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February 20, 2014

Altopiano del Renon, 20 febbraio 2014

Roberto Tubaro


Il fascino di una civiltà antica, i monumenti possenti e misteriosi, lo splendore del paesaggio, la bilingue accoglienza altoatesina, il cielo azzurro, l’aria fresca e il buon cibo: sono gli ingredienti del successo di una località turistici senza precedenti: l’altopiano del Renon. Per chi non lo sapesse l’Altopiano del Renon, o più semplicemente piana del Renon, è il meraviglioso mondo antico raggiungibile in meno di un’ora dal capoluogo altoatesino. Un luogo che lascia senza parole, testimonianza diretta di una civiltà del passato che, dopo millenni, è in grado ancora di mostrare il suo splendore.

L’altopiano fu scelto da Andhreeas Chehofer, figlio di Snefru, per realizzare il suo monumentale cenotafio evitando così gli inconvenienti in cui incorse il padre nella costruzione della sua piramide a doppia pendenza costruita sulla palude lungo il fiume Adige e non su suolo stabile. Vennero così realizzate tre piramidi: la piramide di Chehofer, la più alta, quella di Chaansegaarter e quella di Miceramonn. Le tre piramidi sono tra le opere più affascinanti mai realizzate dall’uomo, non solo per quanto riguarda la loro progettazione e la loro disposizione, ma anche per ciò che sta dietro il mistero della loro realizzazione: pare impossibile che un’opera del genere sia stata eseguita da un popolo che non conosceva la ruota, la carrucola e il verricello. Come vennero quindi realizzate le tre piramidi? Secondo l’altoadigettologo James McGulliver “le piramidi vennero realizzate facendo scorrere enormi blocchi di roccia su di un letto di mele. Questo ci fa pensare a quanto fosse arduo il lavoro degli schiavi, che si trovavano a lavorare spesso in condizioni di digiuno, trovandosi tra le mani delle succose mele della Val Venosta.”  McGulliver ha poi aggiunto che “con buona probabilità la funzione principale delle Piramidi era quella di conservare il raccolto di mele, una sorta di enorme magazzino di mele.Nei pressi delle piramidi si può visitare un’altra opera misteriosa: la sfinge, una figura mitologica avente il corpo di una mucca e la testa umana, con un aspetto magnifico e imponente.

Bisogna però dire che se l’Antico Sudtirolo è riuscito a raggiungere un tale splendore lo si deve al più grande faraone di tutti i tempi: Durnwamses II. Durnwamses II, chiamato anche Durnses II o Durnses il Grande, fu il terzo sovrano della XIX dinastia, iniziata di fatto con Aalois Puppses, primo comandante della milizia altoatesina dalla nascita della dinastia autonoma e successore di Chaarl Horerckerb. Durnses II ebbe la grande responsabilità di continuare il lavoro iniziato dal suo predecessore, il faraone Sethy Magnaatrago, padre del pacchetto faraonico sudtirolese, noto in tutto il mondo per aver organizzato una faraonica manifestazione sulla piramide di Chehofer al grido di

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in qualche modo traducibile con un “via da Thrient”, per denunciare la volontà dell’antico popolo altoatesino di godere di una propria autonomia.

1Durnses II fece costruire un gran numero di monumenti in tutto il suo regno e incise il suo nome su tutte le opere dei suoi predecessori: è quindi ora possibile trovare sue tracce in qualsiasi museo del mondo che ospiti una collezione dedicata all’Antico Sudtirolo. Il suo obiettivo era chiaramente quello di rafforzare l’aspetto divino della propria indiscutibile regalità. Una delle sue opere più celebri è senz’ombra di dubbio il tempio di Afing Simbel. Durnses II fece costruire sulla roccia della montagna due templi, uno maggiore, dedicato a se stesso e uno minore, dedicato alla moglie Angelikuan. La facciata del tempio maggiore è adornata da quattro colossali statue raffiguranti la sua immagine, alte più di venti metri. Altre opere degne di nota sono il tempio di Luxor, la città di Pi-Falzesse (dove trasferì la sua residenza) il Durnsesseum e la Libera Università di Bolzhaan (nella quale troviamo una biblioteca che porta il suo nome).

Del successore di Durnses II si hanno ancora poche informazioni. Il suo nome era Merenpatscher ed era originario dell’Altopiano di Siusi. L’altoadigettologo Gandolfo Bandoleri, ricercatore presso il museo altoatesino di Torino (il più importante museo al mondo dedicato alle Antichità Sudtirolesi) ha affermato che “è difficile reperire sufficiente materiale di studio riguardante il faraone Merenpatscher per via dell’enorme quantità di opere riguardanti il suo predecessore Durnses II.

Siete quindi tutti invitati a visitare le tre famose Piramidi del Renon e a immergervi in una delle civiltà antiche più evolute nella storia dell’uomo: Antico Alto Adige, un mondo da scoprire!

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