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March 12, 2014

People I Know. Ivan e Franco: dalla passione per le “cose vecchie” nasce Trodele ed è subito amore

Anna Quinz

A pochi passi dal centro storico di Bolzano c’è un piccolo negozio di “cose vecchie”. Nel 2011 Franco Mantello (Rovereto, 44 anni, con un passato nell’abbigliamento) e Ivan Marinelli (Bolzano, 43 anni, dal settore turistico-alberghiero) hanno deciso di investire nella passione di sempre: l’antiquariato. È iniziata così la storia di Trodele (che ora ha anche un “fratello” a San Candido), un luogo affascinante, pieno di oggetti che arrivano dal passato, uno spazio in cui attardarsi per spulciare tra antiche tabacchiere, vasi, orologi da taschino, e mille altri oggetti carichi di quel fascino unico proprio solo delle cose che arrivano da vecchie soffitte, da cassetti a lungo chiusi, dalle case delle nostre nonne, da storie e vite che non smettono di lasciare un segno dietro di sé.

Perché avete deciso, intorno ai 40 anni, di aprire un negozio come questo? Le “cose vecchie” non sono per tutti…

Franco: con quest’attitudine ci nasci, è quasi una malattia, quando ti accorgi che stai meglio con le cose del passato che con quelle del presente. È nel DNA. Altri in un negozio così darebbero i numeri: questi sono oggetti carichi di emotività. O sei portato, e con queste cose ci convivi e dialoghi, oppure non puoi pensare di avere un’attività come questa. E se lo fai, non pensi ai quattrini. Arrivi a questo perché hai prima di tutto la curiosità che ti porta a chiederti quando, come e perché un certo oggetto è stato fatto. E poi naturalmente devi avere conoscenze e competenze, non è semplice capire e interpretare materiali e stili di centinaia di anni fa. Dunque, tutto questo lo fai solo se c’è amore, sennò non staresti mai per 10 ore in un posto così (senza riscaldamento, peraltro, per non rovinare nulla).

Come trovate gli oggetti che vendete?

Ivan: abbiamo la fortuna di essere in una posizione tale per cui la gente – in questi tempi particolari – viene e ci propone i propri oggetti. Noi poi selezioniamo e diamo un valore, insieme al proprietario, sapendo che dietro a ogni oggetto c’è un forte valore affettivo. Interessante per noi è far rivivere gli oggetti, che altrimenti sarebbero rimasti in soffitta a prendere polvere.

Vi fate raccontare le storie che stanno dietro a ogni cosa? Qualcuna che vi è rimasta particolarmente impressa?

Ivan: questa è la cosa più interessante, perché rende l’oggetto più prezioso, gli dà un valore unico. Quando il proprietario riesce a raccontarci la sua storia, noi a sua volta riusciamo a ri-raccontarla al compratore e questa trasmissione di storie è molto importante.

Franco: le storie sono tante e anche su un piccolo oggetto resto addosso parte dell’anima di chi lo ha posseduto. Noi, insomma, vendiamo storie perché sappiamo che questi sono oggetti superflui. Ma se uno viene da noi non compra una semplice tabacchiera o uno specchio intagliato, compra la sua storia. La storia che colpisce di più quella della persona che a un certo punto della vita resta sola e decide che, piuttosto che lasciare che oggetti frutto di una vita vengano dispersi, è meglio passarli a noi.

Per molti però è difficile avvicinarsi e pensare di possedere oggetti appartenuti a persone ormai defunte…

Franco: se è vero che gli oggetti ci sopravvivono, la questione diventa filosofica. dipende dal rapporto ognuno ha con la morte. Se la morte non ti spaventa, l’oggetto appartenuto a un morto non ti fa paura, anzi rappresenta la memoria, e ti fa capire che una volta finita la vita, non sei passato senza lasciare un segno. E questo per me è bello.

Chi è il vostro cliente tipo?

Ivan: stiamo osservando che i giovani si stanno riavvicinando alle cose vecchie. Abbiamo clienti di tutte le età, ma per noi il cliente giovane è importante perché porta alla conservazione della storia. Vediamo che sempre più riesce a valutare le cose, riscoprendo i materiali, le lavorazioni. Se la crisi porta a riscoprire i valori dell’artigianalità, le vecchie professioni, ben venga. Avevamo perso questa capacità di osservazione, abituati agli oggetti mordi e fuggi. E se ora si riscopre il passato, è un bene. Noi poi abbiamo scelto di presentarci in modo amichevole e questo fa sì che la gente entri in negozio con tranquillità, solo per fare un giro. È importante aprire le porte di un mondo – dell’antiquariato – che prima era riservato e chiuso. Siamo diventati un punto di incontro per i bolzanini che amano le cose vecchie, e anche un po’ psicologi: le persone si confidano, passano a portarci da mangiare, ci chiedono di aiutare a spostare la lavatrice…

Gli oggetti del passato di ogni zona geografica raccontano la storia specifica di quel luogo. Voi cercando oggetti, entrando nelle case, avete scoperto qualcosa dell’Alto Adige che non sapevate?

Franco: una cosa che mi ha sorpreso è il legame con il sacro cuore. Non avrei mai immaginato che fosse così profondo il senso religioso dell’Alto Adige. È un tema che ricorre in tantissimi oggetti, non c’è casa che abbiamo visitato che non abbia almeno un sacro cuore o un crocefisso. E questo non è di tutte le regioni.

Ivan: a me invece ha stupito scoprire che nelle case altoatesini ci siano oggetti all’altezza di quelle delle grandi città. Abbiamo trovato, inaspettatamente, oggetti davvero molto particolari.

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