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March 19, 2014

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Sara Masè

Titolo originale: Her

Regista: Spike Jonze

Di cosa parla: in un imprecisato futuro vicino-lontano, dove sembra che per gli esseri umani sia più facile parlare con il proprio sistema operativo che comunicare gli uni con gli altri, il sensibile e momentaneamente poco socievole Theodore lavora in un’azienda in qualità di scrittore di lettere personali per conto di terzi. Il migliore, praticamente.

Immerso in una routine piatta e malinconica, sarà quando installerà un nuovo sistema operativo evoluto e senziente sulla propria piattaforma informatica che la sua vita cambierà improvvisamente.

Cosa spacca: la risposta non potrebbe essere più facile : “tantissime cose spaccano in questo film!”

Innanzitutto, un sottile ironico e spiazzante umorismo caratterizza i personaggi. Si ride, si sorride, anche se magari a tratti il sorriso è amaro.

E’ o non è un film di fantascienza? Si parla di cyberspazio? In un modo naif e delicato, il regista ci conduce attraverso una visione del rapporto uomo-tecnologia senziente che, più che sul dilemma se le macchine possano essere umane, ci porta a riflettere su quanto del senso di “umanità” potremmo ancora imparare da qualcosa che dovrebbe essere“asettico”: un sistema operativo, se pur in evoluzione.

All’inizio del film, il protagonista maschile è in crisi perché non riesce a metabolizzare il proprio divorzio (occorre solo formalizzarlo con qualche firma…), e, proprio grazie alla particolare storia d’amore che nasce ed evolve e che lo vede coinvolto, riesce finalmente ad elaborare il lutto della fine del proprio matrimonio. Un altro messaggio che il regista riesce a infondere nella storia con sapiente maestria.

 

Cosa fa schifo: il doppiaggio (Micaela Ramazzotti) della voce femminile protagonista, Samantha, è deludente, soprattutto se messo a confronto con l’originale sensuale e perfetta voce di Scarlett Johansson della versione originale inglese. Non si capisce perché la scelta non sia caduta sulle doppiatrici “storiche” che hanno dato la voce, ad esempio, alla stessa Scarlett Johansson nei film dove compariva come attrice. Non è comunque drammatica la situazione: ci si può abituare, perché il film lo merita.

Menzione speciale: per aver saputo rendere credibile la professione scrittore di lettere personali in una vicenda dove tutto sembra condurre alla tecnologia. Proprio nella gradevole armonizzazione di opposti apparentemente inconciliabili sta uno dei punti di forza di questo film, anche se una domanda rimane in sospeso: torneranno davvero di moda i pantaloni a vita così alta (tipo Humphrey Bogart ne Il grande sonno…..)?

Consigliato a chi: non ha paura di premere “installa aggiornamento”.

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