Rosengarten

September 25, 2013

E Paolo? – Tutto ciò che è antico, un tempo era nuovo, tutto ciò che è nuovo un giorno diventerà antico

Sven Koe
Bruna Maria Dallago Veneri
Die Autorin Brunamaria Dal Lago Veneri und der Blogger Sven Koe haben in den vergangenen Wochen ihre Archivschränke durchsucht. Zum Vorschein kamen zwei Tagebucheinträge, in welchen das Wirtshaus Löwengrube am Zollstangenplatz eine wesentliche Rolle spielt. In den historischen Dokumenten kam auch die Figur eines gewissen Paolo S. zum Vorschein – wer aber war er?

Löwengrube, Wirthshaus seit 1543 – Fossa dei Leoni dal 1543

Cinquecento anni per questa osteria che una volta si chiamava Zollwirtshaus, Osteria alla Dogana, a causa del dazio che commercianti e viaggiatori dovevano pagare prima di entrare nel territorio cittadino. Di nuovo Comune di Bolzano dal 1911. 
Osteria importante quindi, luogo di incontro, come tutte le osterie. Luogo dove si beve, si mangia, ci si scambia opinioni, pensieri, si maturano progetti e, anche, luogo oscuro di  accordi, sedizioni …

Dal diario di G.B. Viktor von Trappmann, notabile tirolese, direttore della scuola di Fassa e giudice popolare alla Tor  de Vich:

Bolzano, Bozen, Bauzan, 13 settembre 1913

Eccomi a Bolzano, son a Bauzan, come dicono i miei Fassani. È un incontro fisso per me. Solo sceso da Vigo di Fassa attraverso il Passo di Costalunga, poi a Stoaniccia, San Valentino, Nova Taliana Welschenofen. Strada lunga e fascinosa. Una parte dell’orrida Val d’Ega dove il torrente ha scavato la sua strada. La strada fu ufficialmente inaugurata nel 1860. Il collegamento tra la città e i comuni di Nova Ponente, Nova Levante e Ponte Nova portò nuove ricchezze, consentendo l’inizio di un intenso e fiorente commercio con Bolzano. Quando, nel 1896, fu inaugurato il Grand Hotel Carezza la strada raggiunse rilevanza internazionale.
Personaggi famosi come l’imperatrice Sissi, il politico Sir Winston Churchill, la scrittrice di gialli Agatha Christie e lo scalatore e regista Luis Trenker sono solo alcuni tra coloro che visitarono questa regione di montagna.
Negli anni di guerra la strada fu preparata per scopi bellici. I molti bunker, oggi murati, non furono però mai usati. Sorprendente è quanto queste entrate siano ben nascoste: solo un occhio molto attento può accorgersi della differenza tra la roccia naturale e quella riprodotta artificialmente per mimetizzare le entrate.

Ora mi trovo alla Locanda della Fossa dei Leoni (nome nuovo, in un certo senso. Una volta sia chiamava Alla Dogana, che sia in omaggio alla “cattolicità” dei bolzanini? O piuttosto al loro spirito critico?)

Ci   incontriamo regolarmente, dicevo. A me serve come “termometro” in terra altra degli umori dei miei protetti. I fassani che si incontrano qui, al limitare dell’abitato di Bolzano, sono pitores, pittori stagionali, ma anche Eisenboneri, lavoratori della ferrovia o lavoratori della strada delle Dolomiti che diventa sempre più importante come mezzo di penetrazione di idee e novità.  Nella splendida conca dolomitica entra  gente che parla più lingue  come è obbligo nell’Impero austro-ungarico specialmente per i lavoratori delle ferrovie o per i commercianti. Molte lingue e molti cuori.  Fra i miei amici serpeggia un nome. Tutti aspettano Paolo, ma chi è Paolo. Non lo saprò mai. Come non saprò mai quali sono i sentimenti di appartenenza dei fassani. Non capisco mai bene cosa li leghi a Bressanone, cosa a Trento. Il loro dovrebbe essere un mondo diverso un mondo di bellezza, anche se sono tempi di carestia e di brutti pensieri.  Questa sera aspettiamo Tita Piaz de Pavarin, la famosissima guida alpine. Lui è parente, anche se alla lontana, della mia prima moglie Tonia de Bora di Vigo. È nato nel 1879, due anni più vecchio di me. Sa bene iI tedesco e l’italiano e, credo altre lingue. Sua madre Caterina ha fatto la “kramera”, la commerciante ambulante, nelle valli tirolesi. Come le donne fassane, buonissime imprenditrici (vedi al Maria Piaz, sorella del Tita, la Mare del Pordoi) , sono veramente aperte alle novità. I passi sono luoghi di passaggio, non chiusure, naturalmente. Questi miei anni di “servizio” come insegnante e poi giudice popolare a Vigo, mi hanno aperto molti orizzonti. Temo si profilino tempi oscuri, almeno politicamente. Che il buon Cecco Beppe sia sempre meno amato è un fatto. Certo la sua splendida Sissi e la sua passione per gli Ungheresi e altra cosa. L’altro giorno ho visto sventolare una bandiera in Fassa. Credevo fosse la bandiera ungherese. Era quella italiana. Questa sera i tavoli della Fossa dei Leoni sono tutti pieni. C’è un gruppetto di “tedeschi” che parlano con Elisabeth, la Kelnerin. È chiaro che chiedono di noi. Fra I miei fassani scivola la parola “spioni”. Io mi sento un fedele servitore dello stato, ma…

Il diario si interrompe. Poco tempo dopo ci sarà la Guerra, l’ultima Guerra romantica, la prima Guerra moderna. Il fronte, per noi, saranno le montagne e lassù si scontreranno da nemici, uomini che per secoli sono stati vicini, spesso amici. 

