Addio Mr. Philip Seymour Hoffman

03.02.2014
Addio Mr. Philip Seymour Hoffman

Quando ieri si è diffusa la notizia della morte di Philip Seymour Hoffman, un’enormità di gente ha partecipato con sgomento alla tragedia: era una figura amata da molti, l’eterno non protagonista dalla statura del protagonista assoluto, quel viso e quel corpo così caratterizzanti e così camaleontici al tempo stesso, immancabile firma di molti film.

Che Philip Seymour Hoffman sia morto di overdose, è una notizia tristissima. Che ancora si muoia di eroina nel 2014 sembra quasi anacronistico.

Ma anacronistica è proprio la sua morte. Per noi quarantenni, quello che da una certa età in poi diventa inevitabile, nel caso di un nostro coetaneo risulta un inaccettabile tradimento, un segno crudele del destino che tutti sappiamo attenderci, ma più un là.

Quella di Philip Seymour Hoffman è la morte di Marylin Monroe, è la morte di Diana d’Inghilterra. Tutte morti segnate dalla tragedia, già in vita, tutte vite segnate da una profonda solitudine, al di là delle apparenze.

Eppure è proprio quella profonda solitudine che Philip Seymour Hoffman portava sullo schermo e per cui lo abbiamo tanto amato: per la sua capacità di dare un volto a quell’abisso incolmabile che si avverte nelle persone più sole. Che potesse esserci empatia con i suoi personaggi, lo avevamo intuito. Che le conseguenze potessero essere reali, ci era sfuggito. Ed è questo che ci sembra inaccettabile. 

Piangiamo Philip Seymour Hoffman e piangiamo una parte di noi. Ci mancherà nelle sale perché era un grande. E perché era una parte del nostro presente che se ne va troppo presto.

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