta in eredità al suo giovane protégé Zero la propria esperienza.  Il film è stato Orso d’argento alla Berlinale 2014.

Cosa spacca: La fotografia, sempre eccezionale in Anderson: le simmetrie delle inquadrature, i colori, la recitazione di un cast stellare che Anderson sa mettere in scena come pochi: dal protagonista Ralph Fiennes al coprotagonista Tony Revoleri; e con eccezionali Tilda Swinton, F. Murray Abraham, Adrien Brody, Willem Dafoe, Jeff Goldblum, Harvey Keitel, Jude Law, Bill Murray, Edward Norton, Owen Wilson e chi più ne ha chi più ne metta; insieme ai francesi Léa Seydoux e Mathieu Amalric, entrambi presenti a loro volta con altri film francesi alla Berlinale 2014.

Cosa fa schifo: Ben poco.

Menzione speciale: 1) La capacità di Anderson di mettere in pratica il principio primo della narrazione: “Show don’t tell”, grazie a una regia e recitazione spettacolari. 2) La dedica a Stefan Zweig, a cui i nazisti bruciarono gli scritti nel 1933. 3) Il richiamo al senso di civiltà.

Consigliato a chi: A chiunque abbia un profondo senso dell’umorismo e sia in grado di cogliere la profonda ironia di molte delle scene, che parlano, con apparente leggerezza, di prevaricazioni e inciviltà e violenze.

Voto ponderato: 9 e 1/2.

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