Le ideologie romperanno la pace delle cime scavando buche profane, trincee e odio.

G.B.Viktor von Trappmann, convinto dagli ideali irredentisti di personaggi come Tita Piaz cambierà se stesso e il suo nobile nome in Speri Trombon. Lascerà Fassa e si recherà a Trento dove viene annoverato fra gli irredentisti. Una notizia tragica e curiosa, ma non so cosa c’entri. Ho ritrovato un personaggio con questo curioso nome Speri Trombon in una cronaca del 1923-24.  A Guerra conclusa dunque.  Cito: Nasce a Brunico il Ginnasio “Generale Antonio Cantore”. 

“Il prof.cav G.Roberti, allora addetto al Provveditorato agli Studi, ora preside della Real Scuola complementare di Trento, venne ai primi di ottobre 1923 a Brunico per iniziarvi le pratiche necessarie per l’apertura del nuovo istituto, che nel dettaglio venne curata dal direttore della Scuola elementare italiana cav. G.B.Viktor Speri Trombon.” 

Perché mi chiedo? Perché? E poi ci si meraviglia del Wastl di Brunico? 

Brunamaria Dal Lago Veneri

Löwengrube Bozen

Aus dem Tagebuch von Ben E. Koe, 14. September, 1913

Heute war ein außergewöhnlich warmer Septembertag. Dennoch spazierte ich mit zwei reizenden Damen, die ich im Zug kennengelernt hatte, durch Bozen. Wir wollten die Stadt sehen, die schon John Most auf einer seiner frühen Reisen vermerkte, wir wollten die Gegend sehen, wo Pierre Ramus seinen Militärdienst ableistete.
Auf die Frage nach einem Lokal, in welchem ein antiautoritärer Wind wehte, bekamen wir von einem feinen Herrn am Bozener Obstplatz zu hören: „Hier gibt es keine Anarchisten, höchstens ein paar Anhänger von Marx. Und ein paar Künstler…“ Wir schlenderten weiter, die Laubengasse Richtung Zollstangenplatz, um die alte Gastwirtschaft Löwengrube aufzusuchen. Meine Begleiterinnen bevorzugten den Spaziergang fortzusetzen und so trafen wir die Vereinbarung, uns in wenigen Stunden in der Künstlerkneipe Batzenhäusl zu treffen. Ich sollte dort zwischen 5 und 6 Uhr einkehren, auch wenn es – wie sich später herausstellte –  nicht dazu kommen sollte.
Selbstbewusst stellte ich mich alleine an die Theke der Löwengrube, bestellte Magdalener und lauschte den Italienisch sprechenden Männern am großen Tisch neben dem kleinen Fenster. Eine Stunde nach dem Mittagsläuten bestellten sie Polenta mit Käse und tranken genauso roten Magdalenerwein. Sie lachten, diskutierten, sangen. Ich wurde neugierig, verstand aber kaum etwas von dem, was sie sprachen. Plötzlich hörte ich die Namen der Anarchisten Giovanni Rossi und Errico Malatesta, konnte aber nur spekulieren, worüber die Männer sich lautstark unterhielten. Gemeinsam mit der Kellnerin lugte ich zum Stammtisch der obskuren Gestalten, allesamt keine Bauern, keine Bozener Kaufleute, keine Pfaffen und vielleicht doch Tiroler. Die mir außerordentlich sympathische Kellnerin – ich nannte sie Josefine, auch wenn sie Elisabeth hieß – brachte mir Glas um Glas und übersetzte mir dies und jenes, sodass ich wenigstens erahnen konnte, worüber gesprochen wurde. Als plötzlich sechs der sieben Männer das Wirtshaus verließen, kam der eine, der übrig geblieben war, zu mir und fragte mich in meiner Muttersprache: „Sie wollen uns ausspionieren? Sie sind ein Spion?“ Ich verneinte, lud ihn auf ein Glas Rotwein und wir setzten uns. Nachdem ihn mein revolutionärer Geist beeindruckte, folgten noch weitere Gläser, im ständigen Austausch der uns beiden ans Herz gewachsenen Elisabeth (Josefine), die wie am Fließband vermittelte, übersetzte, uns ihre Sichtweisen nahelegte und unsere Sichtweisen kommentierte. Unser Gespräch fand fast kein Ende und so schlug Paolo vor, dass wir uns in aller Freundschaft, am 14. September des darauffolgenden Jahres, in der Löwengrube erneut zusammensetzen sollten und Josefine (Elisabeth) vermerkte die Vereinbarung auf einem Blatt Papier. Die beiden Freundinnen, mit denen ich mich im Batzenhäusl treffen wollte, werde ich hoffentlich morgen wieder sehen, am Bahnhof, wenn nichts dazwischenkommt. Aber was soll schon dazwischenkommen? 

Abschrift des Vermerks: Zwölfmalgreien, 14. September 1913.
Der Anarchist Ben. E. Koe aus Schaffhausen, der Bahnarbeiter Paolo S. aus Trento und Elisabeth (Josefine) aus Gries vereinbaren hiermit schriftlich, sich am 14. September 1914, zur gleichen Zeit am selben Ort zu treffen. Sie werden die drei besten Bücher mitbringen, die sie in den kommenden Monaten lesen werden. Und sie werden darüber reden, bei Magdalener, Polenta und Cigaretten. (Sofern nichts dazwischenkommt.)
 

Transkription: Sven Koe

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