Marco e Mara, intepreti intensi de “La scelta”. Storie ignorate, da non ignorare più

Marco e Mara, intepreti intensi de “La scelta”. Storie ignorate, da non ignorare più

Marco e Mara, intepreti intensi de “La scelta”. Storie ignorate, da non ignorare più

A Rovereto ha aperto lo SmartLab, uno spazio destinato ad attività ricreative e culturali organizzate dai giovani: sale prove, bar, salone per serate musicali, teatrali, feste.

Su facebook ricevo l’invito per una serata di teatro civico e decido di andare a curiosare. Trovo un salone pieno come un uovo, pare ci siano oltre trecento persone e mi colpisce l’eterogeneità di un pubblico transgenerazionale, vario e vivace.

Lo spettacolo si intitola “La scelta” ed è alla sua 309° replica. I due interpreti, Marco Cortesi e Mara Moschini, sono – manco a dirlo – decisamente giovani e entusiasti. Portano in scena un lavoro che, partendo dal libro “I giusti nel tempo del male”, racconta episodi scelti tra quelli registrati dall’autrice, Svetlana Broz, nipote del generale Tito, durante la guerra nei Balcani.

la sceltaLo spettacolo parla di una guerra dimenticata, ignorata; è un coraggioso impegno civile, è il tentativo di “fare memoria nel tempo dei reality” mi spiegano Marco e Mara prima di immergersi, ancora una volta, nel ritmo serrato di monologhi e dialoghi. Il conflitto nei Balcani, precisa Marco nel prologo dello spettacolo, vanta tre drammatici primati: è la guerra con il maggior numero di vittime civili sul totale dei caduti, con il maggior numero di vittime italiane dal dopoguerra e con il più lungo assedio della storia, quello di Sarajevo, durato quasi quattro anni. Una guerra, recente e lontanissima intrisa di fanatismi etnici, che trasformò il territorio della ex Jugoslavia nello scenario di un conflitto senza precedenti. Per la maggior parte di noi, con questa guerra i concetti di pulizia etcnica, genocidio, massacro divennero spaventosamente attuali e non più relegati ai libri di storia.

Marco e Mara narrano storie insolite, le più ignorate di una guerra di per sé caduta troppo velocemente nell’oblio; sono le storie dei giusti, di coloro che, a rischio della propria vita, scelsero di salvare altre vite. In uno spettacolo lungo, ricco di colpi di scena, che qualcosa ruba ai ritmi dei programmi televisivi e che si serve pertanto di un linguaggio e di una ritmica accessibile a chiunque, i due interpreti si assumono il rischio di essere talvolta didascalici, preferibile, sostengono, al rischio di non essere compresi. Ne scaturisce un lavoro emotivamente coinvolgente che invita alla riflessione su quale sia il ruolo dei singoli all’interno di una collettività, su cosa significhi scegliere, anche quando sembra che non ci sia scelta.

“La scelta” racconta storie meravigliose di fratellanza e solidarietà, nate – inattese – nel ventre dell’orrore.

la scelta“Perché raccontare la meraviglia di questa guerra? A cosa ci servono questi esempi di positività?” chiedo ancora. E loro, saggi, rispondono: “La negatività è dovunque, se ne saziano i telegiornali, annichilisce le persone e anche durante la guerra è servita per alimentare la percezione del male. La positività è, al contrario, il punto di partenza per la riconciliazione, per guardare avanti, per sovvertire il caos. Oggi come ieri.”

Ecco, a me incontrare due ragazzi con queste convinzioni, che decidono di dedicarsi alla cultura in senso civico (prossimo progetto sul Ruanda), emoziona tanto quanto le storie che hanno scelto di raccontare. 

Tutte le informazioni sullo spettacolo, sugli autori e su come organizzare altre repliche sul sito www.marco-cortesi.com sul quale è anche possibile acquistare il libro+dvd dello spettacolo, edito da Erickson.

 

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